Una sinistra “affettuosa”

Più progressisti, ma divisi: così i Dem americani provano a ripartire. Dalle urne delle primarie sono usciti vincenti candidati socialisti, ambientalisti, populisti. Premiata l’attenzione ai temi sociali ed esteri. È questo il collante della nuova sinistra, che ha sostituito il linguaggio identitario degli ultimi decenni con una politica fatta di prezzi, asili nido, assistenza sanitaria, salari e bollette. I nuovi candidati parlano di tassare i grandi patrimoni, ampliare i servizi pubblici, ridurre la spesa militare e spostare risorse verso scuole, famiglie e infrastrutture. (“Avvenire” – Elena Molinari – New York)

Dai democratici Usa sembra arrivare un invito a spingere sull’acceleratore del progressismo a costo di perdere per strada qualche zavorra di moderatismo. Non conosco le dinamiche socio-politiche degli Stati Uniti, ma ritengo che sia opportuno riflettere su questo indirizzo applicabile anche alla sinistra italiana.

Matteo Renzi sostiene che in Italia e nel mondo esistono strutturalmente due sinistre distinte e inconciliabili per idee su economia, energia e politica estera. È il concetto delle due sinistre. Secondo la visione espressa da Matteo Renzi, la divisione riflette visioni culturali e programmatiche profonde: una sinistra riformista, liberale, moderata e atlantista (ispirata al riformismo europeo e ai democratici americani moderati); una sinistra più radicale, movimentista o populista (segnata da posizioni diverse su giustizia, esteri ed economia). L’argomento viene usato per rimarcare l’eterogeneità dell’alternativa di governo e la distanza su nodi cruciali come la politica internazionale.

Non so se si tratti della scoperta dell’acqua calda, anche se a volte serve capire da dove viene l’acqua calda. La sinistra italiana è da una parte dilaniata dalla corsa, a volte strumentale, verso il radicalismo ideologico: chi lo punta in senso pacifista (il no alle armi all’Ucraina), chi lo porta sul terreno dei diritti civili (soprattutto in riferimento al mondo LGBT); dall’altra parte è tormentata e stiracchiata dalle sirene centro-moderate. Su tutto prevalgono interessi squisitamente elettorali in cerca della combinazione giusta per battere la destra o magari solo per conquistare il potere.

Credo che in questo momento storico i cittadini-elettori non siano molto interessati alle questioni identitarie, ma alle soluzioni concrete dei problemi. La destra sta trascinando il Paese verso un terreno di scontro sul tema della sicurezza tout court, impostandolo come totem ideologico e non come sintesi sociale.

La sinistra farebbe un gravissimo errore a rincorrere gli umori populisticamente alimentati dalle cronache, virando su un riformismo all’acqua di rose prospettato da un centro più perbenista che moderato, più opportunista che propositivo. Sembra che ci sia più paura di perdere i voti che impegno a conquistarli.

Non è il momento degli equilibrismi, ma delle scelte coraggiose. La nostra Costituzione, che sembra stare a cuore agli elettori italiani, non è un esercizio di equilibrismo, ma un esempio di compromesso ai livelli più alti. Si parta di lì per costruire accordi tra le due sinistre, non per occultare le differenze, ma semmai per valorizzarle, evitando gli errori delle passate fusioni a freddo, per rivitalizzare le ispirazioni ideali e per offrire ai cittadini un’alternativa di governo credibile e concreta.

Norberto Bobbio ha definito l’identità della sinistra attraverso il valore fondamentale dell’eguaglianza. Nel suo famoso saggio Destra e sinistra del 1994, sosteneva che la sinistra si distingue per la volontà di ridurre le disuguaglianze tra gli uomini, a differenza della destra che le ritiene naturali o ineliminabili. Gli esponenti della sinistra provino almeno ad esercitarsi su questo canovaccio, tentino convintamente di tradurre il valore dell’uguaglianza in scelte politiche a livello nazionale ed internazionale.

Spero che la mia non sia soltanto una mozione degli affetti, un’espressione della retorica classica che significa l’arte di commuovere, toccare il cuore o suscitare sentimenti profondi (come pietà, rabbia o simpatia) in un pubblico o in un giudice. Vista così mi va comunque bene…