C’è poco da meravigliarsi, tutti i cerchi di regime prima o poi si stringono: tutte le scuse sono buone per silenziare o comunque sottoporre a controllo la potenziale protesta. La scusa è sempre quella di prevenire i reati, mentre in realtà si vuole esorcizzare il conclamabile dissenso. L’equivoco tra lotta alla delinquenza e compressione delle libertà finisce nella criminalizzazione della protesta.
Ampliare l’uso del riconoscimento facciale (integrandolo con l’Intelligenza artificiale) per aiutare le forze dell’ordine non solo a punire crimini gravi, ma anche a prevenire. In piazza, allo stadio oppure a un corteo. Lo prevede un decreto legislativo che recepisce l’Ai Act europeo, dopo l’accelerazione impressa dal Governo in commissione Politiche europee al Senato. Contrarie invece le opposizioni, che temono profilazioni di massa dei cittadini: il testo prevede infatti la possibilità di usare l’Ia per identificare cittadini presenti anche a normali manifestazioni, sia pure solo a certe condizioni. Tra i punti controversi c’è in particolare l’articolo 8 che disciplina l’uso di sistemi di Ia per l’identificazione biometrica remota in tempo reale di persone in luoghi pubblici da parte delle forze di polizia. (“Avvenire” – Redazione romana)
In questo provvedimento legislativo non ci vedo chiaro, ci puzza di bruciato. «Non ci vedo chiaro!». Così diceva il radiologo a mio padre mentre gli stava facendo una lastra allo stomaco. «A crèdd, rispose mio padre, a ghé scur cme la bòcca d’un lòvv!». Alla fine il responso fu che il mio genitore era sano come un pesce. Qualche mese dopo mio padre dovette farsi operare: aveva ben tre ulcere che stavano degenerando… L’oscurità dell’ambulatorio non aveva evidentemente aiutato il radiologo.
«Che si usi la tecnologia per individuare e fermare i criminali è positivo, ma che si utilizzi l’Ia per fare una profilazione di massa dei cittadini che partecipano a eventi politici è totalmente inaccettabile», attacca Angelo Bonelli (Avs). Mentre per Riccardo Magi (+Europa) «da Fratelli d’Italia a Grande fratello d’Italia è un attimo». È «un altro mattoncino dello Stato di polizia», incalza il dem Filippo Sensi. Per il centrosinistra, infatti, si tratterebbe di un modo per aggirare il modello cinese di “sorveglianza generalizzata”, bocciato anche dall’Ue. (ancora “Avvenire” – Redazione romana)
Non sono solito vendere il cervello ad alcuno, sono geloso della mia autonomia di giudizio e non sposo aprioristicamente le tesi della sinistra a cui peraltro faccio riferimento culturale, sociale e politico da tutta la mia vita. Mi permetto comunque di essere perfettamente d’accordo con le perplessità espresse da questa area politico-parlamentare. C’è poco da dire, in Italia e non solo in Italia ci puzza sempre più di regime. Ci sarebbe molto da fare prima che sia troppo tardi.
