La pace nei sepolcri dei Fakir

Quando mio padre commentava la morte di una persona di cui non si riusciva a trovare la causa e per la quale non si individuava nemmeno l’esecutore materiale dell’eventuale delitto, concludeva sarcasticamente: «As védda che quälcdòn al gà preghè un cólp…».

Temo che possa succedere per la morte di Abderrahim Fakir: si fa un gran parlare di questo fatto, sulla sacrosanta ricerca della verità aleggia la pregiudiziale difesa dell’operato della polizia, nell’altrettanto sacrosanta protesta per un clima repressivo di caccia alle streghe si inserisce lo sfogo violento contro la violenza del potere, nello scontro politico si insinua la propaganda securitaria fine a se stessa, nella battaglia civile si teme che possa nascondersi la tentazione anarchica.

Un uomo vivo entra nell’inquadratura e pochi minuti dopo è morto. Si chiamava Abderrahim Fakir. È accaduto a Bologna, nel quartiere Pilastro: Fakir era a terra, ammanettato, immobilizzato da due agenti, mentre un altro uomo gli teneva ferme le gambe. Intorno, secondo le immagini diffuse, c’erano operatori sanitari. Un video non è mai tutta la verità. Non racconta ciò che è avvenuto prima, non stabilisce da solo la causa della morte, non sostituisce l’autopsia, le testimonianze, le comunicazioni radio, le riprese delle bodycam. Ma nemmeno è niente. Quel video mostra un uomo che chiede aiuto. E mostra che, poco dopo, quell’uomo non è più vivo. (MicroMega – Iacopo Benevieri)

Prima ancora di capire come è morto Fakir, mi chiedo il perché la polizia entri a gamba così tesa in situazioni che dovrebbero essere affrontate con molta più calma. Non era il caso di chiedere l’intervento degli assistenti sanitari prima di immobilizzare quello “strano” soggetto? Non era meglio tenere sotto controllo la situazione con un certo distacco per verificare il perché dell’eventuale emergenza a livello di ordine pubblico? Non ci sono stati precipitazione e protagonismo associati a scarsa professionalità di tutti gli intervenuti?

Ecco perché non basterà l’autopsia a fugare dubbi, ecco perché la verità non verrà mai a galla, ecco perché prevarrà il retro-pensiero di non delegittimare la polizia, ecco perché la difesa del quieto vivere varrà la morte di un Fakir qualsiasi e prevarrà sulla difesa delle persone border line. La verità galleggia nell’aria repressiva che tira a livello legislativo, politico, sociale e culturale.