L’Italia dei “like” a Giuseppe Barboni, il manager giustiziere che ha pestato un migrante in strada. A San Benedetto del Tronto un seguace del generale Vannacci ha aggredito un uomo di origini irachene che stava bloccando la strada con la bici. E il Paese si divide tra chi parla di “squadrismo” (la politica) e chi invece applaude il gesto (ben 459mila followers).
Mentre la politica e i media che la contornano si esercitano col risiko Vannacci per vedere di nascosto l’effetto che fa sui partiti e i loro equilibri elettorali, la società assorbe come una spugna il “liberi tutti” proveniente dalla cultura dell’insofferenza ammantata di falsa sicurezza.
Non mi preoccupa l’improbabile marcia su Roma di “Futuro nazionale”, ma quella sulle coscienze sparse nel Paese, che trovano sollievo nelle risposte ingiuste, fuorvianti e sbrigative ai problemi reali, seri e complessi. In questo senso non è da sottovalutare il fenomeno Vannacci, che cavalca l’attacco all’inconcludenza dei vertici capaci di niente e fomenta la rivolta dei cittadini capaci di tutto.
In giro iniziano a esserci un po’ troppi giustizieri della notte. C’è chi pattuglia la stazione Termini filmando i disperati che la assediano, chi invece va oltre prendendoli a sprangate. Sul Garda, a Peschiera, l’ormai tradizionale “adunata di maranza” quest’anno non c’è stata. Accanto ai blindati della polizia, dopo le tensioni dell’anno scorso, sono spuntati anche ragazzotti di estrema destra per tenere alla larga i giovani nordafricani in vena di provocazioni. E a Verona, dal 10 al 13 settembre, si terrà “Alla festa della rivoluzione”, evento fortemente identitario il cui titolo è tutto un programma. Tira insomma una brutta aria, da fermare il prima possibile. Senza evocare fascismi o buonismi, semmai affrontando seriamente la questione dell’ordine pubblico e dell’integrazione degli immigrati. Temi complessi e certamente fuori stagione, però. Più facile continuare a “scrollare” i social sotto l’ombrellone e applaudire chi sceglie le vie brevi. (“Avvenire” – Marco Birolini)
Non mi interessa più di tanto capire se e come la destra risentirà elettoralmente dello schiaffo vannacciano, non mi diverte gufare sulla sua eventuale prossima sconfitta dovuta ai voti in neofascista uscita, non mi entusiasma la prospettiva di una sinistra che lucra sulle disgrazie socio-culturali della destra, mi preoccupa l’aria avvelenata e irrespirabile che tira nel Paese e non solo nel Paese. Da un clima del genere non uscirà niente di buono.
Urge tornare ai valori fondanti del nostro vivere civile per tradurli nella politica. In questo senso va benissimo l’espressione “alleanza per la Costituzione” quale nome proposto dal leader del M5S Giuseppe Conte, e successivamente adottato dalle altre forze di centrosinistra (PD, Avs), per definire e rilanciare il “campo largo”. Sì, allarghiamo il campo della politica e soprattutto evitiamo che venga infestato dalla zizzania delle menzogne, seminata in mala fede e magari confusa in buona fede col grano delle verità.
