Il muro contro muro tra centrodestra e centrosinistra è ormai totale e riguarda temi percepiti come distanti dalle reali esigenze dei cittadini. Lo scontro della settimana è quello sulla Rai, con le dimissioni di massa delle opposizioni dalla Vigilanza. L’altro scontro che sta diventando un tunnel è quello sul Covid, con la Commissione divenuta un vero terreno di battaglia. Ma si parla di fatti accaduti anni fa, mentre il Paese oggi fa i conti con il ritorno della benzina ai prezzi “di mercato” e con i costi del riarmo che potrebbero incidere sulla fiscalità generale. E su questi terreni molto più popolari non solo Vannacci, ma ora anche Di Battista, stanno conducendo una campagna sfiancante. L’ex parlamentare M5s per contarsi e girare il territorio sta raccogliendo firme per abolire il finanziamento pubblico ai giornali. Come lui stesso ha ammesso, è una sorta di pretesto per capire se la sua associazione, “Schierarsi”, può «provare a portare avanti battaglie all’interno delle istituzioni». E così come Meloni sinora ha etichettato Vannacci come una «sponda della sinistra», non c’è dubbio che presto Schlein e Conte inizieranno a indicare Di Battista come “amico occulto” della destra.
Intanto però le estreme si muovono, fanno rumore, mentre i due centri dei due poli sembrano in stallo. Il rinnovamento di Forza Italia auspicato da Marina Berlusconi non trova riscontri nei sondaggi. Mentre la gamba moderata o riformista del centrosinistra a oggi è un’addizione di sigle che si parlano poco e male: Renzi è piazzato lì con la sua Casa riformista che però ogni giorno deve fare i conti con veti trasversali, lì in quello spazio ci sono anche Progetto civico di Onorato, Più Uno di Ruffini, i socialisti, Più Europa, aggregazioni locali. Uno spazio senza nome, già accusato di essere solo un cartello elettorale. E anche questo aiuta Vannacci e Di Battista. (“Avvenire” – Marco Iasevoli)
Effettivamente la battaglia politica, pur toccando temi importanti come la Rai, il Covid e finanche la legge elettorale, viene percepita dalla pubblica opinione come stucchevole divagazione partitica. In questo deserto tematico trovano facile terreno di predica gli estremisti di destra e sinistra, che rinfacciano ideologicamente ai rispettivi schieramenti la lontananza dai veri problemi della gente.
Alle certe e crescenti sparate demagogiche di Roberto Vannacci da una parte e a quelle tutte ancora da sperimentare di Alessandro Di Battista dall’altra il centro-destra e il centro-sinistra rispondono con la paura di scoprire i loro vuoti pneumatici a livello di contenuti e col goffo tentativo di coprirsi le spalle al centro, inseguendo i moderati tutti da inventare anziché rispondere ai radicali tutti da ascoltare.
La vuota ma decifrabile leadership meloniana è in difficoltà e tenta di rifugiarsi nel vittimismo a livello internazionale, riuscendo persino a piangere sulla spalla europea; la impalpabile leadership della sinistra è tutta presa dalla ricerca del campo su cui giocare anziché occuparsi del gioco a cui giocare (sembra uno scioglilingua…).
Il rischio è che continui imperterrita l’emorragia della disaffezione al voto e/o che il voto tenda a insterilirsi nell’estremizzazione sempre meno ideale e sempre più ideologica: l’antipolitica che porta ai populismi rispondenti ai sentiment dell’estremismo menefreghista di stampo fascista e della contestazione globale di impronta grillina.
Mentre a destra si riesce sempre e comunque a trovare la quadra di regime, a sinistra ci si impantana in attesa di tempi migliori, nella speranza che Giorgia Meloni imploda, che lo spillo Vannacci possa far scoppiare la pallonessa gonfiata o addirittura che Trump porti alle estreme conseguenze le baruffe melonotte. Purtroppo persino l’Europa (leggi soprattutto il vuoto equilibrismo impersonificato da Ursula Von der Leyen) viene paradossalmente in soccorso dell’euroscetticismo meloniano.
La destra parte avvantaggiata in questa gara allo sfascio: ha una leader da operetta, ma ce l’ha. La sinistra è senza leader e senza programma di governo, non riesce nemmeno a sfruttare il recente e invitante assist referendario e non può che sperare nei miracoli di papa Leone, nella resistenza di Sergio Mattarella e nei ritorni di fiamma con Mario Draghi.
