La prima giorgiagallina che canta ha fatto il vannacciuovo

Il volo degli stracci fra Trump e Meloni è da considerare come una lite da pollaio fra il gallo onnipotente e la gallina recalcitrante oppure, anche se su scala minore, una vera e propria kermesse diplomatica, dove la premier italiana, che ha finto finora di contare qualcosa, mostra inesorabilmente tutta la sua debolezza politica personale associata a quella nazionale consistente in condizionamenti di vario genere ai limiti del ricatto.

La situazione del governo italiano si sta oltre tutto surrealmente complicando: trattati come becchi da Trump e bastonati da Rutte, segretario generale della Nato (o viceversa), il quale sostiene che ci sia stato un sostegno europeo all’azione militare Usa contro l’Iran, con migliaia di voli partiti da basi europee in supporto alla missione Epic Fury. Per l’Italia si tratterebbe di 500 aerei Usa decollati dalle basi americane in Italia. Allora chi ha ragione? Trump che si lamenta dell’indifferenza italiana o Rutte che la trasforma in surrettizia partecipazione al conflitto? La posizione di Giorgia Meloni nel contesto internazionale sta diventando un autentico rompicapo pirandelliano: bacchettata pesantemente da Trump e osannata dall’ambasciatore Usa in Italia Tilman Fertitta in un’intervista rilasciata a Sky Tg24.

“Penso che il Primo Ministro Meloni abbia fatto un lavoro eccellente qui in Italia per quasi cinque anni. Ha portato l’Italia a diventare un leader mondiale e gode di grande rispetto. E penso che gli italiani siano molto intelligenti e continueranno a prendere le decisioni giuste nella loro leadership. Posso confermare che abbiamo un accordo bilaterale con l’Italia da decenni, in base al quale ci sosteniamo a vicenda, e ho sempre visto entrambe le parti rispettare i propri impegni. La relazione tra Italia e Stati Uniti è forte. È normale che due leader abbiano un piccolo disaccordo, ma per chi sono i due protagonisti diventa un grande disaccordo. Ma tutto si sistemerà”.

Comunque sia il rapporto con Trump si è guastato e qualcuno (vedi dibattiti a “otto e mezzo” su La 7) pensa che Trump abbia tempo e modo di fare pagare cara a Giorgia Meloni questa virata a livello internazionale (dalla difesa di papa Leone ai distinguo sulla guerra in Iran), intravedendo una vendetta a livello di “Sigonella bis” di craxiana memoria o addirittura di un “lei la pagherà cara” di kissingeriana memoria antimorotea.

Altri momenti storici, altra caratura politica dei personaggi: resta comunque la volontà degli Usa di punire i trasgressori di un certo ordine internazionale di assoluto gradimento americano. Se la trasgressione avviene ad opera di amichetti o amichette qualsiasi, la vendetta diventa un gioco da ragazzi.

Tempo fa scrissi che Trump non avrebbe esitato ad usare e gettare nella spazzatura Giorgia Meloni nel momento in cui non fosse rientrata più perfettamente nei suoi schizofrenici disegni. Qualcosa del genere sta succedendo: Giorgia Meloni gliene sta offrendo occasioni su un piatto d’argento, anche se sta disperatamente tentando di smarcarsi dalla letale morsa trumpiana. È tardi!

Gli Usa non hanno mai avuto scrupoli nel servirsi al riguardo di personaggi fantoccio: sarà il caso di Roberto Vannacci? Sarà lui a fare da testa di ponte per la tattica anti-italiana di Trump e della sua cricca. Un ex-militare, un personaggio di estrema destra, un antieuropeista, un razzista riveduto e scorretto: il pedigree sarebbe perfettamente in ordine per creare grossi problemi a Giorgia Meloni, alla quale non resterebbe altro che piangere sulla spalla di Sergio Mattarella e votarsi agli amici-nemici europei.

E chi avrebbe mai pensato che la Meloni potesse cadere dal quarto piano del neofascismo nostrano in combutta con quello trumpiano. Staremo a vedere le sue prossime mosse: si illuderà di ricucire lo strappo con Trump facendo il distinguo tra il rapporto Meloni-Trump e quello Italia-Usa? Non la ritengo capace di questa complessa e impegnativa strategia. Darà per persa la partita e si attaccherà alla sponda europea contando sul mal comune mezzo gaudio nella Ue? Tutto sommato non ha il cinismo indispensabile per simili giravolte internazionali.

Il berlusconismo trovò la sua tomba a livello internazionale: le risatine ironiche di Merkel e Sarkozy, le strizzate d’occhio fra Napolitano e Obama, la freddezza di fare un passo indietro al momento giusto. Non vedo possibili attuali analogie. L’Italia finirà in una casa-famiglia? Mattarella sarà probabilmente ancora al suo posto e starà a lui scegliere la casa-famiglia più adatta al nostro Paese, ma ci sarà comunque da soffrire. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.