Durante la solenne cerimonia del 25 giugno 2026 alla Camera per gli 80 anni dell’Assemblea Costituente, i presidenti Fontana e La Russa hanno evitato riferimenti espliciti ad “antifascismo” e “Resistenza”, concentrandosi invece sui valori della Carta Costituzionale e sul ruolo unitario delle donne e dei padri fondatori. Le opposizioni (in particolare il Partito Democratico) hanno contestato la scelta di non pronunciare le parole “Resistenza” e “antifascismo”, sottolineando che l’intera Carta Costituzionale è nata dai valori della lotta partigiana.
Me l’aspettavo, ma non per questo ho alzato le spalle. Che due delle massime autorità dello Stato abbiano una sorta di allergia rispetto ai presupposti fondamentali, storici, etici, culturali e politici, della nostra Carta Costituzionale, come l’antifascismo e la Resistenza, è un fatto gravissimo, oserei dire inaudito. Vergogna!
Non ho potuto evitare di pensare all’ulteriore condizionamento psicologico vannacciano, che la destra sta subendo nei suoi esponenti di primissimo piano. Se mai fosse così, la cosa sarebbe ancora più grave, un autentico e reiterato insulto, un continuato vilipendio di fatto alla Costituzione.
Tutti diranno di lasciare perdere e di concentrarsi sulle parole più che appropriate di Sergio Mattarella, che svolge alla grande i suoi compiti anche in queste celebrazioni, dando ad esse un respiro esauriente e coinvolgente.
Siamo proprio sicuri che basti volare alto per non incespicare in basso? Nei giorni scorsi si è scatenata la polemica su una dichiarazione di antifascismo richiesta ai partecipanti ad un evento editoriale. Qualcuno si sente chiamato in causa e fa fatica a pronunciarsi fuori dai denti. Sì, perché la lingua batte dove il dente duole. Basta un buon dentista? Mi hanno insegnato che a tenere in bocca i denti malati si rischia di diffondere l’infezione alla bocca intera.
“Se aveste vinto voi, io sarei ancora in prigione. Siccome abbiamo vinto noi, tu sei senatore.” Così il partigiano e senatore Vittorio Foa al senatore fascista Giorgio Pisano’. Vale a maggior ragione per Ignazio la Russa! Giorgia Meloni riesce a cavarsela un po’ meglio, ma la sostanza non cambia. A scoprire gli “altaroni” di tutti questi riciclati in un certo senso ci sta pensando Roberto Vannacci.
Un simpatico e schietto amico di mio padre, che non sopportava la falsità e l’opportunismo, quando alcuni personaggi ostentavano un opportunistico e comodo revisionismo, non si faceva pregare, li sbugiardava regolarmente sbattendo loro in faccia la scomoda verità: «Sta miga fär tant al furob, parché a t’ sér in-t-la milissia fascista con mi…». Forse il tanto vituperato Vannacci sta facendo una simile operazione verità. Forse, se fosse spuntato agli albori dell’attuale legislatura, non so se La Russa sarebbe diventato presidente del Senato…
