Il dialogo con il Papa, il dibattito sulle grandi questioni di oggi: ecco come funzionerà il Concistoro straordinario. Diffuso il programma dei lavori dei cardinali assieme a Leone XIV. Al centro le sfide del mondo attuale e l’attuazione del Sinodo. La partecipazione alla Messa per i santi Pietro e Paolo. Sarà un intenso momento di discernimento ecclesiale, scandito da preghiera, ascolto e confronto sulle grandi sfide del tempo presente. I cardinali, riuniti a Roma attorno al Papa Leone XIV, vivranno due giornate dense di lavori nell’Aula Paolo VI e nell’Aula Nuova del Sinodo, strutturate in quattro sessioni tematiche, oltre alle celebrazioni liturgiche e ai momenti di dialogo con il Pontefice. (“Avvenire” – Matteo Liut)
Parto da una barzelletta che la dice lunga sull’enigmatico ruolo dei signori Cardinali (così li chiamava papa Benedetto XVI).
“Dio Padre osserva, con attenzione venata da una punta di scetticismo, l’attivismo dei cardinali di Santa Romana Chiesa, ma non riesce a capire fino in fondo lo scopo della loro missione. Con qualche preoccupazione decide di interpellare Dio Figlio in quanto, essendosi recato in terra, dovrebbe avere maggiore dimestichezza con questi importanti personaggi a capo della Chiesa da Lui fondata. Dio Figlio però non fornisce risposte plausibili, sa che sono vestiti con tonache di colore rosso porpora a significare l’impegno alla fedeltà fino a spargere il proprio sangue, constata la loro erudizione teologica, la loro capacità diplomatica, la loro abilità dialettica, ma il tutto non risulta troppo convincente e soprattutto rispondente alle indicazioni date ai discepoli prima di salire al cielo. Anche Dio Figlio non è convinto e quindi, di comune accordo, decidono di acquisire il parere autorevole di Dio Spirito Santo, Lui che ha proprio il compito di sovrintendere alla Chiesa. Di fronte alla domanda precisa anche la Terza Persona dimostra di non avere le idee chiare, di stare un po’ troppo sulle sue ed allora il Padre insiste esigendo elementi precisi di valutazione, minacciando un intervento diretto piuttosto brusco e doloroso. A quel punto lo Spirito Santo si vede costretto a dire la verità ed afferma: «Se devo essere sincero, anch’io non ho capito fino in fondo cosa facciano questi signori cardinali, sono in tanti, ostentano studio, predica e preghiera. Pregano soprattutto me affinché vada in loro soccorso quando devono prendere decisioni importanti. Io li ascolto, mi precipito, ma immancabilmente, quando arrivo col mio parere, devo curiosamente constatare che hanno già deciso tutto!»”.
Cos’è il Concistoro? Si tratta di un appuntamento particolare della vita della Chiesa: un momento in cui il Papa riunisce il Collegio cardinalizio per confrontarsi su questioni ritenute di speciale rilievo, con un formato che unisce preghiera, ascolto, confronto e sintesi.
Faccio fatica ad accettare i vescovi nominati sostanzialmente dall’alto della Curia romana a presiedere le comunità diocesane, figuriamoci i cardinali…
Papa Prevost, che è stato nominato da loro, li vuole coinvolgere e unificare al fine di superare le difficoltà intervenute a livello di gerarchia durante l’innovativo pontificato di Bergoglio. Non riconosco ai cardinali alcuna legittimazione evangelica e teologica e non capisco da dove venga il loro potere-servizio all’interno della Chiesa.
«Dove sono le persone piene di generosità come il buon samaritano? Che hanno fede come il centurione romano? Che sono entusiaste come Giovanni Battista? Che osano il nuovo come Paolo? Che sono fedeli come Maria di Magdala? Io consiglio al Papa e ai vescovi di cercare dodici persone fuori dalle righe per i posti direzionali. Uomini che siano vicini ai più poveri e che siano circondati da giovani e che sperimentino cose nuove» (card. Carlo Maria Martini).
La mossa di Leone XIV è senza dubbio intelligente e mirante a bloccare sul nascere eventuali dissensi dottrinari e pastorali, purché non diventi una sorta di cappa burocratica sul suo pontificato, una prigione dogmatica frenante e condizionante. La Chiesa è gerarchica, ma non è una burocrazia…E poi attenzione a non pagare prezzi disgustosi all’unità come la recente lettera del Vaticano ai vescovi tedeschi in cui si sostiene che mai un’omelia liturgica possa essere tenuta da un laico. Non soffochiamo sul nascere la sacrosanta sete di novità e poi, come diceva papa Francesco, «per favore, che nelle vostre comunità mai ci sia indifferenza. Comportatevi da uomini. Se sorgono discussioni o diversità di opinioni, non vi preoccupate, meglio il calore della discussione che la freddezza dell’indifferenza, vero sepolcro della carità fraterna».
Attenzione anche a non ricadere nel dogmatismo assoluto in materia di suicidio assistito ed eutanasia: entrambe le pratiche sono considerate dal magistero papale come violazioni della sacralità e dell’inviolabilità della vita umana, dal concepimento fino alla sua morte naturale. Per pietà non ricadiamo nella rigidità ruiniana, che trovò il suo culmine nella negazione dei funerali religiosi al cristiano Piergiorgio Welby.
Il principio “prima le persone” è un tema centrale nel pontificato di Papa Leone XIV, che ha più volte ribadito come la cura, la dignità e l’ascolto degli individui debbano sempre avere la precedenza su schemi, burocrazia o logiche di potere. Ebbene non sono persone quelle che non riescono più a vivere dignitosamente oppresse da malattie inguaribili e da situazioni sanitarie irreversibili? Non meritano di avere il primato rispetto alle disquisizioni dogmatiche, che finiscono col “caricare gli uomini di pesi insopportabili senza toccare quei pesi nemmeno con un dito!” e che giustamente Indro Montanelli definiva “beghe di frati”?
Mia sorella, quando osservava le riunioni dei porporati a consulto al capezzale vaticano, sbottava e si lasciava andare sbrigativamente: “E se i signori cardinali, anziché spaccare in quattro il capello dottrinario, andassero a farsi il mazzo a servizio dei poveri…”.
Da sempre vedo con spirito critico questa sorta di doppio binario ecclesiale: quello struttural-curial-cardinalizio e quello episcopal-comunitario. Il papa deve destreggiarsi di conseguenza e quindi ho una mia originale idea riguardo all’atteggiamento papale verso la Curia e i cardinali con tanto di contorno di intrighi vaticani: Giovanni XXIII li sfidò gettando il cuore oltre l’ostacolo e affrontandoli nel campo aperto conciliare; Paolo VI soffriva, si macerava e poi si arrendeva all’impossibilità del cambiamento; Giovanni Paolo I somatizzò il dramma al punto da morirne in pochi giorni; Giovanni Paolo II se ne fregò altamente, andò per la sua strada, si illuse di cavare anche un po’ di sangue dalle rape (ne approfittò il cardinal Ruini per spadroneggiare…); Benedetto XVI ci rimase dentro alla grande e gettò opportunamente la spugna; papa Francesco puntò alle coscienze dei cristiani e degli uomini senza lasciarsi condizionare dalle strutture; per papa Leone è presto…
Quando constato come tanti papi siano diventati o stiano diventando Santi, mi viene qualche dubbio. Pur con tutto il rispetto, temo che nell’aldilà troveremo parecchie novità, riguardo alla nostra vita e a quella della Chiesa”.
Auguro buon lavoro ai signori cardinali, buona navigazione a papa Leone (lo vedo a suo agio nel bailamme mondiale, è presto per vederlo nei rapporti con le alte gerarchie vaticane e periferiche: forse sarà più facile affrontare Trump che i signori cardinali), comunque buon cammino evangelico ai cristiani.
Sì, che conta è il Vangelo!
Don Andrea Gallo, chiamato a rapporto in Vaticano per le sue posizioni assai spinte, si difese dicendo: “Io metto in pratica il Vangelo!”. Al che il porporato di turno rispose: “Se la metti su questo piano…”. “E su quale piano la dovrei mettere?” ribattè il pretaccio dei pretacci.
