Le battaglie politiche a tutto campo democratico

Non sarà ufficialmente il partito dei sindaci che ciclicamente fa capolino nel dibattito. Ma la sostanza è quella. «Abbiamo 10mila iscritti, 685 amministratori e 400 comitati civici da Bolzano a Caltanissetta», dichiara Alessandro Onorato, fondatore di Progetto civico Italia. L’assessore di Roma a Turismo, Sport e Grandi eventi presenta ufficialmente il partito al Palazzo dei Congressi dell’Eur, otto mesi dopo aver lanciato il progetto. L’obiettivo è creare la gamba “centrista” della coalizione di centrosinistra, definizione che non piace troppo all’assessore capitolino. «Il campo progressista è il nostro – dichiara Onorato -. Non ci definiamo un’ala moderata» quanto piuttosto «di “buon senso”». In sala tra gli altri ci sono Riccardo Magi (Più Europa) e il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. Il primo cittadino di Roma, Roberto Gualtieri, manda un messaggio. Ma soprattutto in prima fila ecco Giuseppe Conte ed Elly Schlein, spettatori non neutrali, dato che nel centrosinistra che sfiderà Giorgia Meloni alle prossime elezioni è ancora da risolvere il tema della leadership. (“Avvenire” – Gianluca Carini)

Nella geografia politica italiana spuntano in continuazione movimenti, che sfociano sbrigativamente in partiti. Ho usato il termine geografia, perché queste sono (quasi) tutte iniziative senza storia e spesso senza cultura di riferimento. Una sorta di dacci oggi il nostro movimento (o partito) quotidiano…

Discorso particolare riguarda “Futuro nazionale”, il partito promosso dal generale Roberto Vannacci, che si rotola suinamente ed orgogliosamente nella feccia: è sintomo di un grave malessere il seguito che sembra ottenuto e ottenibile. Un tempo, durante le manifestazioni di piazza, si urlava “fascisti carogne, tornate nelle fogne”: purtroppo le fogne ci regalano ancora qualche consistente e pericoloso residuo organico di fascismo. Problema della destra? Problema dell’Italia, dell’Europa e del mondo intero! Contro il fascismo ragion non vale e allora bisogna soltanto, dopo avere annusato la puzza, cercare di ripulire le fogne con le pompe delle idealità democratiche: lavoro che va fatto continuamente e non una tantum.

Giorgia Meloni si scandalizza se qualcuno osa richiedere una sorta di patente antifascista: sarebbe opportuno non chiederla solo ai partecipanti a manifestazioni e convegni, ma paradossalmente (?) a chi si candida alle elezioni politiche con la possibilità di ritirarla a fine mandato. Forse lei, come minimo, dovrebbe sottoporsi ad una revisione della sua.

Se a destra c’è Vannacci col suo futuro che sa tanto del peggiore passato, al centro c’è uno sgomitare notevole in cerca di visibilità e di protagonismo. Confesso di non capirne gli scopi. Moderazione? È un semplice modo di porsi di fronte alla realtà fintanto che non diventa conservazione dell’esistente. Riformismo? È un termine che significa tutto e niente. Centro? È un luogo in cui piazzarsi, magari comodamente, per estraniarsi dalla bagarre. Civismo? È la semplice coscienza dei propri doveri di cittadino, che dovrebbe essere il comune denominatore dei programmi di tutte le forze politiche.

La Democrazia Cristiana, come sosteneva Alcide De Gasperi, era un partito di centro che guardava a sinistra. I partitini, da Italia viva di Matteo Renzi ad Azione di Carlo Calenda a Più Europa di Benedetto Della Vedova e Riccardo Magi al neonato Progetto civico non si sa dove stiano di casa e dove guardino. A mio giudizio si guardano l’ombelico.

Progetto civico vuole disturbare la leadership di Elly Schkein, che si disturba già sufficientemente da sola? Vuole tirare la volata a Giuseppe Conte, che è scattato da tempo e rischia di imballarsi? Vuole candidarsi a fare l’elenco dei problemi da risolvere, che finisce con l’essere la sistematica elaborazione dell’ovvio? Vuole rimescolare le carte a sinistra stando in disparte e soffiando sul fuoco delle storiche divisioni? Vuole combattere il leaderismo strizzando l’occhio ai presunti leader? Vuole costringere i maggiorenti del PD a darsi una mossa politica adeguata in vista delle ormai vicinissime elezioni politiche?

Domande antiretoriche, cioè di cui non è dato conoscere risposta. Oltre tutto il tempo stringe, non si possono fare discorsi che richiederebbero tempi lunghi di approfondimento culturale, di riscoperta dei legami sociali, di rivisitazione della storia passata e recente.

L’unico movimento che mi intriga è quello promosso da Graziano Delrio, vale a dire l’associazione culturale e politica “Comunità Democratica”, nata per creare un’alleanza di idee che superi i confini del Partito Democratico, che miri a valorizzare l’impegno dei cattolici democratici e a promuovere la partecipazione attiva dei cittadini.

Perché esprimo, seppure timidamente, un certo interesse a questa iniziativa? Innanzitutto perché parte da un personaggio tutt’altro che arrivista ed esibizionista, dall’unico politico, per dirla con Elsa Fornero, veramente serio e credibile, che risponde al mio personale cliché. In secondo luogo perché ha come scopo la valorizzazione del patrimonio ideale ed esperienziale proveniente dall’impegno dei cattolici, i quali sono rimasti a becco asciutto nel PD, che doveva essere la fusione tra ex comunisti e cattolici, vale a dire fra le due correnti trainanti della democrazia italiana. In terzo luogo perché in questo momento storico solo la cultura cattolica può smuovere le acque stagnanti della politica a tutti i livelli, dalla pace alla giustizia sociale. In quarto luogo perché il mondo cattolico contiene fermenti e presenze molto significativi sul piano sociale, con le sue aspirazioni coniugate con l’impegno coraggioso e volontario che sa andare oltre la mera denuncia. In quinto luogo perché dai cattolici può venire una provocatoria spinta alla partecipazione giovanile che riesca a sbloccare la società imbalsamata nella sfiducia e nel disinteresse.

Niente centrismo, al contrario molto sbilanciamento verso le idee progressiste (tanto per fare un esempio, nessuna paura a rivedere i rapporti internazionali in chiave europeisticamente e diplomaticamente pacificatrice; niente moderazione ma, se possibile, eccesso di impegno politico e programmatico (tanto per fare un esempio, molto coraggio nel mettere mano ai nodi sociali della sanità e della scuola); niente riformismo ma radicalismo e rivoluzionarismo evangelici (tanto per fare un esempio, superare le ristrettezze di bilancio puntando ad aumentare le entrate fiscali, a razionalizzare le spese, a sostenere politiche innovative in campo ambientale); niente tatticismo ma uscita allo scoperto e senza le reti protettive del perbenismo (tanto per fare un esempio, nessuna paura a proporre un’imposta patrimoniale che colpisca veramente chi più ha e più deve contribuire al benessere di tutti).

Se è vero che le partite di calcio si vincono a centro-campo, se è vero che le elezioni politiche si vincono tatticamente coi partiti di centro, è altrettanto vero che la democrazia si difende e si sviluppa nelle battaglie a tutto campo.

Non so se questo discorso possa passare da un’autentica rifondazione del partito democratico, possa accontentarsi della formazione di nuovi equilibri interpartitici o intercorrentizi, possa prevedere alcune tappe intermedie per arrivare alla formazione di nuovi partiti politici.

La più grossa difficoltà riguarda i tempi stretti della politica. Occorrerà tanta capacità per coniugare l’urgenza del fare presto con la necessità del fare bene. In dialetto parmigiano si dice: prést e bén j stan mäl insèmma.