L’europeismo disarmato e disarmante di papa Leone

«Mai più la guerra» è il «grido» di Leone XIV che, come i suoi «predecessori», rilancia dall’aula magna dell’università La Sapienza di Roma visitata questa mattina. E, a pochi giorni dall’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica, cita la «Costituzione italiana» che sancisce il «ripudio della guerra» per evidenziare il pensiero «consonante», come lui stesso lo definisce, fra il magistero della Chiesa e la carta fondamentale della Penisola sul “no” alle armi. Non solo. Dalla maggiore università del continente, che annovera 125mila studente e oltre 3.500 docenti, il Papa critica l’Europa dove «nell’ultimo anno la crescita della spesa militare è stata enorme». Da qui il monito: «Non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune». (“Avvenire”)

Finalmente! Mi sento molto più sereno dopo avere ascoltato queste parole. Decisamente geniale il parallelismo tra la Costituzione italiana e il magistero della Chiesa. Parecchi anni fa questo coraggio lo aveva e lo manifestava il mio indimenticabile amico don Luciano Scaccaglia. Durante la celebrazione del Battesimo sull’altare venivano posti due riferimenti essenziali: la Bibbia e la Costituzione italiana. L’una chiedeva al cristiano la fedeltà alla Parola di Dio, l’altra al cittadino l’attivo rispetto dei principi democratici posti a base del vivere civile.

E pensare che questo, secondo i detrattori del cavolo (resisto alla tentazione di usare un termine volgaruccio che lascio alla facile intuizione del lettore), anche altolocati, voleva dire fare politica in chiesa. Che ottusità mentale e culturale! Erano stupende e geniali provocazioni esistenziali, che contenevano autentici trattati di teologia coniugata con la laicità dello Stato. Egli alla duplice appartenenza del cittadino credente alla Chiesa e allo Stato rispondeva con la duplice fedeltà al Vangelo e alla Costituzione, conciliando Chiesa e Stato nell’impegno concreto degli uomini e non sui principi astratti e sui compromessi giuridici o, peggio ancora, di potere.

Ma torno a papa Leone e al suo coraggio di esprimere un giudizio politico sull’Europa, che nessun politico ha l’ardire di manifestare: il riarmo non è giustificabile da nessun punto di vista. Dov’è la sinistra, dove sono i suoi esponenti a livello nazionale ed europeo? Non hanno credibilità in materia di pace.

In questi giorni i cattolici si interrogano sul loro ruolo nel centrosinistra: in 700 a Roma per partecipare ad un incontro che vede insieme i cattolici impegnati in politica con tante realtà di base. Vorrei chiedere loro in premessa se siano pronti o meno ad accogliere il monito di papa Leone sulle scelte politiche dell’Europa a livello di spesa militare. Partano da lì, abbiano il coraggio di fare scelte politiche radicali di pace, altrimenti…

Qualcuno sostiene che la Costituzione non sia chiara al riguardo e che magari il Vangelo non vada interpretato alla lettera: non c’è peggior sordo politico di chi non vuol sentire e afferrare fino in fondo il concetto del ripudio della guerra; non c’è peggior ignorante cristiano di chi non vuol capire la necessità-virtù del “porgere l’altra guancia”.

Esigo radicale chiarezza in questa che è la madre di tutte le materie, non transigo su questo punto e non posso dare adesione e/o consenso a chi non fa un vero e proprio “voto di pace”. A maggior ragione se si dichiara di sinistra. Si facciano un bell’esame di coscienza i politici di sinistra (ancor più se cattolici) e la smettano di ingannare e ingannarsi sulla necessità del riarmo europeo in chiave difensiva. C’era bisogno che il Papa desse una lezione su questo irrinunciabile punto!?