Prove pratiche di arbitrio internazionale

La guerra all’Iran ha rafforzato i pasdaran, che oggi a Teheran hanno potere assoluto. Ha permesso alla parte più cupa del regime di riprendersi gli spazi pubblici: sono continue le manifestazioni nelle piazze delle città iraniane di sostenitori del regime, che cantano slogan, pregano attorno ai missili esposti, invocano il martirio, mentre le forze di pasdaran e basij presidiano ogni angolo. La Repubblica si riprende gli spazi pubblici che aveva quasi abbandonato: i parchi ove era comune vedere giovani innamorati passeggiare mano nella mano, i caffè, le strade dove le donne ostentatamente si toglievano il velo “per sistemarlo meglio”. Ora, la maggioranza della popolazione si è rinchiusa in casa, lasciando gli spazi alla propaganda dei radicali. La nuova generazione di capi dei pasdaran è meno interessata agli ossessivi precetti religiosi e più al controllo totale del Paese: non saranno nuovi bombardamenti, né altre eliminazioni di generali, a fermarli. Hanno occupato quasi tutti i gangli del Nezam e sono disposti a pagare il prezzo per mantenere il potere. Soprattutto, non esitano a farlo pagare ai propri cittadini, alla regione e al sistema internazionale. (“Avvenire” – Riccardo Redaelli)

Ebbene, se mai ci fosse stato bisogno di un’ulteriore prova dell’inutilità oltre che dell’ingiustizia della guerra, di quella all’Iran in particolare, eccoci serviti. Tutte le motivazioni addotte si stanno rivelando subdoli pretesti per lo scatenamento di una follia vera e propria. E pensare che c’è ancora chi crede agli asini che volano. L’opposizione interna al regime iraniano risulta silenziata, si prospetta un periodo ancora più cupo per la popolazione intera.

L’unico risultato emergente è quello di fare dell’Iran una merce di scambio nei rapporti fra Usa, Cina e Russia. Probabilmente sui tavoli negoziali avremo Iran e Ucraina: Cina e Russia faranno finta di difendere l’Iran, gli Usa fingeranno di farsi carico delle esigenze dell’Ucraina. Cosa ne sortirà? Certamente non gli interessi di queste due nazioni.

La Palestina continuerà ad essere il fulcro problematico della situazione mediorientale con una ulteriore discreta licenza di invadere ed uccidere rilasciata al governo israeliano. Violenza, impunità e un fiume di soldi: così nascono le colonie illegali israeliane. Si comincia con un piccolo bivacco. Poi arriva un generatore. Poi le telecamere di sorveglianza e la recinzione. Fino a quando spuntano i fucili. E un’altra famiglia palestinese se ne va. Così nascono le colonie israeliane illegali. (“Avvenire” – Nello Scavo)

E la democrazia, e l’autonomia, e il rispetto del diritto internazionale? E l’Europa, e l’Italia? Tutto rinviato alla prossima puntata bellica. Sintesi matematica del mio amico Pino: “Trump sta alla Cina come Meloni sta all’Europa. Non contano più un c…o”.