Le coreografie d’assieme e le prime ballerine artificiali

La linea dettata da Giorgia Meloni per l’incontro con Marco Rubio è piuttosto chiara e punta ad anestetizzare le scaramucce degli ultimi giorni con Donald Trump. L’idea è quella di evitare qualsiasi riferimento alle offese del presidente americano alla premier: ciò che conta sono le relazioni tra Roma e Washington, non le intemperanze di chi occupa temporaneamente la Casa Bianca. Un mantra ripetuto all’inverosimile anche da Antonio Tajani, unico membro del Governo assieme a Guido Crosetto che vedrà il segretario di Stato, oltre a Meloni. L’imperativo è badare al sodo, capire cosa ne sarà del traffico marittimo nello stretto di Hormuz, quale ruolo potrebbe avere l’Italia e quali margini ci sono per l’agognato allargamento della missione Unifil in Libano.

La posta in gioco è altissima, il ponte sull’Atlantico immaginato da Meloni rischia di crollare sotto i colpi maldestri di Trump, ma il recente riposizionamento di Roma verso i partner europei dimostra la debolezza della posizione iniziale e potrebbe relegare l’Italia a un ruolo da comprimario. L’obiettivo, quindi, è provare a riprendere in mano il doppio filo Washington-Bruxelles, recuperando il rapporto privilegiato con gli Usa e scalando posizioni nel club dei volenterosi. (“Avvenire” – Matteo Marcelli)

Le performance meloniane fanno (quasi) sorridere. La crisi estrema dei rapporti all’interno dell’Occidente, di cui ad esempio l’annunciato ritiro di militari statunitensi dai Paesi europei è una delle manifestazioni più emblematiche che effettive, non ha bisogno dei pannicelli caldi di Tajani e Crosetto, ma di iniziative politiche forti e unitarie a livello europeo. L’Italia purtroppo non ha credibilità e capacità per contribuire a simili iniziative e ancor meno per promuoverle e continua a barcamenarsi in un doppio gioco che ci rende figli di nessuno.

Anche la distinzione fra il rapporto con Trump e quello con gli Usa non regge allo sconvolgimento dei rapporti internazionali, di cui le oscene sparate di Trump non sono altro che la punta dell’iceberg. Mi si perdoni la similitudine: se un rapporto coniugale è in crisi profonda, può comportare qualche divagazione sessuale di uno o entrambi i coniugi, ma non basterà l’interruzione di queste avventure per ripristinare l’armonia, addirittura potrebbe essere ancora peggio, facendo venir meno le valvole di sfogo.

Giorgia Meloni ha finito di fare la prima ballerina fra gli Usa e la Ue, dovrebbe ridursi a “ballerina di fila” cioè a danzatrice professionista all’interno di una compagnia, quella Ue, che, a differenza dei solisti o dei primi ballerini, esegue le coreografie d’insieme. È difficilissimo che, per rimanere nell’ambito di allegorie teatrali, una primadonna (autentica o artificiale che sia) si adatti a ricoprire il ruolo da comprimaria: in questi casi l’unica via d’uscita dignitosa è cambiare mestiere.