Nel pieno della tregua mediata dagli Stati Uniti tra Israele e Libano, nuovi episodi rischiano di riaccendere ulteriormente le tensioni. Sui social media è circolata una fotografia che mostra un soldato israeliano mentre infila una sigaretta nella bocca di una statua della Vergine Maria nel villaggio cristiano di Debel, nel sud del Libano. L’immagine arriva poche settimane dopo un altro episodio avvenuto nella stessa area: la distruzione di una statua di Gesù da parte di un militare di Tel Aviv, gesto che aveva provocato proteste e condanne internazionali. L’esercito israeliano (Idf) ha dichiarato di stare verificando l’autenticità della foto e le circostanze dell’accaduto. «L’Idf considera l’incidente molto severamente: il comportamento del soldato si discosta completamente dai valori che ci si aspetta dai nostri combattenti», afferma il portavoce dell’esercito israeliano in una nota. «Da un’indagine preliminare, è emerso che si tratta di una foto scattata diverse settimane fa. L’incidente sarà oggetto di indagine e, in base ai risultati – assicura l’Idf -, verranno presi provvedimenti disciplinari nei confronti del soldato. Idf rispetta la libertà di culto, i luoghi sacri e i simboli religiosi di tutte le religioni e comunità». (“Avvenire” – Nello Scavo)
Mio padre, pur dall’alto del suo essere diversamente credente, quando veniva a conoscenza di episodi di profanazione di immagini e simboli sacri, non esprimeva tanto indignazione, ma grande pena per coloro che si rendevano colpevoli di questi gesti. Sono perfettamente d’accordo con lui: non mi sento colpito e credo che non sia colpita la fede, ma l’intelletto umano degradato fino a questo punto. Anche il Padre Eterno proverà grande pena per queste persone…
Detto ciò non posso esimermi dal valutare le ripercussioni psico-socio-politiche di questi demenziali atti compiuti da militari israeliani. Non fanno forse il paio con gli episodi di antisemitismo? Non finiscono per fomentarli? Non mettono il timbro sul già esecrabile bellicismo israeliano? Non sono segni di quell’odio religioso che sfocia nei genocidi?
Provo un senso di compatimento nei confronti di coloro che, ai vari livelli, si scandalizzano per queste disgustose manifestazioni di iconoclastia da parte di militari israeliani e non fanno una piega di fronte alle migliaia di bambini palestinesi e libanesi trucidati dall’esercito israeliano su ordine del governo Netanyahu in combutta con quello statunitense di Trump.
E che dire delle risibili reazioni dell’Idf al limite del ridicolo: cercano di togliere la pagliuzza iconoclasta dai loro occhi in cui è conficcata la trave genocidiaria. E che dire dell’allarmismo nei confronti dell’antisemitismo risorgente? Non è forse l’altra faccia della medaglia? Non so sinceramente se sia più grave profanare le statue di Gesù e di Maria o bruciare le bandiere israeliane? Non so se sia più inaccettabile “smammare” gli ebrei dai cortei del 25 aprile o provocare e perseguitare brutalmente i cristiani considerandoli nemici del popolo ebreo.
L’odio razziale e religioso è la causa-effetto della guerra continua tra israeliani e arabi, tra ebrei e islamici. Mi chiedo perché i cristiani vengano coinvolti in questa conflittualità senza sosta e senza limiti. Ci sono dei precedenti storici, si pensi soltanto alle crociate e poi alle relazioni tra cristiani ed ebrei nel Medioevo e nell’età moderna, segnate da episodi di profonda intolleranza, persecuzione e violenza fisica, spesso etichettati come pogrom, piuttosto che vere e proprie “guerre” tra stati, data l’assenza di un esercito ebraico contrapposto. Questi atti di violenza erano frequentemente giustificati da motivazioni teologiche e pregiudizi antisemiti.
Da parecchio tempo la Chiesa cattolica ha fatto chiara, espressa, concreta e credibile ammenda, mentre l’ebraismo, nella misura in cui sostiene (è proprio il caso di dire a spada tratta) Israele nella sua politica di dominio a livello medio-orientale, prosegue direttamente o indirettamente a seminare zizzania dando sempre la colpa al diavolo antisemita.
Qualcuno sostiene che le guerre non sono mai guerre di religione. Qualcun altro ritiene che le questioni religiose servano molto spesso a coprire l’ingiustificato e ingiustificabile bellicismo che dilaga in tutto il mondo.
Forse Giuda Iscariota pensava che Gesù potesse fomentare la rivolta contro i Romani e promuovere con le armi il riscatto militare di Israele: grande delusione la sua… Dopo aver capito “di non aver capito” non gli rimase che impiccarsi rifiutando il prezzo del tradimento. Gesù non odiava nessun, anzi amava tutti…
Siamo ancora lì!? Ognuno faccia un serio esame di coscienza per uscire dal tunnel dell’odio religioso-razziale per sgombrare il campo da un folle e fanatico equivoco in cui cadono, magari ingenuamente, i militari israeliani che se la prendono con le statue, così come gli antisemiti che se la prendono visceralmente con tutti gli israeliani: sono la punta dell’iceberg di una ben più grave e odiosa deriva “dell’un odio tira l’altro”.
