Il re fantoccio e la regina in pectore

“Nei secoli trascorsi dalla nostra indipendenza, gli americani non hanno avuto amici più stretti dei britannici”, ha sottolineato il 79enne in un passaggio del suo discorso che sembra voler appianare le recenti tensioni con il governo di Londra sulla guerra contro l’Iran. “È un grandissimo onore avere qui i reali”, ha aggiunto. Dopo circa cinque minuti di allocuzione ufficiale davanti a re Carlo e la regina Camilla, Trump ha però deviato e ha raccontato un aneddoto sulla madre Mary Anne MacLeod, scozzese. “Amava la regina, ogni volta che compariva stava incollata alla tv”, ha detto il presidente. E poi rivolgendosi al sovrano. “E quando vedeva il principe diceva: ‘Com’è carino!’ Aveva una cotta per Carlo”, ha aggiunto il magnate girandosi verso il sovrano che ha risposto con un sorriso. (swissinfo.ch)

Non so se sperare che il viaggio di Re Carlo negli Usa sia stato concordato col governo britannico o che la mossa reale sia estemporanea. Nel primo caso infatti staremmo assistendo ad un esempio di comportamento diplomatico schizofrenico, nel secondo sarebbe andata in scena una presa trumpiana per i fondelli al re d’Inghilterra. Se Trump è matto, forse gli inglesi lo stanno superando.

Se cercavamo una prova ulteriore dell’anacronismo dell’istituto della monarchia, eccoci serviti. Se avevamo bisogno di un’ulteriore prova del ginepraio internazionale in cui stiamo vivendo, ecco fatto. Giorgia Meloni ha fatto con ben poca dignità un passo indietro, re Carlo ne ha fatto senza dignità uno avanti in netta controtendenza rispetto al suo governo. Se fossi Starmer non saprei che pesci pigliare. Probabilmente stanno tutti giocando un gioco diverso l’uno dall’altro: in fin dei conti con Trump nessuno vuole affondare veramente i colpi.

Coi fanciulli e co’ dementi spesso giova il simular (Rigoletto – atto terzo), anche se ormai non si capisce più chi siano i dementi e coloro che simulano. Meno male che la Gran Bretagna è fuori dall’Unione Europea e quindi ci viene risparmiata una figura di merda.

Quanto alla monarchia meglio buttarla un po’ in ridere con qualche simpatico ricordo di vita famigliare. In casa mia si arrivava infatti anche a parlare del referendum Monarchia-Repubblica nell’immediato dopoguerra. Chiedevo conto ai miei genitori del loro comportamento. Entrambi non nascondevano il loro voto: mia madre aveva votato monarchia, mio padre repubblica. Nel 1946 vivevano insieme da dodici anni, ma ognuno, giustamente, manteneva le proprie idee politiche e le esprimeva liberamente. Mia madre così giustificava la sua difesa dell’istituto monarchico: «Insòmma, mi al re agh vräva bén!». Non un granché come motivazione politico-istituzionale, ma mio padre non aveva nulla da eccepire. Taceva. Io non mi accontentavo e, da provocatore nato, chiedevo: «E tu papa? Cos’hai votato?». Rispondeva senza girarci attorno: «J’ ò votè Repubblica!». Allora mia madre controbatteva che comunque l’opzione repubblicana vinse con l’aiuto di brogli elettorali. A quel punto mio padre si chiudeva in un eloquente silenzio e aggiungeva solo: «Sì, a gh’é ànca al cäz, ma…». Mia sorella invece girava il coltello nella piaga e rivolta polemicamente a mia madre diceva: «Il re, bella roba! Ci ha regalato il duce per vent’anni, poi, sul più bello, se l’è data a gambe. E tu hai votato per il mantenimento di questa dinastia?». Papà allora capiva che la moglie stava andando in difficoltà, gli lanciava la ciambella di salvataggio e chiudeva i discorsi con un: «J éron témp difìcil, an e s’ säva niént, adésa l’é tutt facil…». E magari aggiungeva un aneddoto ad hoc. Nella sua compagnia esisteva un amico dotato di una testa grossa. Per deriderlo bonariamente gli chiedevano: «Se ti a t’ fiss al re, pr’i frànboll con la tò tésta agh’ vriss un fój da giornäl…».

Forse alla Meloni, per salvare il salvabile, converrebbe fare sessantuno varando una riforma costituzionale in senso monarchico: lei diventerebbe una Regina da tappezzeria o una premier plenipotenziaria con un re fantoccio, ricucirebbe con Trump che nel frattempo sarà diventato Imperatore, Carlo Nordio rimarrà ministro della giustizia a vita e gli Italiani magari troverebbero divertendo la versione tragicomica della politica.