La pace è cattolica, laica, religiosa e politica

A margine della disputa fra papa Leone e Donald Trump ho sentito sollevare due critiche sottili anche se piuttosto pretestuose: la rivendicazione della laicità della politica e la sottolineatura dell’incoerenza della cattolicità nei confronti dei pronunciamenti papali.

Sono da sempre un convinto assertore della laicità della politica, che però non significa necessariamente sganciamento di essa dall’etica e dai principi cristiani. Il tema della pace risolve questo apparente contrasto tra politica e religione. La pace infatti è ad un tempo principio etico-religioso irrinunciabile e scelta politica precisa ed auspicabile.

Bisogna essere chiari e non assecondare il pensiero strisciante che la guerra sia la soluzione ai problemi. Mi sembra che la politica, nel mondo e in Italia, non abbia ancora preso una decisione in modo netto. Si continua a tergiversare. La pace non è un “buon sentimento” o un valore ingenuo da bambini sognatori, ma una scelta politica precisa, spesso la più faticosa da percorrere. Come sottolinea il professor Tommaso Greco nel suo ultimo libro, la pace è il punto di partenza e va custodita, non “difesa”, perché parlare di difesa spesso serve solo a giustificare l’aggressione preventiva. Oggi la politica sembra aver perso la pazienza di cui necessita la diplomazia, preferendo la logica dei social e della “notizia bomba” ogni cinque minuti. (dall’intervista a Manfredonia, presidente delle Acli, rilasciata al quotidiano “Avvenire”)

Quanto alla coerenza negli atteggiamenti dei cattolici verso gli insegnamenti dei papi (esempio: sulla pace sì e sul divorzio no; sull’immigrazione sì e sull’aborto no etc. etc.), non mi sembra che il discorso abbia serio spessore. La coscienza individuale non deve necessariamente ed acriticamente aderire agli indirizzi della gerarchia cattolica. L’aborto, tanto per essere concreto, ha diverso impatto nei due livelli, quello religioso e quello politico: si può essere contrari all’aborto a livello di scelta individuale di vita e favorevoli alla sua introduzione e regolamentazione dal punto di vista civile. La pace è un altro discorso, così come l’accoglienza agli immigrati, temi irrinunciabili in quanto di diretta rilevanza evangelica e imprescindibili da ogni e qualsiasi deroga civile.

Capisco come certo laicismo si sia sentito toccato nel vivo dalle nette proposizioni di Leone XIV, che sono andate a sbattere contro la geopolitica che tenta disperatamente di difendersi nella sua totale inaccettabilità.

Ho votato sì al divorzio, sono d’accordo sulla previsione legislativa dell’aborto così come del suicidio assistito e di altri temi e non mi sento affatto fuori dalla Chiesa. Mi sento invece fuori dalla politica nel suo bellicismo, nei suoi razzismi più o meno camuffati, nei suoi egoismi più o meno sbandierati.

Era ora che la Chiesa assumesse posizioni così nette sul tema della pace. Non facciamo pertanto i furbi introducendo disquisizioni giuridiche e tentando di alleggerire la portata di questi appelli introducendo discorsi che c’entrano come i cavoli a merenda anche se provengono da fior di docenti di storia del diritto.

Così come a volte sento odore di compromesso politico in certi comportamenti clericali, sento odore di anticlericalismo gratuito in certe reazioni laiciste. Ci sono milioni di persone che soffrono, muoiono, emigrano, e noi ci mettiamo a discutere se sia accettabile che il Papa, Vangelo alla mano, faccia il suo mestiere? Ma fatemi il piacere…