Dal pantano maleodorante della politica bellica internazionale arrivano anche nel nostro Paese schizzi di fango da cui dobbiamo ripulirci.
Lo schizzo più grosso e imbarazzante riguarda per la verità l’Europa unita e la sua costruzione messa in difficolta dalla tattica statunitense del poliziotto buone e cattivo. Mentre Trump usa le minacce e i ricatti, il suo (in)fido vice Vance si intromette per tirare la volata alle destre in Ungheria e in tutti gli altri Paesi europei portando avanti un disegno di democratura globale.
Per quanto riguarda più specificamente l’Italia siamo sull’orlo del disastro economico e politico: la premier fa finta di niente, ma la realtà è questa. Carlo De Benedetti, intervistato a otto e mezzo su La 7, sostiene che Giorgia Meloni e il suo governo saranno spazzati via anche perché il risultato del referendum ha capovolto la situazione dei consensi: la minoranza che ha dato un curioso mandato al centro-destra si è rivelata oltre modo striminzita mentre si è fatta avanti una maggioranza che chiede il cambiamento.
Purtroppo la classe politica italiana è attualmente quella che è: la maggioranza parlamentare si barcamena fra uno scandaletto e l’altro, ma soprattutto fra una inadeguatezza e l’altra nonché fra una irresponsabilità e l’altra; l’opposizione, con una certa presuntuosa miopia, pensa alle primarie per rilanciarsi, rischiando di impantanarsi nei contrasti che la contraddistinguono.
Ricordiamoci che, come sostiene Marco Cappato, le elezioni primarie, senza base e valore istituzionali e senza legittimazione elettorale, lasciano il tempo che trovano, creando solo equivoci, divisioni e personalismi.
Ecco allora affacciarsi l’ipotesi ventilata da De Benedetti di una sorta di governo di unità nazionale adeguato alle emergenze interne ed internazionali, pronto a far fronte alla catastrofe o comunque alle difficoltà estreme che sono dietro l’angolo. Siamo infatti in una contingenza simile a quella del Covid e sarebbe opportuno che il pallino andasse istituzionalmente in mano al Capo dello Stato per la formazione di una nuova compagine governativa che interrompa la manfrina politica sempre più vergognosa (Zagrebelski la definisce “teatrocrazia”).
Non ci siamo molto lontani: Mattarella avrebbe il duro e ingrato compito di scegliere chi possa evitarci la deriva lacrime e sangue e guidarci alla rispettabilità e alla serietà dell’assetto politico-economico del Paese. Chi ha voluto a tutti i costi interrompere bruscamente la precedente esperienza governativa di simile indirizzo sarebbe doppiamente servito e umiliato.
Rimpasto no, Meloni bis no, crisi di governo no, traccheggiamento di un anno e mezzo col Paese tenuto a bagnomaria no, elezioni politiche anticipate no, riforma della legge elettorale no, giochicchiare in attesa del 2029 per eleggere il nuovo presidente della Repubblica a colpi di maggioranza no, ricambio immediato della classe di governo preparato con le elezioni primarie no, allora?
Prendiamo atto del buio incombente e rimettiamoci al Presidente della Repubblica, visto che ce l’abbiamo e guai a chi ce lo tocca. Diversamente dovremo ingoiare molti rospi a tutti i livelli ed in tutti i sensi: gli italiani hanno lo stomaco buono, ma non so fino a che punto. Sarà meglio provvedere…
