Dopo AfD in Germania, toccherà a Futuro nazionale di Roberto Vannacci? Basta una domanda dell’inviata di 4 di Sera, su Rete 4, a far perdere le staffe a Massimo Cacciari.
“Come mai il programma dell’estrema destra attecchisce così tanto in Europa?”, gli chiedono. E il filosofo risponde secco: “Ma non è il programma, ma smettetela con queste ideologie, non sono i programmi a prendere i voti. I voti vanno all’alleanza per la Germania, come in Italia sono dati un periodo per Grillo, un altro per Salvini, poi per la Meloni, perché la gente in Europa non ne può più, c’è un ceto medio impoverito, non c’è mobilità sociale, la democrazia è ascensore sociale e si è totalmente inceppata, non cresce il benessere, non crescono i servizi, una politica estera sciagurata che ci sanziona, costringendoci a pagare l’energia due volte, tre volte quella che sarebbe possibile pagare, una politica sciagurata”.
“La gente protesta contro questa politica – prosegue Cacciari -, non è che siano diventati tutti fascisti o nazisti o di destra o di sinistra, non ne possono più, è un’Europa ormai in briciole, stanno sfasciando perfino Schengen. Ma vogliamo scherzare? Perfino l’Europa economica e di mercato sta crollando, cosa vuole che interessi alla gente dell’ideologia di Vannacci o dell’ideologia dell’AfD? Sono queste ragioni materiali che portano la gente a votare chi protesta. Di volta in volta protestano contro chi governa e questo è il grande rischio che corre anche la Meloni”. (“Libero”)
Quando la politica tocca argomenti piuttosto teorici, si sente immediatamente la presunta vox populi, riecheggiata da certa rispettabilissima intellighenzia culturale, che dice: a noi interessano le cose concrete, il caro-bollette, le liste d’attesa sanitarie, il costo della vita, etc. etc.
Sarà proprio così? Non ne sarei così sicuro dal momento che gli elettori si sono recentemente mobilitati nel considerare i contenuti della Costituzione e nel partecipare al referendum sulla riforma della giustizia. Evidentemente gli italiani (e anche i tedeschi) sanno benissimo che la soluzione dei problemi concreti non è indipendente dalle scelte politiche di fondo, che la soluzione delle “piccole cose” dipende dai “grandi valori” di riferimento.
Se è vero che le ideologie sono uscite dalla porta (salvo il loro improprio rientro dalla finestra), è auspicabile che rimangano vive le idealità: sì, perché una politica senza ideali e come una persona senza cuore.
Luciano Canfora, filologo classico, grecista, storico e saggista italiano, inquadra i fenomeni della destra radicale odierna all’interno di una dinamica storica in cui il fascismo e le spinte autoritarie non scompaiono, ma mutano, adattandosi alle paure sociali, alla disillusione verso i partiti tradizionali e alla crisi dell’uguaglianza economica.
Qualcuno sostiene che i rigurgiti nazifascisti in Germania come in Italia siano frutto di evasive politiche che, dimenticando i problemi, lascino rinascere le storiche tentazioni di affidarsi alle ricette anti-democratiche della destra. Sono solo in parte d’accordo: a un disegno reazionario si risponde con la concretezza progressista, ma anche e prima di tutto con l’ancoraggio ai valori della pace, della giustizia, dell’uguaglianza, della lotta alle povertà, coniugati con gli assetti delle relazioni nazionali, europee e mondiali.
Questo dovrebbe essere il compito della sinistra, che sembra aver smarrito il filo conduttore della sua funzione culturale, storica e politica. Il ritrovamento di quello che, strada facendo, sta diventando l’ago nel pagliaio, lo si può perseguire solo riscoprendo le due idealità che dovrebbero costituire le radici della sinistra: quella cattolica e quella socialista. La vena socialista si è risolta nel radicalismo di una visione democratica individualista; la vena cattolica si è appiattita sul liberalismo democratico. Due polmoni senza il cuore.
La celebrazione di elezioni primarie per la scelta di un leader così come la possibilità di esprimere preferenze nella scelta dei parlamentari, altro non sono che bombole di ossigeno per una democrazia che pensa di respirare senza polmoni e senza cuore. Certamente si può addirittura arrivare a respirare nel polmone d’acciaio del premierato e/o del presidenzialismo.
Occorre il coraggio di invertire la tendenza non partendo soltanto dai programmi, ma dai valori e dalle idealità, senza il timore di predicare nel deserto (chiamando nazismo e fascismo col loro nome anagraficamente aggiornato). Meglio predicare e indicare l’oasi valoriale che dare l’illusione di poter sopravvivere alla sete ricorrendo alle scorte di acqua sempre meno potabile.
