Sullo sfondo della vicenda Ranucci-Report permane lo stallo sulla governance della Rai, ancora senza un presidente effettivo dopo lo scontro in commissione di Vigilanza, auto-azzerata con le dimissioni di massa a inizio luglio e non ancora ricomposta. Ma al di là dell’intoppo politico (la mancata nomina di Simona Agnes), sul sistema di informazione pubblico pesa un incompiuto ancor più inquietante che, salvo interventi dell’ultima ora, porterà dritto a una procedura di infrazione. Si parla del regolamento europeo sulla libertà dei media (European Media Freedom Act , Emfa), in vigore già da un anno. Che non è una direttiva e quindi non ha bisogno di essere recepito per via parlamentare ed è fondato su quattro semplici pilastri: indipendenza dal potere politico, procedure di nomina dei vertici trasparenti e aperte, finanziamenti stabili e prevedibili, rispetto dell’indipendenza editoriale e del pluralismo. Un testo incompatibile con l’attuale sistema di governance. (“Avvenire” – Matteo Marcelli, Giuseppe Muolo)
Continuiamo pure a guardare il dito e a trascurare la luna. Pina Picierno, insopportabile spretata carrierista voltagabbana, che squalifica la categoria delle donne impegnate in politica, non si è lasciata sfuggire l’occasione di buttarsi a capofitto nella vicenda Ranucci-Lavitola, trovando in essa il modo di sfogare la propria smania di protagonismo e di distinguersi a tutti i costi dal partito democratico, da cui è sbrigativamente uscita senza mollare l’osso delle cariche europee ricoperte grazie a questo partito e alla sinistra.
«Sono – dice la parlamentare di Renew – una femminista, ho partecipato al grido di “sorella, io ti credo”, ho contestato e combattuto apertamente ogni atteggiamento patriarcale e sessista in ogni ambito e, per le stesse ragioni, non posso non chiedere conto, pubblicamente e alla Rai, dei comportamenti sessisti e deontologicamente inaccettabili di Ranucci».
Adesso Ranucci è diventato un bersaglio facile, il pianista su cui si può tranquillamente sparare, mettendo conseguentemente la Rai al riparo. Come mai Pina Picierno si preoccupa tanto del presunto sessismo di questo giornalista e si dimentica che la Rai è in odore di procedura di infrazione a livello europeo, lei che del parlamento europeo è vice-presidente.
La polemica nel PD e nel centro-sinistra sta diventando insopportabile: Pina Picierno scopre la propria vocazione femminista, Giuseppe Conte scopre la propria identità culturale nell’anti-woke, in parecchi si dichiarano più antipacifisti che riformisti, molti spaccano il capello in quattro per difendere l’ucrainismo dal putinismo, etc. etc. Se andiamo avanti così mi toccherà, alle eventuali prossime elezioni primarie, di votare per Elly Schlein, cosa che non ho fatto in precedenza (me la stanno facendo diventare sopportabile: il male minore…).
Intanto la Rai continua imperterrita a vivere nella illegittimità, nella irrilevanza culturale e nel pantano politico, facendo tranquillamente il proprio mestiere di agit-prop di Giorgia Meloni e niente più.
A sinistra non si salva nessuno. Se fosse ancora vivo il mio indimenticabile amico Walter Torelli, dopo avermi confessato tutta la sua indignazione, mi direbbe con tanta convinzione davanti alle derive politiche dell’attuale sinistra: «Lé óra chi vagon a ca tùtti». Sì, caro Walter avresti ragione…
Lasciatemi vivere di ricordi e lavorare di fantasia. Se potessi avere potere decisionale riguardo al diluvio della politica italiana varerei un’arca in cui farei salire Graziano Delrio, Gianni Cuperlo, Tommaso Montanari e, laicamente parlando, i vescovi Corrado Lorefice e Giovanni Ricchiuti. Non penso di dover spiegare le motivazioni etiche, culturali e politiche di una simile paradossale (?) proposta.
