Altro che «macellaio dei Balcani»: per Belgrado il generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, deceduto il 27 agosto fa nel carcere dell’Aja, merita funerali di Stato. Almeno, a sentire le dichiarazioni rilasciate dal ministro serbo della Giustizia Nenad Vujic, che non ha mancato, naturalmente, di provocare reazioni anzitutto in Europa, accrescendo i timori di un’ulteriore deriva della Serbia, Paese candidato all’adesione all’Ue. «È certo – ha dichiarato il ministro alla radio locale K1 – che il generale Mladic riceverà tutti gli onori militari e di Stato cui ha diritto». Adesso, ha aggiunto, «noi siamo pronti a recarci all’Aja non appena sapremo quali saranno le prossime tappe, nel pieno rispetto di tutti i desideri della famiglia del generale Mladic». Sarà questa «a decidere il luogo» della sepoltura. Il ministro ha inoltre annunciato una lettera al Meccanismo residuale dell’Aja (che ha preso il posto del disciolto Tpi) per chiedere che «non solo venga accertata la causa della sua morte, ma anche se Mladic abbia ricevuto cure adeguate». Belgrado lamenta in effetti che all’ex generale, in stato terminale, non sia stato concesso di passare i suoi ultimi giorni in Serbia. (“Avvenire” – Giovanni Maria Del Re)
Ratko Mladic fu arrestato il 26 maggio 2011 a Lazarevo, in Serbia: la sua cattura era considerata una delle condizioni affinché la Serbia potesse candidarsi a diventare membro dell’UE. Accusato di aver commesso crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, il 31 maggio 2011, dopo 16 anni di latitanza, Mladic fu estradato all’Aja e processato nel centro di detenzione che ospita gli accusati del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia (ICTY). Il processo, iniziato il 12 maggio 2012, si concluse il 22 novembre 2017 con la condanna all’ergastolo. La condanna fu confermata anche in appello l’8 giugno 2021, con un inasprimento ed estensione delle motivazioni sull’uso del genocidio.
Sgombro subito il campo dalle questioni di carattere umanitario sollevate dal governo di Belgrado: la mancanza di cure adeguate e il diniego a morire in patria. Non so se queste accuse riguardanti il trattamento carcerario riservato a Mladic siano provate, ma comunque sono del parere che l’essere curato e il morire dignitosamente debbano essere diritti concessi anche al peggiore dei criminali.
Sul piano della giustizia internazionale sorge immediatamente un problema: in giro per il mondo, a livello di governanti e capi di Stato, non ci sono soltanto mammolette, ma fior di criminali sostanzialmente responsabili di genocidi, nel mirino del Tribunale penale internazionale o addirittura già oggetto di provvedimenti che dovrebbero portare alla loro cattura.
Il 21 novembre 2024 la Corte Penale Internazionale (CPI) ha emesso un mandato d’arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi nel conflitto a Gaza.
Le accuse principali riguardano crimini di guerra, vale a dire uso della fame come metodo di guerra, attacchi intenzionali contro la popolazione civile e privazione di beni essenziali, e crimini contro l’umanità, cioè omicidio, persecuzione e atti disumani.
Il governo israeliano ha respinto le accuse con fermezza, definendo i mandati illegittimi, politicizzati e privi di giurisdizione, poiché Israele non fa parte dello Statuto di Roma. I Paesi membri della CPI hanno l’obbligo formale di eseguire il mandato di arresto se Netanyahu entra nel loro territorio, limitando fortemente i suoi spostamenti all’estero.
Tutti ignorano i suddetti obblighi e in molti si rifugiano addirittura nella insulsa diatriba se a Gaza ci sia o meno in atto un genocidio: se non è zuppa (genocidio) è pan bagnato (sterminio di una popolazione civile).
L’aspetto che mi interessa maggiormente riguarda l’atteggiamento e il comportamento dell’Unione Europea.
Molto preoccupata l’Europa. «La Commissione Europea – ha detto una portavoce – ritiene che qualsiasi glorificazione dei criminali di guerra sia in contraddizione con i valori europei più fondamentali e non abbia posto nell’Ue o nei paesi candidati all’adesione».
Non ho idea di quale impatto possa avere questa sorta di subdolo revisionismo storico sull’adesione della Serbia alla Unione europea. Una cosa è certa: la UE non ha bisogno di nuovi partner incoerenti e inaffidabili, ha già anche troppi membri irrequieti e inquieti che la stiracchiano da ogni parte e la portano continuamente fuori strada.
La riflessione più di fondo è tuttavia la seguente: va benissimo la fermezza sui crimini di Mladic, ma il silenzio su quelli di Netanyahu grida vendetta al cospetto di Dio. Non solo, ma nessun provvedimento europeo è stato adottato per condannare e sanzionare il comportamento del governo israeliano ogni giorno sempre più censurabile e inaccettabile.
Evidentemente Netanyahu ha molti demoni a suo favore nell’inferno mondiale ed europeo, che gli consentono di spadroneggiare in modo criminale in tutto il medio oriente.
Lasciamo perdere il nostro Paese che non ha detto una vera parola di condanna e non ha adottato alcun provvedimento nei confronti di Israele, ritenendo che debba essere l’Unione europea a dettare la linea. Questo sì che vuol dire essere europeisti…
E le vere e proprie torture perpetrate nei CPR (centri di permanenza per il rimpatrio) a danno degli immigrati? E i lager camuffati da centri per immigrati all’estero che rappresentano il fiore all’occhiello dell’Italia da applicare anche alle giacche dei partner europei? Questa sì che è accoglienza esemplare verso i disperati in fuga.
Chiudo con una domanda molto provocatoria: è più criminale ammazzare i bambini nella loro patria o lasciarli morire in mare? è più criminale costringere milioni di palestinesi e libanesi a sloggiare dalle loro terre o ributtare i migranti nelle loro terre da cui sono scappati per disperazione?
Purtroppo non c’è autorità internazionale che possa provare a giudicare questi comportamenti, il diritto internazionale non esiste più, ognuno può fare ciò che vuole. Le ong non rompessero i coglioni…
Forse oggi anche Mladic, tutto sommato, se la caverebbe a buon prezzo, sarebbe in buona compagnia….
