Le armi della destra e la sinistra senza armi

Il sì al piano Safe, con prestiti per 8,9 miliardi su aerei, unità navali e carri, insieme al 13esimo pacchetto di forniture a Kiev, sono il segnale che una stagione è finita nel nostro Paese e se ne sta aprendo un’altra. La sintonia con la Germania, che ha avviato una riconversione dell’industria in chiave militare (“Avvenire” – Francesco Palmas)

Si stanno sovrapponendo due gravi ed epocali provvedimenti governativi, che portano l’Italia su un terreno sostanzialmente anti-costituzionale ed anti-storico: la guerra camuffata da esigenza difensiva è diventata il filo conduttore della nostra politica e della nostra economia.  Si stanno effettuando scelte che segneranno la vita degli italiani per parecchio tempo: i soldi pubblici vanno prioritariamente alle armi, i rapporti internazionali sono basati sulle armi, l’economia produce armi per il bene di tutti. Sarà molto difficile tornare indietro.

Gli italiani non se ne rendono conto e, se capiscono, sono rassegnati perché così va il mondo.

In questi giorni è scoppiata una pretestuosa polemica su alcune dichiarazione rilasciate da Stefano Bonaccini, europarlamentare del PD e personaggio politico di lungo corso a sinistra: “Quello alla Le Pen, quello in Italia a Meloni e prima a Salvini e ora, forse, a Vannacci, è un voto che vede in maniera maggioritaria il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città, chi sta peggio economicamente”.

Credo che sociologicamente parlando Bonaccini abbia ragione: la gente ormai purtroppo vota a casaccio, a prescindere dai valori, dalle proposte politiche e perfino dal proprio portafoglio. Il voto a Trump ne è eloquente e clamoroso esempio. Ma anche in Italia non si scherza.

Quali sono le motivazioni fondamentali del voto a destra? La remigrazione, la resicurezza, il rebenessere. Tre illusioni belle e buone. Come si starebbe bene senza gli immigrati! Come si vivrebbe bene senza delinquenza! Come si starebbe tranquilli senza sacrifici economici!

Se si studiano i tre campi si scopre che è tutto un inganno: il problema migratorio è eticamente e politicamente imprescindibile; il problema della sicurezza è ben più largo e complesso della mera battaglia urbana contro i delinquenti (che, guarda caso, vengono identificati negli immigrati irregolari); il benessere economico non esiste senza equa redistribuzione dei redditi e senza giustizia sociale.

Giorgia Meloni non si deve risentire: le cose stanno così e lei sta sopravvivendo, combattendo contro i continui mulini a vento propinati alla pubblica opinione: un giorno la magistratura, un giorno la stampa, un giorno l’Europa, un giorno la sinistra.

C’è poi il macigno che grava sulla testa della gente da cui sono partito: la guerra, il massimo della insicurezza, della ingiustizia e della precarietà, che viene sbandierata come “di necessità virtù”.

La sinistra non sbaglia nell’analisi, come ha fatto abbastanza lucidamente Bonaccini, ma è carente nel proporre alternative strategiche, facili da spiegare e da capire, ricorrendo ai valori fondamentali del vivere civile, ma concretizzando il tutto a livello di convenienza non ultima quella del portafoglio.

Vogliamo spiegare alla gente che ci stiamo suicidando con le armi, finanziate dal debito nazionale ed europeo, prodotte dall’industria bellica che garantisce occupazione, finalizzate a difendere uno stato permanente di guerra in cui siamo destinati a sguazzare?!

L’immagine che ritrae sorridenti Guido Crosetto e Mykhailo Fedorov, un venerdì sera a Roma, ha un evidente merito: quello di fare finalmente chiarezza sulla strategia del governo in materia di riarmo. Da una parte c’è il nostro ministro della Difesa, dall’altra il “mago” ucraino della guerra moderna, un personaggio che ha già avuto incarichi di governo con Volodymyr Zelensky e che da due giorni è ufficialmente consulente del governo italiano. Questa fotografia parla più di molti rumors, indiscrezioni e documenti segreti e cancella qualsiasi opacità, a questo punto, sulle priorità industriali dei prossimi anni: l’Italia ha imboccato con decisione la via dell’investimento in tecnologia e formazione militare. Il dovere della trasparenza era ed è necessario e lo hanno confermato le dichiarazioni a margine dei due protagonisti dell’incontro. Ora però è altrettanto urgente fare un discorso di verità al Paese, che vada al di là di un incontro ufficiale e delle photo opportunity. Siamo sicuri che sia la direzione giusta, quella intrapresa? Si sono fatti i conti con un’opinione pubblica che appare stanca rispetto ai conflitti in corso e che è attraversata ancora, in misura significativa, da spinte e desideri di pace e di pacificazione, nonché da forti sentimenti antimilitaristi? (“Avvenire” – Diego Motta)

La guerra dovrebbe fare paura e invece sta diventando un argomento di sciocca e patetica conversazione. Colpa anche della sinistra che, a livello italiano ed europeo, non riesce ad alzare la propria voce, temendo di essere troppo di sinistra e troppo pacifista per essere capita e scelta dagli elettori.