Ho fatto mettere quella bomba perché Ranucci era in pericolo, era minacciato. Una bomba per il suo bene, per fargli alzare i livelli di protezione”. Valter Lavitola parla per oltre cinque ore davanti al gip di Roma e ammette di essere lui il mandante dell’attentato al conduttore di Report, nell’ottobre dello scorso anno. Un interrogatorio di garanzia in cui l’imprenditore offre una versione con molti aspetti ancora da chiarire e sui quali la procura farà i necessari approfondimenti. (ansa.it)
Non ho seguito la vicenda giudicandola una mera tempesta nel bicchiere dentro il quale c’è da una parte la volontà di sputtanare un giornalista scomodo e con lui tutto il giornalismo d’inchiesta che rompe i coglioni al regime e dall’altra parte una sorta di fastidioso protagonismo che non si riesce a capire se architettato o subito. Il tutto preparato e cotto nella solita pentola maleodorante degli attacchi, più faccendieri che pericolosi, alla vita democratica del Paese.
«Ho imparato, seguendo per anni il filo che lega Aldo Moro a Piersanti Mattarella, e Piersanti Mattarella a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che la storia italiana non uccide mai i suoi uomini migliori per debolezza: li uccide per eccesso di chiarezza». Lo scrive Sigfrido Ranucci su Facebook in un post dal titolo “La voce che spaventa”. «Muoiono tutti nello stesso modo – prosegue il giornalista -, non tanto per la pallottola o per il tritolo, quanto per aver visto un attimo prima degli altri il disegno di cui erano parte, e per aver tentato, con l’ingenuità di chi crede ancora nella verità come in un bene comune, di raccontarlo a voce alta». (unionusarda.it)
Non ho capito cosa intenda Ranucci: forse sarebbe meglio che spiegasse il suo pensiero, evitando di creare ulteriore confusione e di provocare ulteriori strumentalizzazioni. Tutto sommato, sarebbe meglio farsi spiegare la vicenda dai taxisti romani, che la sanno lunga sui segreti della vita politica.
Vedo in controluce due vittimismi che si scontrano o addirittura che si sostengono a vicenda: quello coordinato e continuativo del governo allo sbando e quello di una stampa autoreferenziale che si monta la testa e rischia di mordersi la coda. Stregoneria politica di un apprendista o disegno politico di visionari male assortiti? L’unico ad averlo capito sembra Matteo Salvini, che punta alla sospensione tout court di Ranucci dalla Rai: forse teme future inchieste sui retroscena del ponte sullo stretto di Vannacci? A pensar male…
