Il campo Lavrov, la fortezza Bastiani e la voce di Hind Rajab

Il dibattito all’interno del centro-sinistra, in vista anche e soprattutto delle prossime scadenze elettorali, si sta incartando, strumentalmente ed assai poco idealmente e politicamente, sulle questioni di politica internazionale: basti pensare al sarcasmo con cui viene ribattezzato il campo largo, in via di faticosa ma necessaria configurazione, come campo Lavrov (dal nome del ministro degli esteri russo) al fine di relegare a livello di filo-putinismo ogni e qualsiasi retta intenzione a dipanare gli equilibri internazionali abbandonando il solito decrepito schema della difesa della democrazia armi alla mano.

Siamo proprio sicuri che la mera difesa militare ad oltranza dell’Ucraina coincida con la difesa dell’Europa, della democrazia, del diritto internazionale? Siamo sicuri che il ruolo storico, culturale, sociale, politico, religioso (sic!) e diplomatico dell’Unione europea si esaurisca nella fornitura di armi sempre più sofisticate all’Ucraina? Siamo sicuri che il riarmo europeo non sia un’edizione riveduta e scorretta della fantasiosa fortezza Bastiani nel deserto dei tartari in attesa della teorica invasione russa? Siamo sicuri che l’ossessionate opzione difensiva della guerra, diventata peraltro la irrinunciabile struttura portante degli equilibri mondiali, ci porti a fare qualche seppur timido passo verso la pace? Siamo sicuri che confondere nuovo europeismo con vecchio atlantismo non sia l’anticamera di un pragmatismo bellico fine a se stesso? Siamo sicuri che tutti coloro che si permettono qualche distinguo pacifista rispetto al piatto conformismo bellico imperante siano da considerare amici del giaguaro? Siamo sicuri che riformismo significhi conservazione degli schemi in cui è racchiuso il mondo che va alla deriva?

A chi sta rispolverando strumentalmente il riformismo per alimentare manicheistiche divisioni chiedo se sia questo il modo di salvare il salvabile della sinistra in preda al panico e alla enfatica e semplicistica contrapposizione fra riformisti e massimalisti, fra moderati e populisti. Ormai sembra che tutti i problemi consistano nella pur discutibilissima e per certi versi irritante smania leaderistica di Giuseppe Conte e del suo (?) movimento.

Rifiuto categoricamente la politica ridotta a scontro fra il campo Lavrov e la fortezza Bastiani: una semplificazione che porta divisione e acqua al solito mulino purista della sinistra. Nessuno ha la verità in tasca, non lo scalpitante Giuseppe Conte, non la pendolare Elly Schlein, men che meno la cercatrice di protagonismo Pina Picierno, che si diverte a pontificare sul nulla, rivolgendo faziose, asfittiche e penose prediche dal pulpito della vice-presidenza europea. Lo sta capendo persino Matteo Renzi che stenta a schierarsi in mezzo a questa baraonda, mentre Carlo Calenda guarda altrove verso cui magari qualcun altro non ha il coraggio di curiosare.

E pensare che non sarebbe impossibile ripartire dal concetto di uguaglianza, che come sosteneva Norberto Bobbio, costituisce la stella polare della sinistra e si intreccia in modo complesso con la libertà: i due concetti si limitano e si completano a vicenda, fondando l’essenza stessa della democrazia. Si provi a coniugare l’uguaglianza con i fin troppo emergenti problemi di sanità, fisco, istruzione, giustizia e assistenza sociale, immigrazione e pace: il riformismo dovrebbe venire di conseguenza, partendo soprattutto dal discorso della pace affrontato con lo stile consigliato da papa Leone XIV. La pace di cui parla il Pontefice non è anzitutto un obiettivo geopolitico né un equilibrio tra interessi contrapposti: è una forma dell’anima, una disposizione del cuore, una realtà che nasce dalla conversione interiore e soltanto da lì può irradiarsi nella storia. (“Avvenire” – Paola Muller)

Cartolina era un programma televisivo italiano della durata di circa cinque minuti condotto su Rai 3 da Andrea Barbato, andato in onda nella fascia preserale, dalle ore 20.25 alle 20.30, dal 2 ottobre 1989 al 17 giugno 1994, per un totale di 827 puntate. Barbato, prendendo spunto da avvenimenti politici, o fatti di cronaca, inviava un “messaggio” di critica, a volte benevola, a volte no, ad un personaggio direttamente interessato al fatto stesso. In alcune puntate della trasmissione Il portalettere, condotta sulla stessa rete da Piero Chiambretti nel biennio 1991-19912, il comico torinese “consegnava” personalmente le cartoline di Barbato ai personaggi a cui erano indirizzate, che molto spesso le rifiutavano.

Ebbene (sarà demagogia?) vorrei inviare ai riformisti dei miei stivali, in vena di sottigliezze sul concetto di difesa militare funzionale alla difesa della pace, la seguente emblematica cartolina.

Cari riformisti,

dopo aver completato l’analisi di diversi «incidenti operativi eccezionali» verificatisi nella Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023, l’esercito israeliano ha ordinato ieri alla polizia militare di avviare le indagini sul caso di Hind Rajab, la bambina palestinese di cinque anni uccisa insieme a cinque parenti e a due soccorritori il 29 gennaio 2024. In cerca di rifugio dai bombardamenti che colpivano Gaza City, Hind si trovava a bordo dell’automobile su cui viaggiavano gli zii e quattro cugini quando centinaia di colpi di arma da fuoco hanno messo fine alla fuga. Agonizzante, circondata dai cadaveri, per tre ore e mezza la bambina è riuscita a mantenere un contatto telefonico con il centro operativo della Mezzaluna Rossa di Ramallah, avviato dalla cugina più grande Layan. La corsa dell’ambulanza inviata a salvarla è stata interrotta a 50 metri dall’auto da colpi che risulterebbero compatibili con i mezzi blindati israeliani presenti in quel momento nell’area. I corpi delle vittime sono stati recuperati solo dieci giorni dopo la morte. La diffusione del drammatico dialogo con gli operatori, registrato, ha commosso e indignato la comunità internazionale, diventando più tardi materiale per il film La voce di Hind Rajab, vincitore di numerosi premi, fra cui il Leone d’Argento all’82esima Mostra del Cinema di Venezia. (“Avvenire” – Luca Foschi) 

Un caro ma provocatorio saluto.

Forse partendo dal cuore, lasciandosi emozionare dalla cronaca, si potrebbe trovare il modo di rilanciare un serio programma del centro-sinistra e di farlo camminare sulle gambe nazionali ed europee di un gruppo dirigente credibile. Diversamente penso che solo Vannacci potrà far vincere le prossime elezioni al centro-sinistra. È pur vero che tutto il mal non vien per nuocere, ma sperare in Vannacci non è il massimo per puntare all’alternativa, serve solo per istigare gli elettori (me compreso) all’astensione dalle urne.