Cosa butta la fontana leghista?

Fontana vuole cambiare la Lega, anche a costo di sostituire Salvini. Il presidente della Lombardia ha detto che sta lavorando a un’associazione dentro al partito e ha parlato di una «leadership collettiva». Attilio Fontana pensa che la Lega dovrebbe interrompere il calo di consensi, avvenuto anche in territori storicamente leghisti, adottando un’impostazione diversa, sia nelle proposte politiche sia nella dirigenza. A questo scopo dice di non escludere che il segretario Matteo Salvini debba farsi da parte.

In un’intervista al Corriere della Sera, Fontana non ha proposto esplicitamente le dimissioni di Salvini, come avevano fatto la scorsa settimana molti dirigenti in una riunione del direttivo lombardo, ma ha detto che «nessuna soluzione va esclusa a priori. La Lega non teme il rinnovamento. Chiediamo di rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del nostro partito».

Fontana ha quindi parlato di una «leadership collettiva» e di una «squadra forte» alla guida del partito. Senza entrare troppo nei dettagli, ha detto di stare lavorando a «un’associazione larga e aperta» formata da «una pluralità di persone» dentro alla Lega. Non è chiaro se possa stare costituendo una specie di nuova corrente all’interno del partito, e nello specifico una componente lombarda più strutturata.

Nell’intervista Fontana non ha escluso la formazione di un soggetto politico nuovo in futuro. Questo gruppo sta discutendo di diversi aspetti, dai diritti civili alla «modernizzazione dello stato» attraverso un maggiore federalismo e una maggiore autonomia delle amministrazioni locali. Per incidere su tutto il sistema, secondo lui, il partito dovrebbe valorizzare di più i territori con un maggiore peso economico, come la Lombardia.

Matteo Salvini viene considerato da tempo il principale responsabile della perdita di voti degli ultimi anni. «Siamo passati dal 34 al 5 per cento dei voti. Insomma, il problema c’è», ha detto Fontana, che in modo piuttosto inconsueto ha citato nella sua intervista gli scenari peggiori degli ultimi sondaggi, quando normalmente i politici tendono a tacere o svalutare i dati meno incoraggianti.

Diversi dirigenti all’interno del partito sostengono che la leadership di Salvini sia poco credibile, scarsamente strategica e troppo debole, e secondo alcuni lo dimostrerebbe la fuoriuscita del generale Roberto Vannacci, ex vicesegretario leghista che ha fondato il suo partito Futuro Nazionale togliendo voti proprio alla Lega.

Una parte consistente di dirigenti lombardi ha quindi chiesto a Salvini di farsi da parte. Lui ha respinto le dimissioni, ma si è detto disponibile all’ipotesi di formare una sorta di direzione collegiale che lo potrebbe affiancare senza sostituirlo. Già lo scorso giugno Salvini  aveva creato una «cabina di regia», cioè un gruppo di lavoro al quale avevano partecipato presidenti leghisti di diverse regioni, sindaci e ministri con lo scopo di affrontare questioni territoriali di interesse nazionale. (ilpost.it)

Sono d’accordo con chi afferma che il problema del centro-destra non è Vannacci col suo Futuro Nazionale, ma la Lega con il suo presente salviniano. Non sono mai stato e non sono tuttora disinteressato alle vicende di questa formazione politica: mi interessa più la crisi leghista rispetto ai rigurgiti forzitalioti e ai trionfalismi meloniani. L’unico partito degno di tale nome nella destra italiana è la Lega: ha o almeno aveva una storia, una pseudo (?) cultura, una base sociale, una esperienza amministrativa, una classe dirigente a livello territoriale. Nel percorso da Umberto Bossi a Matteo Salvini hanno perso per strada un po’ tutto.

Il grillismo, con cui sono persino andati a letto, ha tolto loro l’antipolitica, il nazionalismo meloniano li ha sloggiati armi e bagagli dal federalismo, il neofascismo serpeggiante nella destra li ha estraniati dalla Repubblica in cui erano tutto sommato inseriti a pieno titolo, il centralismo burocratico della destra li ha costretti a sposare “Roma ladrona” e a contestare “Europa matrigna” in cui peraltro il nord-Italia dovrebbe e potrebbe avere un ruolo economico-sociale rilevante, la questione migratoria cavalcata da Fratelli d’Italia li ha schiacciati su posizioni razziste lontane dalla loro efficientista ispirazione iniziale.

La Lega non è più né carne né pesce! Il suo consenso potenziale non è il 34% di qualche tempo fa, ma nemmeno l’attuale 5%. Il suo futuro non può essere legato alle sorti del Ponte sullo stretto di Messina o alle avventure ministeriali di Salvini. Il buongoverno regionale degli Zaia e il pragmatismo governativo dei Giorgetti hanno perso il loro appeal. La deriva salviniana non ha sbocchi. La base elettorale leghista è costretta ad oscillare tra le sparate vannacciane e le smargiassate meloniane.

Dove sei Umberto? Tutto sommato sento la tua nostalgia. Rimpiango la tua Lega che era molto meglio dell’accozzaglia della destra attuale. Hanno mandato in avanscoperta Attilio Fontana, anche se “da lu a niént da sén’na…”. Arriverà qualcun altro? Staremo a vedere…

Sir Falstaff dice del signor Fontana, che si presenta a lui con una damigiana di porto: “Bene accolta sia la fontana che sparge un simile liquore”. Vorranno i leghisti fare con il signor Fontana o con chi gli sta dietro una più ampia conoscenza in cerca di un futuro che non sia vannacciano?