Partiti, partitini, partitoni e partitacci

Il futuro del movimento Futuro Nazionale (guidato dal Generale Roberto Vannacci) in Calabria sta attraversando una fase di forte turbolenza interna e riorganizzazione. Sebbene la regione avesse registrato un’alta percentuale di adesioni, recenti nomine imposte ai vertici hanno provocato le dimissioni in blocco di centinaia di tesserati. A luglio 2026, oltre 600 iscritti appartenenti ai comitati di Lamezia Terme hanno abbandonato il partito. La rivolta ha coinvolto anche i numerosi comitati attivi nel cosentino.

Fuga di tesserati o polemica montata ad arte per denigrare Futuro Nazionale? Non ho idea… Mio padre rideva ironicamente delle ipotetiche fughe tra amanti, con i due che scappano e cominciano a litigare scendendo le scale: della serie la famiglia ed il matrimonio sono una cosa seria. Si potrebbe dire la stessa cosa della politica. È vero che i partiti spuntano come funghi mediatici, ma a tutto c’è un limite anche perché ne esistono di avvelenati. “Futuro nazionale” pesca nel torbido della sopravvissuta mentalità fascista, nella serpeggiante protesta qualunquistica di destra, nel malcontento in cerca di ascolto, però, dal momento che le balle stanno in poco posto (anche quelle di Vannacci), emergono immediatamente contraddizioni che potrebbero sgonfiare il fenomeno di cui tanto si parla.

L’armamentario vannacciano è quello squisitamente fascista, ma non credo che il generale in pensione abbia la capacità di usare la nostalgia per riassettare la destra italiana, di rappresentare l’ago della bilancia truccata; tuttalpiù lo vedo come improvvisato cercatore nel pagliaio reazionario dell’ago che punge l’establishment meloniano dopo aver punto quello leghista. Forse Futuro Nazionale dice quel che Fratelli d’Italia pensa e non può dire. Forse Vannacci sta costringendo Salvini a gareggiare con la concorrenza sleale e Forza Italia a ingoiare rospi molto difficili da digerire con un minimo di dignità. Un’operazione verità a destra di cui si può, tutto sommato, essere grati ad un generale in pensione totalmente disinibito.

Il panorama partitico italiano è caratterizzato a destra dalla spasmodica ricerca di un’identità storica che copra l’incapacità cronica a governare; a sinistra dalla impellente necessità di trovare una problematica convivenza per rimettere in discussione la partita di governo; al centro dalla illusione di insinuarsi per accattivarsi le simpatie dei cosiddetti moderati del nulla.

In questo bailamme ci sta di tutto e di più. Le partite di calcio si vincono a centro campo, quelle della politica?

Chi è il centrocampista? Coll che primma al la fa e po’ al la pìsta… Il centro della politica è praticato da parecchi pistapòci. Ad ogni giorno basta il suo…

I gol chi li segna? Chi tira in porta! Mio padre era un ammiratore quasi maniacale dei giocatori portati al tiro a rete, dagli attaccanti pretendeva il tiro da quasi tutte le posizioni (in effetti si tratta dello spunto finale e più spettacolare del gioco; un’azione di gioco senza tiro porta, amava dire, è come una romanza d’opera lirica senza acuto, lascia il tempo che trova). Ebbene i goleador non esistono o meglio esistono solo i leader, coloro che vorrebbero tirare in porta senza nemmeno vederla.

A destra vogliono vincere a tavolino (vedi legge elettorale), a sinistra hanno la presunzione di vincere per manifesta inferiorità dell’avversario (come nel baseball), al centro ritengono che la politica sia l’arte della melina.

Per tornare a Roberto Vannacci: vuol strafare, vuol giocare in tutti i ruoli, vuol fare una sua squadra partendo dalla tifoseria che farà presto a stancarsi di lui, vuol dare fastidio ad amici ed avversari, vuol essere protagonista a tutti i costi. Quando e come finirà? Per me è finito prima ancora di cominciare! La destra non fa per me, al centro ho già dato, dalla sinistra mi aspetterei quel certo non so che…