Ingegneria costituzionale inversa

Il dem Gianni Cuperlo accusa il centrodestra di volere un premierato di fatto. «È falso», replica Casellati, spiegando come il potere di nomina del premier rimarrebbe al capo dello Stato. La riforma «non comporta alcuna deriva autoritaria ma favorisce stabilità e piena rappresentatività delle Camere».

Se lo dice Maria Elisabetta Casellati Lamberti, ministra per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa nel Governo Meloni, (non) c’è da stare tranquilli…

Sto seguendo il dibattito extra-parlamentare sulla cosiddetta riforma elettorale: leggo interventi di esperti costituzionalisti e più approfondisco le tematiche relative al sistema elettorale più temo che ci sia sotto qualcosa di eufemisticamente poco chiaro.

Forse stiamo prefigurando ed approntando la goccia che fa traboccare il vaso dell’indifferenza e del menefreghismo imperanti. L’illusoria overdose di decisionismo popolare, somministrata a chi è in crisi di astinenza-astensione, rischia di mandare in tilt gli equilibri costituzionali.

Ci hanno provato con la giustizia ed è andata come sappiamo, vale a dire con un sussulto di fede costituzionale; ci stanno riprovando col sistema elettorale e non sono sicuro che ci sarà un altro sussulto, perché la sordina-amplificazione applicata al voto potrebbe disorientare, stordire e devitalizzare gli elettori.

Con 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astensioni, la Camera ha approvato in prima lettura la nuova legge elettorale voluta dalla maggioranza in vista delle politiche del 2027: un sistema proporzionale che assegna un abnorme premio di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato alla coalizione più votata, purché superi il 42% dei consensi e che, con l’indicazione obbligatoria del nome del candidato alla presidenza del Consiglio, limita fortemente le prerogative del Capo dello Stato. Un “premierato” di fatto, introdotto surrettiziamente visto che – dopo la batosta sul referendum sulla magistratura – la maggioranza ha messo nel cassetto la riforma costituzionale che intendeva scardinare il nostro sistema parlamentare. Il testo della legge passa ora al Senato. (MicroMega)

Sono piuttosto scettico sul ruolo parlamentare giocato su una riforma così strumentalmente equivoca: temo i piatti di lenticchie, temo il rinnovamento dei pasticci già combinati, temo la blandizia perpetrata ai danni dell’elettorato, temo che la Corte Costituzionale non basti a preservare la democrazia, temo che finiscano col prevalere gli interessi di bottega nel supermercato “pirlamentare”.

Un tempo si sarebbe scesi in piazza: ricordiamo le proteste contro la legge truffa ai tempi di De Gasperi, un dolcetto più che accettabile rispetto alla torta attuale.

La legge elettorale viene spacciata come l’intervento chirurgico per salvare la capra della rappresentanza e i cavoli della governabilità. Magari l’operazione andrà bene, ma la democrazia già malata potrebbe…