Donald Trump torna ad attaccare Giorgia Meloni a colpi di meme: l’ultimo, pubblicato sul social network Truth, mostra la premier italiana in una posa adorante nei confronti dell’inquilino della Casa Bianca. La scritta a corredo: “Restraining order needed”, ovvero “Urge un ordine restrittivo”, come a rappresentare Meloni nelle vesti di una stalker. Pur esprimendo “sconcerto”, Palazzo Chigi ha scelto di non replicare.
La provocazione di Trump, che di fatto sfiducia Meloni, è arrivata proprio alla vigilia del vertice Nato di Ankara, durante il quale i capi di Stato e di governo dei Paesi aderenti dovranno decidere in che termini far proseguire l’alleanza occidentale.
Da mesi Trump si lamenta dei partner, accusandoli di lassismo e di poca collaborazione sia per quanto riguarda la mancata volontà di partecipare direttamente alle azioni militari, ed anche con riferimento agli stanziamenti economici volti a sostenere la Nato.
Solo pochi giorni prima, da Trump era arrivata un’altra bordata all’Italia e altri Paesi Nato, , accusati di non volersi fare carico delle spese necessarie. In sintesi, sempre via social, Trump aveva ricordato come gli Usa paghino 999 miliardi alla Nato mentre l’Italia solo 48,8.
Nella notte fra il 5 e il 6 luglio è arrivata la replica di Palazzo Chigi. Al netto dello “sconcerto” espresso per l’ennesima provocazione, la premier ha scelto di non rispondere per le rime.
“Non reagiremo a questa provocazione”, è stata la prima reazione a caldo, riportata dal Corriere della Sera. Nella notte il ministro degli Esteri Antonio Tajani e Meloni si sono sentiti per concordare la strategia: ignorare il nuovo attacco trumpiano. Eventuali sviluppi potrebbero giungere successivamente.
Quale sia la strategia di Donald Trump l’ha spiegato Daniele Compatangelo, l’inviato di La7 a Washington, autore della telefonata-scoop nella quale il presidente Usa ha accusato Meloni di elemosinare una foto insieme.
Compatangelo ha spiegato che la strategia trumpiana è tanto semplice quanto brutale: cannoneggiare quotidianamente gli alleati occidentali per costringerli a cedere alla sua volontà, ovvero permettere un maggiore utilizzo delle basi Nato, partecipare in via diretta alle azioni belliche Usa e aumentare la spesa militare.
Trump è rimasto turbato dal “tradimento” di Meloni, che non ha voluto partecipare direttamente alla guerra in Iran. Da allora è in corso una escalation di provocazioni.
Ma è possibile che dietro alla strategia trumpiana ci sia anche dell’altro: nel giro di pochissime ore, l’ultimo meme che riguarda Meloni è stato letteralmente sommerso da una quantità di altri contenuti social, fra i quali almeno una ventina fra pubblicità e contenuti sponsorizzati.
Trump sa che ad ogni meme particolarmente aggressivo segue un picco di traffico su Truth, social network di sua proprietà. Oltre, naturalmente, a un picco di interazioni. Non è escluso che dietro a questi attacchi ci sia anche un interesse puramente economico: la monetizzazione dei clic. (virgilio.it – Mauro Di Gregorio)
Non penso che dietro questi attacchi di Trump a Giorgia Meloni ci sia soltanto una manifestazione di bullismo antifemminista: troppo insistenti e mirati per essere un divertissement internazionale; troppo politicamente contestualizzabili per rientrare nella psicologica sindrome rancorosa del beneficiato; troppo motivati per costituire una mera farsesca vendetta personale.
C’è dell’altro? Probabilmente sì! Azzardo alcune piste ipotetiche: Trump considera l’Italia il ventre molle europeo e quindi sparla alla nuora perché le suocere intendano; Trump vuole costringere, volenti o nolenti, l’Italia e la sua smidollata premier a rientrare pienamente nei ranghi filo-americani e filo-atlantisti; Trump vuole esemplificare cosa possa succedere a chi fa la furba con lui (punirne una per educarne cento…).
Sul piano dell’eco mediatica interna al nostro Paese, il presidente sta facendo un piacere a Giorgia Meloni, offrendole su un piatto d’argento la ghiotta occasione di fare la vittima e quindi di conquistare inopinate simpatie in un momento di grosse difficoltà. Ma quanto potrà durare?
Se lo scontro dovesse comportare l’isolamento italiano con tanto di conclamato fallimento della politica meloniana, fatta di atlantismo spinto e di europeismo di maniera, con tutte le conseguenze socio-economiche del caso, la simpatia non tarderebbe a diventare insofferenza e fastidio.
Agli amici d’oltreoceano non piace la subdola e strumentale arrendevolezza, ai partner europei non piace la fregoliana e marionettistica partecipazione alla già debole unità. Alla fine dell’opera Giorgia Meloni chiederà allo specchio delle sue brame chi sia la più bella del reame e ascolterà risposte a base di pernacchie trumpiane e di risatine franco-tedesche. Non le rimarrà che spillare qualche indispensabile ma non sufficiente voto a Roberto Vannacci, che magari nel frattempo sarà diventato la nuova quinta colonna trumpiana in Europa e la vera spina politica nel fianco delle istituzioni europee. Vale più la sincera follia vannacciana della insopportabile ragionevolezza meloniana.
Se devo essere proprio sincero, non mi scandalizzo, come finge di fare Carlo Calenda in cerca di un piatto elettorale di lenticchie, ma penso che tutto il mal trumpiano non venga per nuocere alla benefica caduta del tavolino del centro-destra a cui, nonostante la studiata nonchalance, verrebbe a mancare una gamba portante.
