La Russa e l’uva

“Io non ho mai denunciato un solo giornalista penalmente, adesso penalmente no, ma vorrei cominciare da oggi ad adire le vie giudiziarie in sede civile per esempio contro La 7”. Ignazio La Russa, presidente del Senato, annuncia l’intenzione di adire le vie legali. “A Di Martedì un signore ha detto, ‘i fratelli La Russa io li conosco bene, negli anni ’70 facevano i comizi e subito dopo scendevano a distribuire le bombe ai ragazzi’ io farò causa non a questo signore che non so neanche chi è, ma alla televisione, a La 7”, spiega La Russa, ospite di Dritto e rovescio, su Rete 4. L’esponente di Fratelli d’Italia risponde alle domande sulle critiche che gli vengono rivolte: “Le critiche nei miei confronti? Adesso ho scoperto che è perché hanno paura che faccio il Presidente della Repubblica, cosa che ho smentito, non me lo farebbero fare e non mi piacerebbe farlo”.  (Adnkronos)

Io non so se quanto affermato durante la trasmissione de La 7 risponda o meno al vero, so soltanto che dai pori della pelle di Ignazio La Russa trasuda il fascismo: la raccolta di busti del Duce ne è una piccola ma significativa prova, una sorta di lapsus freudiano a rovescio. D’altra parte, oltre che di cimeli fascisti, ha fatto e sta facendo la collezione di cazzata sparate sostanzialmente alla viva il Duce. Conta il suo passato che è stato ampiamente scandagliato e il suo presente che è sotto gli occhi e le orecchie di tutti.

Questo signore ricopre indegnamente la seconda carica dello Stato ed è inserito alla grande nei gangli del potere più o meno occulto. La colpa non è sua, ma di chi lo ha vergognosamente designato e votato. Quando lo vedo presenziare a certe manifestazioni di antifascismo mi si agghiaccia il sangue. Non so come faccia Sergio Mattarella a tenerlo al suo fianco in tante occasioni.

Un tempo, mi riferisco al primo periodo di vita della Repubblica, tutto ciò non sarebbe stato possibile. Ricordiamoci come la piazza liquidò Fernando Tambroni, un democristiano anomalo che divenne presidente del consiglio con i voti del movimento sociale: un fatto politicamente gravissimo, ma istituzionalmente meno grave di La Russa sul più alto scranno di Palazzo Madama e, in casi particolari, sostituto del capo dello Stato (Dio ce ne scampi e liberi…). Ci scapparono i morti a Reggio Emilia e Genova e Tambroni se ne andò a casa.

Mi sforzo di essere positivo e mi auguro che la presenza di La Russa ai massimi livelli istituzionali serva come monito a considerare che purtroppo la realtà storica del fascismo non ha terminato il suo corso e quindi occorre la massima vigilanza, perché, come diceva mio padre, “in do s’ ghé ste a s’ ghe pól tornär“.

Quanto alle probabilità che possa diventare presidente della Repubblica, sembra una tragicomica barzelletta. Lui stesso ripiega non tanto sulla barzelletta, ma sulla favola de “La volpe e l’uva”.

A “La 7” non saranno molto preoccupati della ventilata denuncia: molti nemici come La Russa, molto onore.