La macelleria di destra è globale e sempre aperta

Nel pomeriggio del 20 luglio 2001, fui inviato dal Tg3 a commentare in diretta il grande corteo contro il G8 che si snodava per le strade di Genova. Ero all’epoca condirettore dell’Unità di Furio Colombo: in quelle ore moriva Carlo Giuliani, colpito dal carabiniere Placanica, e non era difficile prevedere che qualcosa di molto grave sarebbe ancora accaduto.

Criticai l’atteggiamento di chi guidava i poliziotti in assetto di guerra, con migliaia di persone pacifiche pressate e manganellate, come per un’assurda rivalsa dopo aver subito sotto gli occhi del mondo l’assalto dei misteriosi Black Bloc poi scomparsi nel nulla. Rientrato in redazione fui sommerso, tramite agenzie, da una raffica di insulti: il più mite ci definiva organo dei terroristi.

Ripenso a quei giorni, dopo la durissima condanna dell’Europa per i fatti della Diaz, per ricordare ai troppi smemorati in malafede cosa era l’Italia ai tempi della destra trionfante e arrogante. Una polizia con licenza di torturare e un’informazione di stampo cileno adibita a cassa di risonanza della menzogna golpista. E guai a chi non si adeguava. L’Unità non si adeguò, i suoi inviati raccontarono tutto e gli editoriali di Colombo furono, in quella notte della Repubblica, una delle poche luci di giornalismo civile. Alla macelleria messicana delle coscienze e della memoria neppure i genitori del ragazzo Giuliani, Haidi e Giuliano, si rassegnarono. Così come l’indimenticabile don Gallo, che sicuramente oggi potrebbe sventolare con orgoglio la sua bandiera della pace e della giustizia in terra. (Da ‘Stoccata e Fuga’, il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2015, Antonio Padellaro)

A costo di essere considerato fazioso, affermo che la destra è sempre quella, non è cambiata: cosa pretendere quindi di fronte alla (quasi) macelleria israeliana contro gli attivisti della Flottiglia? Chi protesta ha sempre torto e più ha ragione e più ha torto e quindi deve essere silenziato a tutti i costi con le buone o le cattive. Gli attuali nostri governanti non facciano quindi finta di scandalizzarsi.

Nel 2001, durante i fatti della scuola Diaz a Genova, ministro degli interni era Claudio Scajola di Forza Italia, oggi abbiamo il burocrate di ferro Matteo Piantedosi: se non è zuppa è pan bagnato…

Gianfranco Fini, all’epoca dei fatti del luglio 2001, ricopriva il ruolo istituzionale di Vicepresidente del Consiglio nel secondo governo Berlusconi. Durante l’irruzione della polizia nella scuola Diaz, Fini non ricoprì un ruolo di comando operativo, ma si trovava a Genova in qualità di esponente di governo di primo piano. Oggi abbiamo Antonio Tajani e Matteo Salvini come vice-presidenti del Consiglio: da correre a scappare…

Ebbene cosa volete che sia l’agghiacciante pestaggio ai flottigliesi da parte dei militari israeliani, guidati dal ministro per la sicurezza nazionale israeliano Ben-Gvir, con inaccettabili atti compiuti, prelevando gli attivisti in acque internazionali e sottoponendoli a vessazioni e umiliazioni, violando i più elementari diritti umani?

Roba normale! I nostri governanti in passato, e anche recentemente, ne hanno fatto o coperto di peggio. Emblematico l’imbarazzo di Letizia Moratti di fronte all’inettitudine governativa, la quale a “otto e mezzo” su La7 sembrava una penosa marziana capitata in terra (e Marina Berlusconi vuol cambiare musica sostituendola a Tajani?). Se gli israeliani devono fare i conti con questi squallidi personaggi, possono stare tranquilli e continuare indisturbati i loro genocidi.

E poi fino all’altro giorno Meloni, Salvini e c. non criticavano aspramente la Flottiglia considerandola più o meno un’accozzaglia di inutili rompicoglioni?

Di Netanyahu hanno tutti paura, ma forse in molti sono d’accordo con lui. È comodo reagire a babbo morto, comportarsi come quel marito che da sotto il letto faceva la voce grossa con la moglie.