Il gioco dell’oca elettorale

Con Venezia e Reggio Calabria il centrodestra incassa al primo round la posta più alta dell’intera tornata amministrativa e rimanda al ballottaggio altre possibili vittorie di peso. Al campo largo (peraltro diviso) resta il successo più scontato e indigesto, quello di Vincenzo De Luca a Salerno. E le conferme di Prato e Pistoia, anche queste maturate al primo turno, consolano solo fino a un certo punto. A Messina esplode Sud chiama Nord di Cateno De Luca, con l’eclatante affermazione di Federico Basile. L’affluenza cala ancora e segna quasi cinque punti in meno rispetto alle comunali precedenti, dal 64,9% al 60,06%.

Siamo tornati indietro, alla casella di partenza, come nel gioco dell’oca. Sembrava che l’elettorato italiano si fosse risvegliato col referendum sulla giustizia, invece…Non so se questo test elettorale abbia un grande e attendibile significato, tuttavia una cosa è certa: il centro sinistra (o campo largo come dir si voglia) non attira l’attenzione degli elettori, mentre il centro-destra con i suoi media “trionfaleggia” più per lo scampato pericolo che per il ritrovato e forse insperato “successino”.

Fino a qualche tempo fa la sinistra riusciva a strappare consensi sfruttando una maggior dimestichezza a livello di amministrazioni locali, presentando cioè candidature decisamente più appetibili sul piano della competenza e dell’esperienza. Evidentemente non è più così! Ed è un fatto piuttosto grave.

Probabilmente non è stata capace di elaborare il successo referendario, non è riuscita a coniugare il rispetto valoriale per la Costituzione con il quotidiano politico delle scelte concrete e locali, ricadendo immediatamente in una logica politichese e politicante: primarie sì primarie no, Conte o Schlein, campo stretto o campo largo, leader o programmi, e via di questo caracollante passo. I giovani se ne sono tornati nelle loro tane a considerare che solo con una forte e radicale politica di pace si salva la democrazia. L’elettorato più socialmente debole è tornato all’astensione incattivita dagli andamenti economici molto preoccupanti. Gli italiani capiscono che le cose vanno male, ma non riescono a trovare la via politica di fuga.

Il centro destra non può nascondere i propri fallimenti nascondendosi dietro le urne amministrative: il suo non è consenso informato dei fatti, ma dissenso dirottato sul binario morto della scettica e giustificata astensione. Prima o poi pagherà il conto, anzi tutti lo pagheremo…

La sinistra (mi sono stancato di chiamarla centro sinistra) ha molto di che riflettere: non riesce ad intercettare lo smarrimento della gente davanti al clima di guerra imperante (non è né pacifista né bellicista e cosa è?): non è capace di garantire una concreta prospettiva di attenzione ai problemi del lavoro (non è né riformista né rivoluzionaria e cosa è?); non offre serie politiche sull’immigrazione (non è né securitaria né aperturista e cosa è?); non è capace di incarnare una vera e propria alternativa di governo (non è né polemica né programmatica e cosa è?).

Non basta ergersi a custodi della Costituzione, la quale si custodisce da sola, tanta è la sua modernità e fondatezza. Non basta indicare le travi nell’occhio di Giorgia Meloni e c., bisogna mostrare i propri occhi capaci di guardare alle prossime generazioni e non soltanto alle prossime elezioni.