I chierichetti di Putin e i rabbinetti di Netanyahu

La vicenda scuote anche il mondo cattolico. In vista dell’assemblea generale della Cei al via lunedì, la rete internazionale “Preti contro il genocidio” (2.200 sacerdoti, 25 vescovi e due cardinali in 58 Paesi), ha scritto una lettera aperta per chiedere ai vescovi «una parola evangelica chiara sulla tragedia del popolo palestinese», in quanto «il nostro silenzio non è neutrale. Le ambiguità dei governi, delle istituzioni e talvolta anche delle comunità cristiane rischiano di diventare complicità». Da qui la missiva, inviata non «per contrapporci, ma per condividere una ferita. Non scriviamo per giudicare, ma perché il dolore di Gaza, della Cisgiordania, del Libano e di tutta la Terra Santa non ci lascia più dormire tranquilli». (“Avvenire” – Gianluca Carini)

Mentre la politica governante è silente o zeppa di parole di circostanza, il mondo cattolico ha il coraggio di interpellarsi prima di interpellare e di esigere parole evangeliche chiare dalla gerarchia sulla tragedia palestinese. Mi sembra l’atteggiamento giusto.

Per il Papa e il Vaticano la questione palestinese legata ai rapporti con Israele è estremamente delicata: al discorso globale della condanna della guerra sempre e comunque si aggiunge infatti il problema interreligioso. Se da una parte il Vaticano ha da tempo riconosciuto lo Stato palestinese con tutte le conseguenze a livello di diritto internazionale e di atteggiamenti diplomatici, dall’altra parte c’è la difficoltà nel rapportarsi all’ebraismo, che nelle sue componenti più fanatiche si schiera apertamente col governo Netanyahu e in quelle più moderate resta silente in un momento in cui il silenzio non è neutrale.

Il dialogo interreligioso non è un valore assoluto, deve essere impostato e portato avanti nella chiarezza e senza infingimenti. Così come papa Francesco ebbe il coraggio di definire il patriarca ortodosso Kirill come il chierichetto di Putin, papa Leone faccia un ulteriore passo avanti e prenda le distanze dalla Chiesa ebraica per quanto riguarda i rapporti col potere israeliano.

Quindi, prima di tutto assoluta chiarezza religiosa, poi denuncia del comportamento del potere israeliano sempre più inaccettabile da tutti i punti di vista e ancora condanna dell’omertoso atteggiamento dei governi europei nonché aperta e concreta condivisione delle ferite inferte al popolo palestinese.

Schiettezza evangelica a trecentosessanta gradi: non si tratta di tornare ai “perfidi ebrei” del Venerdì Santo, ma di invitarli a cambiare atteggiamento.

Il 12 marzo 2000, durante la prima domenica di Quaresima, Papa Giovanni Paolo II celebrò la storica Giornata del Perdono. Durante una solenne cerimonia in Piazza San Pietro per il Grande Giubileo, il Pontefice chiese pubblicamente scusa a Dio e all’umanità per i peccati e gli errori commessi dagli uomini di Chiesa nei secoli.

Non sarà il caso che anche gli Ebrei prendano una simile iniziativa? Almeno per gli errori commessi nei confronti del popolo palestinese? La virata avrebbe un effetto altamente positivo anche a livello dei rapporti fra gli Stati al fine di interrompere le carneficine in atto.