Se la va, la spacca

Le riforme istituzionali come un esame su Palazzo Chigi. É già successo con Matteo Renzi. A lui andò male: dopo la sconfitta al referendum lasciò la guida del governo. Il precedente non preoccupa la presidente del consiglio Giorgia Meloni che, dal palco del Festival dell’Economia a Trento, ha usato toni definitivi sul premierato: “E’ una riforma necessaria in Italia – ha detto – o la va o la spacca: ma nessuno mi chieda di scaldare la sedia o di stare qui a sopravvivere, non sarei la persona giusta per ricoprire questo incarico”. (ANSA.it)

L’assemblea della Cei si è confrontata sul premierato e “qualche vescovo ha espresso preoccupazione. Quando si toccano gli equilibri istituzionali” è necessaria “molta attenzione”. Lo ha detto il cardinale presidente della Cei, Matteo Zuppi, in una conferenza stampa. “A mio parere occorre molto spirito della Costituzione: non è un problema di lettera ma di capacità di pensare qualcosa che non sia contingente e che non sia di parte”, “questo è indispensabile”, “mi sembra che la discussione sia aperta”, ha aggiunto. (ANSA.it)

Ho messo a confronto i due approcci al problema della riforma costituzionale del premierato non per gusto clericale né per retrogusto fascistoide, ma semplicemente per ragionare.

Cambiare la Costituzione (e che Costituzione) non è come giocare alla roulette, ma una questione di enorme portata che andrebbe affrontata con molta prudenza e saggezza.

Quando si cambia una cosa occorre pregiudizialmente sapere e capire da dove viene, chi l’ha fatta, su quali basi è stata concepita, quali erano gli scopi prefissati e quali gli effetti ottenuti. Bisogna ricordarsi innanzitutto che La Costituzione italiana nasce dalla Resistenza e dall’antifascismo e che è il risultato di un compromesso ideale ai livelli più alti tra le forze politiche impegnate nella ricostruzione del Paese sui valori maturati durante la Resistenza stessa.

Come fa a ritrovare lo spirito e la spinta costituzionali chi non si considera antifascista e di conseguenza non condivide gli ideali della Resistenza? Mistero della politica italiana! In effetti le proposte sul tappeto, premierato e autonomia differenziata, sono l’esatto contrario di quanto prevede la Costituzione, vale a dire democrazia rappresentativa, assetto regionale coordinato con la finanza dello Stato, rispetto dei principi di uguaglianza e pari dignità sociale di tutti i cittadini nonché il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Può darsi benissimo che la Costituzione abbia bisogno di una “rinfrescata” in modo da renderla ancor più adeguata ai tempi e capace di raggiungere gli scopi a cui tende, ma certamente non può essere stravolta in modo populistico e sconvolta negli assetti istituzionali.

Quanto al metodo occorrerebbe ritrovare e ricreare il clima post-bellico della Costituente: non ne vedo sinceramente la possibilità considerato anche l’infimo livello etico-cultural-politico della classe dirigente degli attuali partiti che puntano lancia in resta a cambiare purchessia la Costituzione a scopi di parte se non addirittura personali.

Credo che la premier, con il suo ridicolo ma inquietante “o la va o la spacca”, stia bluffando o millantando un credito e un consenso popolare che non ha: non dimentichiamo infatti che governa con una maggioranza che è minoranza del popolo italiano. Certe svolte antidemocratiche partono però da posizioni minoritarie e possono diventare strada facendo paradossalmente coinvolgenti: la strada maestra della democrazia è infatti difficile, mentre la scorciatoia dell’antidemocrazia può sembrare illusoriamente facile e comoda.

C’è da chiedersi perché Giorgia Meloni stia spingendo così tanto la macchina governativa col pericolo tutt’altro che peregrino di andare a sbattere. Avrà sicuramente le sue motivazioni squisitamente politiche, riconducibili a cogliere l’acqua intanto che corre e prima che gli italiani si sveglino: una tattica di puro consolidamento del proprio potere alla faccia degli interessi del Paese.

Se mai dovesse riuscirle la manovra, sarebbe estremamente difficile un domani tornare indietro e dovremmo continuare a mangiare la minestra senza nemmeno la possibilità di saltare dalla finestra.

Tutto sommato “o la va o la spacca” può valere scriteriatamente per lei, ma vale purtroppo anche per il Paese tutto: sarà bene tenerlo presente intanto che si è ancora in tempo.