Mattarella, il Presidente degli impossibili

Le Regioni meridionali dispongono oggi di un reddito che non raggiunge quello di altre aree nazionali. Per alcuni aspetti i loro cittadini fruiscono di servizi meno efficienti. Nel Meridione il tasso di occupazione è più basso rispetto al Centro e al Nord. Donne e giovani pagano un costo elevato e sono tanti coloro che, a malincuore, lasciano la terra d’origine, accentuando un rischio di spopolamento che andrebbe frenato. Per rispetto del valore, della storia e del futuro di quei territori. Lo sviluppo della Repubblica ha bisogno del rilancio del Mezzogiorno. È appena il caso di sottolineare come una crescita equilibrata e di qualità del Sud d’Italia assicuri grande beneficio all’intero territorio nazionale. Una separazione delle strade tra territori del Nord e territori del Meridione recherebbe gravi danni agli uni e agli altri.

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Nella filiera agricola, di cui siete protagonisti, riveste grande incidenza il tema dell’immigrazione. I lavoratori migranti sono parte essenziale della produzione agricola e delle successive trasformazioni dei suoi prodotti. Ma, in alcuni casi, aree grigie di lavoro – che confinano con l’illegalità, con lo sfruttamento   o addirittura se ne avvalgono – generano anzitutto ingiustizia e, inoltre, insicurezza, tensioni, conflitti. E offrono spazi alle organizzazioni criminali. Vigilare, quindi, è un preciso dovere. Sulle delinquenziali forme di caporalato. Sulle condizioni inumane in cui vengono, in alcuni casi, scaraventati lavoratori stagionali, talvolta senza nome né identità. Siamo una Nazione che ha conosciuto i drammi e le sofferenze degli emigranti e avvertiamo il dovere di rifiutare di riviverli al contrario. La gestione legale dell’immigrazione rappresenta una priorità. L’Italia e l’Europa hanno la forza per affrontarla compiutamente. Purtroppo, fin qui è mancata, tra i Paesi dell’Unione, la lungimiranza e la necessaria solidarietà. L’auspicio – e, in parte significativa, anche la constatazione – è che stia maturando una maggiore consapevolezza. Le recenti decisioni assunte in sede di Unione Europea, ancorché incomplete, hanno segnato l’avvio di un nuovo percorso, con il risultato di grande rilievo di aver finalmente superato l’insostenibile accordo di Dublino.

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Non possiamo accettare lo stillicidio continuo delle morti, provocate da incurie, da imprudenze, da rischi che non si dovevano correre. Mille morti sul lavoro in un anno rappresentano una tragedia inimmaginabile. Ciascuna di esse – anche una sola – è inaccettabile.

 

Ho scelto, non a caso, tre significativi passaggi dell’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla vigilia della festa del 1° maggio, tenuto a Cosenza nell’ambito della visita ad un importante distretto agroalimentare. Tre temi dell’agenda politica, vale a dire l’unità territoriale del Paese, la gestione del fenomeno migratorio e la sicurezza sul lavoro.

Sul primo discorso si legge in filigrana la preoccupazione del Presidente, garante dell’unità nazionale, per la discutibilissima riforma della cosiddetta autonomia differenziata. Si tratta di un salto nel buio degli egoismi regionali e delle disparità economico-sociali degli italiani.

Sul secondo punto l’invito a gestire in positivo l’immigrazione come risorsa, combattendo ogni forma di razzismo palese e occulto, di clamoroso sfruttamento e di subdola illegalità.

Sulla terza questione abbiamo l’ennesima sottolineatura del ribrezzo verso l’insicurezza sul lavoro con i numeri da capogiro dell’autentica conseguente tragedia delle morti.

Si tratta di alti richiami a tutti, ma in particolare a chi governa. Alla enfatica e falsa proposizione di un Paese di Bengodi da parte dell’attuale compagine governativa fa riscontro un bagno di problematica, e addirittura per certi versi drammatica, concretezza del Capo dello Stato, che sembra dire: mi avete voluto e io continuo imperterrito a fare il mio mestiere, a svolgere il compito di coscienza critica in mezzo all’omologazione, all’opportunismo e al silenziamento imperanti.

Stupisce come Sergio Mattarella riesca a interpretare questa sorta di controcanto rispetto alla narrazione corrente pur nel rigoroso rispetto dei suoi limiti istituzionali e senza indulgere a demagogici richiami alla pubblica opinione, che non manca mai di riservargli grande rispetto e considerazione.

Mi sono chiesto: potrebbe fare qualcosa di più per salvare l’Italia dal baratro politico in cui sta precipitando? Potrebbe sbattere in modo più diretto in faccia alla classe politica le responsabilità che dovrebbe assumersi e che sta dimenticando, ripiegando costantemente su una propaganda che sfiora ormai quella di un vero e proprio regime? Potrebbe chiedere direttamente ai cittadini il coraggio di partecipare in chiave fortemente critica alla vita politica non limitandosi ad esprimere voti e non voti superficiali?

Penso che Mattarella abbia ben presenti queste necessità e stia facendo, direttamente e indirettamente tutto il possibile. Alla luce della gravità della situazione, della sua inossidabile imparzialità, della sua sempre più storicamente spendibile indipendenza, mi permetto di chiedergli l’impossibile a costo persino di compromettere l’aura di umile discrezione che lo contraddistingue. A lui e solo a lui individuare l’impossibile e farlo diventare possibile nell’interesse di tutti.