La chiamano guerra ibrida

Una rivendicazione, ancora da verificare, e la minaccia di un’escalation della strategia del terrore. L’Europa continua ad essere il bersaglio di falsi allarmi bomba che dagli aerei ieri si sono spostati nelle redazioni di alcuni media irlandesi, probabilmente come “avviso” ad una settimana dal doppio appuntamento del vertice della Comunità politica europea e quello informale del Consiglio europeo. Insieme costituiscono la più grande riunione di capi di Stato e di governo mai ospitato dall’Irlanda, che al momento detiene la presidenza a rotazione del Consiglio dell’Ue con la partecipazione di una cinquantina tra leader di Paesi europei, incluso il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. (“Avvenire” – Cinzia Arena)

Reagisco al clima di superficiale paura per affrontare invece seriamente l’inquietante aria che respiriamo, approfittando dell’occasione per pormi alcuni provocatori interrogativi.

Pensavamo che bastasse un clamoroso voto d’oltre oceano per ripulirci la coscienza politica?

Pensavamo che le guerre si potessero accendere e spegnere schiacciando un interruttore elettorale?

Pensavamo che le guerre sconfiggessero il terrorismo e non lo alimentassero?

Pensavamo di essere indenni dal pericolo terroristico lucrando i giusti aperturismi al mondo arabo-palestinese della classe politica italiana del tempo che fu o nascondendoci sotto l’ombrello vaticano o confidando nell’operato dei nostri servizi segreti oppure per la storia italiana fatta di peccati minori di colonialismo rispetto agli altri emblematici Paesi europei?

Pensavamo che le proteste di piazza fossero un prezzo da pagare sbrigativamente con quattro panzane raccontate alla gente che si sente insicura?

Pensavamo che i giovani agitassero bandiere che non ci riguardano e chiedessero l’impossibile?

Pensavamo che il trumpismo potesse essere archiviato dopo averlo introdotto fin nel midollo delle nostre ossa sovraniste e nazionaliste?

Pensavamo che l’Europa si potesse costruire sulle macerie dell’Ucraina, sul riarmo imposto dalla Nato, sulle omertà filo-israeliane, sull’amicizia col nemico statunitense?

Pensavamo che essere cristiani volesse dire applaudire il Papa per poi fare i cazzi propri?

Potrei continuare, ma non è il caso…

Sui falsi attacchi bomba è intervenuta la premier Giorgia Meloni. «Non siamo in grado oggi di dire se l’attacco al plasma in Francia, i finti allarmi bomba sugli aerei, l’aggressione nei confronti dei generi alimentari siano tutti collegati, però ci dicono sicuramente tutti la stessa cosa: che oggi a essere sotto attacco sono infrastrutture civili». Questo ha aggiunto la premier «riporta a un ragionamento che cerco di fare da diverso tempo: quando noi parliamo di spese di difesa e sicurezza in un tempo come questo, non stiamo parlando semplicemente di armi. Stiamo parlando di mettere in sicurezza la quotidianità dei cittadini».

Ricordo un episodio di vita scolastica: c’era stato un compito in classe d’italiano, lo svolgimento di un tema piuttosto insidioso. La prof corregge i compiti e li ridistribuisce con tanto di giudizio e di voto. Paradossale quelli affibbiati ad un compito ben scritto: “Tutto bene! Quattro!”. L’allievo era andato completamente fuori tema. A Giorgia Meloni dovrebbero fischiare le orecchie…