Molto meglio i vescovoni dei ministroni

«Non desideriamo i Cpr né a Castel Volturno, né altrove» perché «non li riteniamo rispettosi della dignità delle persone migranti», mentre «sicurezza e dignità devono andare necessariamente insieme, sempre! Altrimenti rischiamo di smarrire la bussola del diritto e della civiltà». Lo scrive in una nota l’arcivescovo di Capua e vescovo di Caserta, monsignor Pietro Lagnese, annunciando la sua partecipazione sabato 24 ottobre a Castel Volturno alla manifestazione nazionale contro i Cpr (Centro di permanenza per il rimpatrio), uno dei quali il governo lo vuole realizzare proprio nella città costiera casertana, spendendo 43 milioni di euro per 120 posti.

Con Lagnese ci saranno altri vescovi, come don Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli, Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, Michele Autuoro, vescovo di Benevento, Giuseppe Mazzafaro, vescovo di Cerreto Sannita, Giacomo Cirulli, vescovo di Teano. Lagnese, che fin da aprile ha denunciato le scelte del Governo, sostenuto dai vescovi campani e di altri territori, ribadisce che «le nostre Chiese hanno espresso con chiarezza la propria preoccupazione, ponendo al centro la dignità di ogni persona, in particolare di quella migrante, e il rispetto dei diritti, nell’orizzonte della Dottrina sociale della Chiesa, ribadita più volte da Papa Francesco e oggi, con altrettanta fermezza e decisione, da Papa Leone XIV». Dunque, aggiunge, se «garantire la sicurezza e la legalità è certamente un dovere fondamentale e irrinunciabile delle istituzioni» tuttavia, «una sicurezza autentica e duratura non si costruisce diffondendo la paura, cedendo alla tentazione di cercare capri espiatori o dimenticando le sofferenze di chi fugge da povertà estrema, guerre, persecuzioni e ingiustizie». Migranti che, denuncia il vescovo, «sono persone che hanno diritto a essere perciò trattate con rispetto e chiedono di poter diventare parte attiva delle società che le accolgono: è questo il pensiero della Chiesa».

Per questo i vescovi continuano a «guardare con seria e motivata preoccupazione all’ipotesi di realizzare dei Cpr». In particolare Castel Volturno, la “piccola Africa” dove vivono migliaia di immigrati, «non ha bisogno di strutture restrittive e contenitive che rischiano di assimilare la condizione di vulnerabilità alla criminalità e di produrre ulteriore degrado sociale e morale». Ha invece bisogno di «veri percorsi di integrazione, di misure incisive per contrastare lo sfruttamento lavorativo e la piaga del caporalato, di servizi sociosanitari adeguati e di un’alleanza educativa e civile tra istituzioni, associazioni, realtà ecclesiali e cittadini». (“Avvenire” – Antonio Maria Mira)

E allora? Il governo Meloni farà un altro decreto sicurezza per arginare la contestazione portata avanti dai cattolici e loro pastori nei confronti dell’andazzo pseudo-securitario adottato dal governo stesso? Sarà bollato come invadenza clericale questo coraggioso atteggiamento ecclesiale? Se gli italiani non trovano spunti e riferimenti nella sinistra politica, chissà che non si scuotano davanti agli autorevoli e motivati interventi di alcuni esponenti della gerarchia cattolica. Ritorneranno i tempi del rapporto tra Umberto Bossi (fondatore e storico leader della Lega Nord) e la gerarchia della Chiesa cattolica, caratterizzato da forti tensioni, polemiche e ripetuti scontri politici? I temi dello scontro erano:

  • Politica sull’immigrazione: Il motivo di maggiore attrito è stato il tema dell’accoglienza dei migranti. Bossi ha spesso criticato duramente le posizioni della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e dei vescovi, definendole “parole con poco senso” o polemizzando contro aperture ritenute eccessive (come quelle dell’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi, a cui Bossi rivolse frasi polemiche).
  • La legge Bossi-Fini: Già nei primi anni Duemila, i vertici della Chiesa espressero forti perplessità e critiche sulle normative in materia di immigrazione e sicurezza promosse dal governo e legate al suo nome (come la legge Bossi-Fini).
  • L’8 per mille e le “minacce” politiche: Nei momenti di maggiore scontro, Bossi ha ciclicamente polemizzato contro i “vescovoni”, arrivando a ventilare l’ipotesi di mettere in discussione o tagliare l’8 per mille alla Chiesa cattolica.
  • Dichiarazioni provocatorie: In varie occasioni pubbliche (ad esempio a Montecitorio), Bossi ha replicato alle critiche del mondo cattolico e dei giornali d’area invitando i vescovi a “fare qualche messa in più” piuttosto che intervenire nel dibattito politico.

Siamo ancora lì. E pensare che Umberto Bossi era certamente da preferire agli attuali insipidi quanto arroganti esponenti del centro-destra: guai a toccarli, sono come lumache, vanno benissimo ai lumacosi perbenisti italiani. Ritorno al «no ai Cpr, sì all’integrazione» e alla partecipazione dei vescovi della regione campana alla manifestazione nazionale contro i Centri di permanenza per il rimpatrio in quanto non rispettosi della dignità delle persone migranti.

Proprio per questo, conclude il vescovo, la partecipazione e «il sostegno convinto mio e delle nostre comunità ecclesiali a quella manifestazione non nascono da interessi politici, né tantomeno da un’appartenenza ideologica o da logiche di parte. Il nostro unico intento è parlare a nome del Vangelo, per riaffermare e difendere l’inviolabile dignità di ogni persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio». E rispondendo alle non poche critiche ricevute, replica che «la Chiesa non fa politica di parte né persegue visioni di schieramento, ma non può restare in silenzio quando in gioco vi è il valore della vita, della giustizia sociale e del rispetto dei diritti fondamentali dei più deboli». L’arcivescovo auspica che la mobilitazione «possa diventare un’occasione di dialogo e fraternità, invitando tutti i partecipanti a rispettare le regole e la pluralità delle posizioni, senza violenze, contrapposizioni o conflitti». Dunque sabato «diciamo sì alla vita, sì all’amicizia, sì alla solidarietà, sì all’accoglienza e alla fraternità, sì alla pace! Testimoniamo insieme che siamo “Fratelli tutti”, costruendo ponti di incontro e di concordia, mai muri di esclusione e di discriminazione». (ancora “Avvenire” – Antonio Maria Mira)