Ci sono due modi per impostare i rapporti fra la tragica realtà della guerra e la serena prospettiva della pace.
Vediamo l’approccio di Donald Trump: opportunismo, tatticismo, convenienze economiche, minacce, ricatti.
L’annuncio del presidente Donald Trump è arrivato a 25 giorni esatti dalle attesissime elezioni di metà mandato del 3 novembre: «La Russia fornirà immediatamente oltre 300mila tonnellate di gasolio al mercato americano e a quello globale, altre 500mila nel mese di novembre e un milione di tonnellate subito dopo», ha scritto venerdì sera su Truth. Ufficializzata dopo una telefonata con Vladimir Putin (che Trump ha pure ringraziato), la svolta è stata dettata dall’urgenza di far scendere il costo medio della benzina, schizzato verso l’alto con la guerra in Iran. Il presidente ha sottolineato: «Sommando queste forniture russe al petrolio proveniente dallo Stretto di Hormuz, di cui abbiamo il controllo totale, i prezzi del gasolio scenderanno per gli americani e per tutto il mondo, in misura record e rapidamente». Propaganda elettorale a spese dell’Ucraina. «Zelensky la smetta di attaccare le raffinerie russe – ha tuonato Trump all’indomani –. È tempo di un nuovo presidente a Kiev». (“Avvenire” – Angela Napoletano)
«La connessione si interrompe proprio mentre i droni sono in volo», lamenta il soldato che con un solo display manovrava fino a quattro velivoli intercettori. Per Kiev significa perdere la possibilità di colpire le forze russe e abbattere gli ordigni diretti sulle città. Le restrizioni ai servizi satellitari di SpaceX aprono un nuovo fronte nella crisi con Washington, mentre i bombardamenti di Mosca lasciano senza elettricità circa 600mila persone. E Zelensky annuncia di voler tornare a colpire le raffinerie russe, dopo che Trump ha annunciato un accordo per consentire l’esportazione del diesel russo. (“Avvenire” – Nello Scavo)
E vediamo l’approccio di papa Leone XIV: appelli, urgenze umanitarie, dialogo, pragmatismo soccorritore.
Durante l’Angelus di domenica 11 ottobre 2026, Papa Leone XIV ha lanciato un nuovo e accorato appello per la pace tra Ucraina e Russia, chiedendo la fine degli attacchi contro i civili e le infrastrutture e ricordando l’impatto della guerra sul commercio globale di cereali. (ANSA.it)
Il collegamento telefonico è fra il decimo piano del policlinico “Gemelli” di Roma e il Cremlino. Il Papa, da una parte; il presidente russo Vladimir Putin, dall’altra. Conversazione per parlare della guerra in Ucraina, partendo dalle urgenze umanitarie, ossia da quella “via” che sta a cuore alla Chiesa per aprire spiragli di dialogo partendo delle popolazioni colpite da un conflitto e che ha fatto della Santa Sede un interlocutore affidabile sia per Mosca, sia per Kiev. Al centro della telefonata – spiega la Sala Stampa vaticana – la «grave situazione umanitaria» che si sta consumando in una località lungo la linea del fronte in Ucraina: quella di Oleshky, la città della regione di Kherson sulla riva del fiume Dnepr occupata dai russi dove gli abitanti sono allo stremo, imprigionati sotto i bombardamenti, senza più cibo e acqua. «Viva preoccupazione» viene espressa da Leone XIV che chiede «una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile». (“Avvenire” – Giacomo Gambassi)
Il dialogo, che trasforma il nemico in controparte, è irrinunciabile, ma deve essere portato avanti nella chiarezza e senza ipocrisie e opportunismi.
La diplomazia è la strada maestra, ma deve mettere al primo posto l’aiuto alle popolazioni stremate e non subdole, minacciose e precarie alleanze che si trasformano in ricatti.
L’amico Pino mi scrive: “Mi rimane sempre dentro il pensiero che Putin non voglia assolutamente negoziare. Chi lo può convincere con Trump dalla sua parte? Un altro inverno di guerra sarebbe un massacro per il popolo ucraino. Gli unici che potrebbero far sedere Putin ad un tavolo sarebbero i cinesi, ma non hanno interesse a farlo e aspettano…cosa li potrebbe convincere, cosa dare in cambio per convincerli? Intatto la stronzetta furbetta se ne cava fuori lasciando a Francesi, Tedeschi e Inglesi la patata bollente di un eventuale negoziato dell’Europa con Putin… Che bel panorama di egoismo mondiale!!! Se gli Usa dovessero togliere l’appoggio dell’intelligence all’Ucraina, sarebbe disfatta totale…e quel diavolo di Elon Musk che butta benzina sul fuoco contro l’Ucraina…
L’unica risposta a questi drammatici dubbi la sta dando il Vaticano: non vedo altro. La politica si esercita a diplomatizzare le urgenze umanitarie, a “ipocritizzare” la diplomazia, a dialogare col coltello sotto il tavolo. L’immediata migliore resistenza alla guerra consiste nello scambio dei prigionieri, nei corridoi umanitari, nel soccorso a chi sta morendo. La prospettica impostazione della pace consiste nel “testardo” dialogo a tutto campo e nella “debolezza” della diplomazia come arma di deterrenza e di fuga da un rischioso pragmatismo bellico.
Oltre rivolgere a papa Leone XIV gli auguri di pronta guarigione sarebbe opportuno che i responsabili delle nazioni si sforzassero di ascoltarlo e di imitarlo, togliendolo da un inarrivabile olimpo per trasferirlo sulla nuda terra. Che differenza c’è fra gli insensati attacchi politici di Trump a papa Leone e gli applausi della Ue (Meloni in prime fila) al pontefice stesso? Nessuna!
