Fatta la legge evitiamo l’inganno

I ricorsi contro la legge elettorale sono già pronti. Lo “Stabilicum” (per le opposizioni “Melonellum”) sta per tagliare il traguardo. In circa 30 distretti si lavora già agli atti da presentare nei tribunali, con rilievi su preferenze, firme, equilibrio di genere. Ci sono i tempi tecnici per la pronuncia prima di un voto anticipato: la Consulta dovrebbe esprimersi a febbraio.

La legge elettorale deve ancora tagliare il traguardo e già si guarda oltre. Alla prossima tappa prima dell’applicazione dello Stabilicum che, inevitabilmente, diventa ora quella dei ricorsi alla Consulta per far dichiarare non costituzionale, in parte o in tutto, questa riforma tanto contestata.

Decisiva, a questo punto, diventa anche la tempistica: i giudici della Corte sono abituati a tempi medio-lunghi, eppure gli esperti della materia stavolta prevedono che potrebbe arrivare già a partire dal mese di febbraio l’eventuale pronuncia della Corte sui ricorsi annunciati.

Nel mirino sono in particolare 5 punti: le preferenze “a metà”, l’abnorme numero di firme (450mila) che di fatto blocca l’ingresso in Parlamento di nuovi partiti, il mancato equilibrio di genere, il premio di maggioranza e la creazione di fatto di un unico mega-collegio mondiale per il voto degli italiani all’estero.

L’obiettivo «è che la pronuncia della Corte arrivi nei tempi utili» per le prossime elezioni, anche nel caso in cui queste fossero anticipate alla fine alla primavera del 2027. I tempi tecnici ci sarebbero. A meno di improvvisi intoppi. In questo modo si eviterebbe il potenziale danno maggiore dello Stabilicum: cioè quello che la legge possa fare il suo debutto alle urne prima di essere dichiarata, eventualmente, incostituzionale. Sarebbe una beffa oltre al danno. (“Avvenire” – Eugenio Fatigante)

Se devo essere sincero non sono stato tanto interessato al dibattito parlamentare sulla vergognosa legge elettorale, ma alle speranze che venga dichiarata incostituzionale possibilmente prime della prossima consultazione popolare. Sì, perché ormai la frittata è fatta e l’unica possibilità è quella di buttarla nella pattumiera prima che venga mangiata e provochi una intossicazione elettorale.

Questa nuova porcata legislativa è sintomatica del clima politico vigente nel nostro Paese: non si riesce a prescindere dagli interessi delle botteghe partitiche, le regole democratiche si fanno e disfano a seconda delle convenienze della maggioranza, la volontà popolare viene indebolita e sacrificata opportunisticamente sull’altare del più forte.

L’espressione “San Giovanni fa vedere gli inganni” (più comunemente nota come “San Giovanni non vuole inganni”) è un famoso modo di dire italiano usato per smascherare una furbata, una bugia o una truffa. Spero tanto nella Santa Corte Costituzionale: meno male che esiste!

È una legge che sembra fatta apposta per invitare ulteriormente gli elettori a starsene a casa, un perfetto assist all’astensionismo e alla riduzione della partecipazione democratica a mera delega in bianco.

Le regole del gioco tendono a falsare i risultati del gioco: il come si è proceduto alla loro definizione fa rabbrividire. Il solo fatto che nella votazione di questo provvedimento abbia pesato la questione della fiducia al governo è un controsenso istituzionale, una prevaricazione rispetto al ruolo del Parlamento: si tratta dell’inarrestabile e progressiva mistificazione della volontà popolare.

Non è una legge italiana, ma una legge all’italiana!!!