La Chiesa non è padrona della compassione

Parlando durante l’incontro con i malati, il Papa ha detto che «nessuna legge umana deve farvi perdere la certezza della vostra dignità». E ha aggiunto: «È proprio in nome di questa dignità inalienabile della persona umana che la tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. È impossibile considerare normale togliere la vita». (papa Leone XIV a Lourdes)

Torno molto criticamente sulle parole del Papa per approfondirne i termini.

DIGNITÀ: è il valore intrinseco, la nobiltà morale e il decoro che spettano a ogni essere umano per il solo fatto di esistere. Il termine indica la “condizione di nobiltà morale in cui l’uomo è posto dal suo grado, dalle sue intrinseche qualità, dalla sua stessa natura di uomo”. La parola deriva dal latino dignitas (da dignus, che significa degno, meritevole, idoneo).

«Bisogna decidersi: “È sacra la vita o è sacro l’uomo? Se è sacra la vita, la puoi prolungare indefinitamente: oggi con la scienza ti manca un pezzo, te lo attaccano, non ti funziona questo, ti mettono un tubo e così via. Se è sacro l’uomo, l’uomo ha la dignità di poter scegliere il momento in cui morire e io non avrei voluto vivere senza testa». (Padre Alberto Maggi, teologo e biblista)

«Malati terminali: sulla base di una scelta chiara e consapevole della persona interessata, bisogna rispettare il suo diritto alla non sofferenza, a un minimo di dignità in ciò che rimane della vita. Ogni caso ha una sua trama e una valutazione diversa». (don Andrea Gallo)

 

 

COMPASSIONE: è la capacità di riconoscere la sofferenza altrui e di sentire il desiderio attivo di alleviarla. La parola deriva dal latino cum patior, che significa letteralmente “soffrire insieme”.

«Chi può essere escluso dalla compassione di Gesù?». (Padre Alberto Maggi, teologo e biblista)

«Non mi interessa raccogliere le briciole di compassione gettate dal tavolo di qualcuno che si considera mio padrone. Voglio il menù completo dei diritti». (Desmond Tutu, arcivescovo anglicano emerito di Città del Capo e Nobel per la pace nel 1984)

 

 

NORMALE: ciò che è consueto, ordinario, regolare e conforme a una regola o a una consuetudine.

La legge sul suicidio assistito non è normale, ma al contrario prevede e regola casi straordinari comunque bisognosi di attenzione e di accoglienza. È un tentativo, non l’unico, di andare incontro alla sofferenza dell’altro, che non è mai normale.

Scusi lei è favorevole o contrario al suicidio assistito? E chi può essere favorevole? Si tratta dell’extrema ratio, vale a dire l’ultima soluzione possibile, ovvero l’estremo rimedio a cui si ricorre quando ogni altro tentativo o via d’uscita si è rivelato inutile, per chi non ce la fa più a vivere per le sofferenze a cui è sottoposto. Negare il ricorso dignitoso e legittimo a questa possibilità è un vero e proprio accanimento dogmatico.

Non posso pensare a un Dio inflessibile inquisitore che non concede il beneficio di interrompere la sofferenza: che Dio sarebbe!? Non siamo forse stati creati per la gioia. Il dono della vita che ci concede non può ritorcersi dogmaticamente contro di noi: è scelta di vita anche quella di terminarla dignitosamente quando essa diventa una condanna a vivere, forse addirittura peggio di una condanna a morte.