Rimpatri più efficaci e hub esterni: l’ultimo via libera dell’Europa ai “muri” per i migranti. Disco verde finale alle nuove regole sulle espulsioni che prevede centri di rimpatrio fuori dai confini Ue. Si studiano nuove restrizioni alle richieste di protezione internazionale. La novità più dirompente è, appunto, la controversa facoltà giuridica per gli Stati membri di realizzare, attraverso intese ad hoc, degli “hub” fuori dal territorio Ue. Contatti sono già in corso con Paesi dell’Africa e dell’Asia Centrale, mentre cinque governi dell’Ue sono al lavoro con l’obiettivo di creare centri congiunti: Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Austria e Grecia. Atene, in particolare, punta ad avere un centro operativo in Africa già nella seconda metà del 2027, quando assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue. La destinazione non è stata resa nota, ma secondo quanto filtra Uganda e Ruanda sarebbero in cima alla lista valutata dal gruppo dei cinque. È lì che, nei giorni scorsi, si sono recate in missione due eurodeputate dei verdi, le olandesi Tineke Strik e Anna Strolenberg. «Le discussioni sono ancora in fase preliminare», ma entrambi gli Stati sarebbero intenzionati a stringere accordi con gli europei, hanno riferito, parlando degli “hub” come una sorta di leva per negoziare con i governi Ue sul fronte degli investimenti economici. A preoccupare, però, sono sia i rischi di violazione dei diritti umani sia il contesto in cui si colloca quella che Bruxelles chiama “diplomazia migratoria”: «L’Uganda da solo, al momento, accoglie circa 2,7 milioni di rifugiati», in particolare provenienti dai Paesi vicini, ma «se noi europei vi deportassimo altre persone, andremmo a mettere ancora più pressione a un sistema già fragilissimo dove mancano cibo e acqua, buttando benzina sul fuoco». (“Avvenire” – Gabriele Rosana, Bruxelles)
Non c’è che dire, il governo italiano sta facendo scuola in materia migratoria: il modello Albania è diventato virale in Europa. Nutro non poche perplessità al riguardo. Innanzitutto un rifiuto di fondo alla impostazione della governance migratoria basata sullo spostamento del problema verso inaffidabili e pericolosissimi siti al di fuori del territorio Ue. Un modo elegante (?) per lavarsene le mani, pagando un goloso prezzo ai Paesi dell’Africa e dell’Asia centrale a cui verrebbe sostanzialmente appaltata al buio la gestione dei centri per il rimpatrio destinati a diventare maxi-ghetti foraggiati dalla incivile Europa. Per i Paesi europei una, peraltro illusoria, liberazione dal problema schiumando la pentola migratoria in ebollizione; per i Paesi ospitanti un business sulla pelle dei disperati. In mezzo i migranti trattati come merce di scambio. Con quali garanzie a livello di rispetto dei diritti umani è facilmente immaginabile.
In secondo luogo la procedura senza scopo e senza termine (una vera e propria tratta di migranti) avrà costi umani incredibili e costi economici enormi a fondo perduto: un sistema per aiutare i Paesi in via di sviluppo a non svilupparsi, ma a speculare sulla pelle dei senza patria.
In terzo luogo non vedo come possa funzionare un simile sistema, che verrà inevitabilmente gestito a livello mafioso: altro che lotta ai trafficanti… Un processo inarrestabile di tortura ai danni dei poveri della terra.
È questa l’Europa che applaude papa Leone XIV? È questa l’Europa dei padri fondatori? È questa l’Europa della sinistra o l’Europa sinistra? Questa è l’Europa del compromesso anti-storico fra destra e sinistra!
Mia sorella Lucia si vedeva costretta a prescindere dagli schemi politici tradizionali, che, a livello europeo, servono a coprire una sostanziale e generalizzata conservazione o addirittura un’opzione reazionaria. Quando andò, in rappresentanza del movimento femminile della Democrazia Cristiana, in visita alle istituzioni europee, tornò a casa estremamente delusa e, col suo solito atteggiamento tranchant, disse fuori dai denti: “Sono tutti dei mezzi fascisti!”. Credo che un po’ di ragione ce l’avesse. Penso volesse dire che non credevano in un’Europa aperta, solidale, progressista e partecipata, ma erano chiusi in una concezione conservatrice se non addirittura reazionaria. Può darsi che da allora la situazione sia addirittura peggiorata. Chissà cosa direbbe oggi. Lo immagino e non mi azzardo a scriverlo per non esagerare alle sue spalle. Non vorrei che fossimo costretti a cercare il male minore, vale a dire chi è meno conservatore, meno reazionario, meno fascista: il compromesso ipotizzabile ai livelli più bassi sulla pelle di chi soffre, migranti in primis.
