Mi sento in dovere di tornare a botta calda sulla miserevole e demenziale performance del capogruppo di FdI, Galeazzo Bignami: ha gettato fango sulla memoria del presidente Oscar Luigi Scalfaro coinvolgendo persino la sua orgogliosa e qualificante appartenenza all’Azione Cattolica. Questo fango me lo sono sentito addosso e lo voglio rispedire immediatamente al mittente. La mia formazione religiosa e politica si basa proprio sull’Azione Cattolica in cui mi onoro di avere militato (da fiamma bianca ad aspirante, da pre-ju a juniores, da seniores a etc. etc.) e proprio dall’Azione Cattolica ha preso spinta il mio impegno in politica: credere in Dio, obbedire al Vangelo, combattere per la libertà e la democrazia. Una sintesi educativa molto diversa da quella a cui probabilmente si rifà lo smemorato Fratello d’Italia.
Il mio puntuale amico Pino mi ha plasticamente così “messaggiato”: «Complimenti al Cretinetti Bignami: una bella pestata che ha suscitato una dura reazione dell’Azione Cattolica…e toccare l’A.C. vuol dire toccare la gerarchia (leggi tutta la Chiesa) …bravo, bravo, Galeazzo …continua così…».
Oltre tutto Scalfaro era un centrista (ce ne vorrebbero oggi di centristi così…) all’interno della Democrazia Cristiana: io, nel mio piccolo, aderivo alla corrente della sinistra sindacal-aclista fondata da Giulio Pastore il cui figlio era un sacerdote, don Pierfranco Pastore, assistente nazionale del movimento aspiranti dell’A.C. Questo per dimostrare quale zeppa di cazzate storiche, etiche e politiche abbia messo assieme questo disonorevole Bignami a cui consiglierei almeno la lettura di qualche “bignami”, vale a dire di piccoli libri di scuola che riassumono in modo breve e semplice tutte le cose importanti delle materie in cui si è andato goffamente e scioccamente a misurare.
Quando ascoltavo gli interventi di Scalfaro non ancora presidente della Repubblica mi stupivo dell’onestà e della vivacità intellettuali con cui riusciva a coniugare fede e politica. Da presidente della Camera e da capo dello Stato mantenne viva tutta la sua coraggiosa e coerente testimonianza di cattolico prestato alle istituzioni della Repubblica. I meloniani dovrebbero soltanto pulirsi la bocca e poi avere il buongusto di tacere: stanno raggiungendo la vetta della loro povertà etica, intellettuale, morale e politica. Servirà per delineare una sorta di contrappasso politico-elettorale? Magari Bignami si rifà alla celebre frase “nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli” (spesso legata al pensiero di Oscar Wilde o a icone come Salvador Dalì), che riassume la teoria secondo cui la visibilità batte sempre l’oscurità. Ecco perché bisogna reagire e riportare a visibilità un passato fulgido che ha il potere di oscurare il presente tenebroso.
C’è un’immagine di 27 anni fa che coi fatti risponde al fango gettato dal capogruppo di FdI, Galeazzo Bignami, sulla memoria del presidente Oscar Luigi Scalfaro. È il 21 marzo 1999, siamo a Corleone in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie promossa dall’associazione Libera, fondata da don Luigi Ciotti. Sul palco ci sono Scalfaro, il presidente della Camera, Luciano Violante, e il vicepresidente del Consiglio e futuro capo dello Stato, Sergio Mattarella.
Per Scalfaro non è la prima partecipazione all’importante iniziativa di Libera. Nel 1996 era in piazza del Campidoglio a Roma per la prima edizione, ma questa di Corleone ha un diverso valore, anche perché è la prima presenza di un presidente della Repubblica nel luogo simbolo del potere di “cosa nostra”. «Mi disse – ha più volte raccontato don Luigi Ciotti – che il suo staff era contrario, non per il valore della visita, ma per i problemi di sicurezza. Ma mi disse che fece di tutto per essere presente perché non voleva lasciarci soli». Ci mise la faccia Scalfaro, ma anche le parole che pronunciò su quel palco. Parole importanti, che ben rispondono alle insinuazioni dell’onorevole Bignami. Ed è importante leggerle tutte:«Ci sono le associazioni, ci sei tu don Ciotti. È importante che ci sia tu. Io sono qui perché mi hai chiamato. Mi ha detto “devi venire”. Eccomi! Perché penso che il capo dello Stato debba obbedienza ai cittadini che si impegnano in ogni modo per la salute del nostro popolo. Sono qui per questo. Sono qui per dirti “grazie” davanti a tutti. Per questa iniziativa. Qui c’è una marea di folla, venuta da ogni parte».
Quelle immagini e quelle parole don Luigi le porta sempre con sé nel cellulare, a ricordo di un rapporto strettissimo con Scalfaro che anche dopo il settennato partecipò a molte iniziative di Libera. Sempre con la stessa convinzione. «Il Vangelo e la Costituzione erano i suoi due grandi riferimenti», è un altro dei ricordi di don Luigi, aggiungendo: «Una persona di grande umanità, un cattolico che si interrogava, sapeva tradurre la spiritualità del Vangelo in etica civile». Scalfaro, ha scritto il collega Marco Iasevoli, ha più volte affermato, anche durante il mandato quirinalizio, «che la sua formazione cattolica e i suoi trascorsi in Ac sono stati fondamentali per l’educazione alla libertà». Anche contro le mafie.
Probabilmente l’onorevole Bignami non conosce la storia dell’Azione cattolica che è anche storia di martiri antimafia. Proponiamo un ripasso. Francesco Ferlaino, magistrato di Corte d’appello a Catanzaro, venne ucciso a Lamezia Terme il 3 luglio 1975. Era presidente diocesano di Ac. Marcello Torre, sindaco di Pagani, fu assassinato l’11 settembre 1980 su ordine di Raffaele Cutolo. Militante fin da ragazzo in Ac, della quale fu anche dirigente. Rosario Livatino, giudice ad Agrigento, ucciso il 21 settembre 1990, e beatificato il 9 maggio 2021, aveva aderito all’Ac fin dal liceo, frequentando poi l’associazione del suo paese Canicattì. Don Pino Puglisi, parroco di Brancaccio, ucciso il 15 settembre 1993, era cresciuto spiritualmente in Ac della quale fu assistente e educatore. Tutti martiri che proprio nella formazione e nel cammino associativo avevano appreso come saldare Cielo e Terra. Certo non frequentando ristoratori condannati per mafia.
La memoria è una cosa molto seria e va esercitata con verità. Non per accaparrare consenso e voti. L’antimafia ha solo il colore della libertà, darle un colore politico, oltretutto falsando i fatti, serve solo alle mafie. (“Avvenire” – Antonio Maria Mira)
