La Giunta delle autorizzazioni a procedere della Camera nega ai magistrati l’accesso alle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Andrea Caroccia, il ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver agevolato il clan camorristico dei Senese. E subito si infiamma la giornata di Camera e Senato, scatenando la bagarre in Aula a Palazzo Madama.
Con i cinque stelle che occupano i banchi del governo e le proteste del resto delle opposizioni. Il prossimo appuntamento della vicenda ‘Bisteccheria d’Italia’ è fissato il 30 luglio, quando la richiesta dovrà essere votata dall’Aula di Montecitorio. E già centrodestra e centrosinistra promettono scintille. Il parere della Giunta sulla richiesta della Procura di Roma per il sequestro era atteso da settimane.
Quando in mattinata arriva la notizia del voto contrario deciso dalla maggioranza, le opposizioni muovono compatte per contestare la decisione. Protagonista delle proteste è il Movimento 5 Stelle che porta lo scontro direttamente dentro l’Aula del Senato, occupando i banchi del governo e tenendo in mano dei cartelli con sopra scritto ‘fuori le chat’. Diverse le scaramucce soprattutto tra i 5 stelle e i senatori di Fdi. (ansa.it)
Pietro Senaldi, condirettore del quotidiano “Libero”, partecipando alla trasmissione “In onda” su La7, non è andato per il sottile ed ha giustificato la negazione ai magistrati, da parte della Camera, all’accesso alle chat di cui sopra, richiamando al riguardo il dettato costituzionale e ridicolizzando le proteste del M5S, che da una parte vorrebbe intestare le liste elettorali della sinistra alla difesa della Costituzione e dall’altra parte non accetterebbe il garantismo della Costituzione stessa ripiegando su un giustizialismo sbrigativo e superficiale. A dir poco curiosa appare la provocatoria tesi di questo giornalista.
Secondo l’art. 68 della Costituzione, per sottoporre un parlamentare a limitazioni della libertà personale (arresto, perquisizione personale/domiciliare, intercettazioni) è richiesta l’autorizzazione della Camera di appartenenza. Ciò per tutelare i membri del Parlamento da azioni giudiziarie pretestuose e per evitare indebite ingerenze nel funzionamento di organi costituzionali.
Nel caso in questione non si vedono e non si intravedono azioni pretestuose e ingerenze della magistratura, ma soltanto la volontà di indagare sui rapporti tra mafia ed affari in cui è finito più o meno consapevolmente Andrea Delmastro. La Costituzione offre al Parlamento un opportuno strumento di difesa che però andrebbe usato con discernimento, con rispetto per la verità e per la trasparenza nei comportamenti dei componenti delle Camere.
Non nascondiamoci quindi dietro il dito della Costituzione per giustificare atteggiamenti di oltranzistica e faziosa difesa della politica. Troppo equivoca la posizione di Delmastro per essere pregiudizialmente blindata. Da decenni è in atto lo scontro tra la politica riconducibile al cosiddetto centro-destra di origine berlusconiana e la magistratura; nemmeno il recente referendum è riuscito a riportare la quiete dopo la tempesta. A tangentopoli, che segnò la fine della prima repubblica, quella cattiva fondata sugli affari che aveva scacciato quella buona fondata sulla Costituzione, è succeduto il deserto dei tartari vale a dire la sistematica guerra difensiva di una certa politica contro il nemico immaginario togato.
Il governo aveva reagito alla recente bruciante sconfitta nella battaglia referendaria facendo dimettere Daniela Santanché e Adrea Delmastro: ora il secondo rispunta dalla finestra più bello e più difeso che pria. Una indegna pantomima con la quale la Costituzione c’entra come i cavoli a merenda. La guerra continua…
Luca Telese, conduttore della trasmissione “In onda”, ha definito ironicamente come geniale la tesi di Pietro Senaldi. All’avvocato difensore è lecito accampare tutte le scusanti, l’ambasciatore non porta pena: con la non trascurabile precisazione che il condirettore di un organo di informazione indipendente non dovrebbe essere avvocato di un partito politico né tanto meno ambasciatore di un governo. Senonché i pulpiti e le prediche si sovrappongono e si intersecano: la politica si snatura mediatizzandosi sempre più e i media si sputtanano in modo sempre più scandaloso.
