La mondiale rivierizzazione trumpiana

Gli uomini all’Avana di Trump e la dittatura della Coca Cola: tutti i piani Usa per “Riviera Cuba”. La cooperazione non sembra, però, sufficiente per Washington. Quale contropartita può davvero offrire l’isola prima delle riserve petrolifere da record del Venezuela? L’oro di Cuba, in realtà, è sé stessa. La sua bellezza e prossimità alle coste statunitensi la rendono «una meta chiave per i turisti Usa. Molte aziende sarebbero interessate a investire in un business che si profila multimilionario in caso di distensione», sottolinea Torres. Vi è, poi, l’enorme potenziale immobiliare dell’isola. «Il recupero dei palazzi storici, delle infrastrutture, della rete di telecomunicazione offre opportunità di affari interessanti», precisa l’economista. “Riviera Cuba” è un bottino ghiotto a cui Trump si interessa – senza successo – da molto prima di essere eletto. (“Avvenire” – Lucia Capuzzi)

Dopo i pazzeschi progetti rivieraschi su Gaza, eccoci a Cuba in una sorta di rivierizzazione trumpiana del mondo intero. La logica è questa, anche i recenti colloqui in Cina confermano una strategia americana volta alla giubilazione dell’occidente democratico trasformato in occidente vacanziero. Ognuno si faccia i cavoli suoi, salvo non disturbare la colonizzazione-villeggiatura da parte degli Usa. La politica internazionale ridotta ad affarismo turistico-alberghiero.

L’Europa si tolga dalla testa di essere difesa dagli Usa, si arrangi in proprio. Persino Taiwan deve sapersi regolare: il capo della Casa Bianca l’ha messa in guardia esplicitamente da qualsiasi mossa indipendentista.

 «Potrei farlo. Potrei non farlo». Donald Trump lascia Pechino alimentando il timore che molti a Washington e a Taipei avevano alla vigilia del vertice con Xi Jinping: che Taiwan possa essere entrata nel grande negoziato tra Stati Uniti e Cina. Il presidente americano, parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One durante il rientro, ha evitato di offrire rassicurazioni sulla linea americana verso l’isola autogovernata, il dossier più esplosivo del confronto con Pechino. Alla domanda se gli Stati Uniti interverrebbero in caso di attacco cinese, Trump è rimasto vago: «Non voglio dirlo. Non lo dirò».  Poi ha aggiunto un dettaglio eloquente: «Xi mi ha fatto la stessa domanda». La risposta? «Non parlo di queste cose». Formalmente, Washington non ha cambiato posizione: non promette esplicitamente la difesa militare di Taiwan, senza però escluderla, per scoraggiare Pechino da un’aggressione. (“Avvenire” – Elena Molinari)

Laddove ci puzza di bruciato, l’idea è quella di sbaraccare i residenti coi loro problemi per farne stati vassalli tenuti a versare tributi in terre ricche di risorse naturali e minerali. Le guerre servono ad aprire un varco ai trattati di pace consistenti nella pacifica (?) colonizzazione del tempo liberato.

La geopolitica risulta totalmente spiazzata, costretta a riciclarsi in svagopolitica. Imperversa la demenza artificiale di Trump. Lo staff che cura la comunicazione del tycoon inciampa (volutamente) nell’immaginario pop. In un post pubblicato a marzo, sono stati mescolati filmati degli attacchi militari statunitensi contro l’Iran con clip tratte da film e serie TV famosi, nonché dal manga e dall’anime “Yu-Gi-Oh!”. Nello stesso mese, un altro post sui social media della Casa Bianca imitava lo stile grafico del gioco Pokémon Pokopia insieme alla frase “Make America Great Again”. Anche Pokémon Company International ha rilasciato una dichiarazione critica sui contenuti del post. (“Avvenire” – Luca Miele)

Giorgia Meloni dovrà andare a Canossa e, come ha opportunamente osservato il deputato del M5S, Francesco Silvestri, indossare le ginocchiere per genuflettersi più comodamente e, per fare pace con Trump, dovrà fingere di essere divertita della sua svagopolitica e magari mettergli a disposizione la Calabria in cambio del mantenimento delle truppe americane sul suolo italiano. Alcuni decenni fa la Calabria venne considerata terra di conquista lombarda a livello turistico: poi i milanesi si stancarono delle bellezze naturali associate ad imbarazzanti disfunzioni pubbliche e private. La mafia difese la Calabria e addirittura si spostò al nord come atto di ritorsione.

Gli americani dopo la liberazione fecero patti segreti con la mafia: forse che oggi ritorneranno ad incassare il pizzo turistico rovesciato? Forse che la politica internazionale sta diventando una mafia rivierasca globalizzata, concordata fra mafiosi più o meno patentati a livello di cupola Usa-Russia-Cina-Israele? Sto lavorando di fantasia a livello formale, ma sto analizzando la realtà a livello sostanziale.

Il grande Domenico Modugno piangendo al telefono ci chiederà: “L’estate andate a villeggiare all’hotel riviera, vi piace il mare?” E noi cosa risponderemo? “Oh sì tanto, lo sai che sappiamo nuotare? ma dicci come fai a conoscere l’hotel riviera, ci sei stato anche tu?”.