Forse in molte parti d’Europa è relegato negli archivi della storia. A Graz, trecentomila abitanti, seconda città della ricca Austria, è il numero uno con il 35,63% dei voti. Parliamo del Partito comunista austriaco (Kpö), vincitore delle comunali con la sindaca Elke Kahr (già eletta nel 2021) e questo in un Paese in cui l’avanzata dell’estrema destra dei liberalnazionali (Fpö) sembra irrefrenabile: 37,2% in un sondaggio pubblicato dall’agenzia stampa Apa lo scorso 18 giugno. Ironicamente, il land di cui Graz è capoluogo, la Stiria, è guidato da un governatore liberalnazionale, Mario Kunasek.
Il segreto di questo incredibile successo è semplicemente uno: la stessa Elke Kahr, amatissima in città anche da chi non la vota. Perché questa donna di 64 anni, entrata nella Kpö nel lontano 1983, a 21 anni, si è rivelata la sindaca “della gente”. La sua porta è sempre aperta, il suo numero di cellulare è sui manifesti, chiunque può chiamarla, chiunque può ottenere un appuntamento per parlare dei propri problemi. «Per me – ha detto in un’intervista al quotidiano di Vienna Der Standard – è importantissimo il rapporto diretto con la gente. Incontro tutti che sia un grande industriale e un’anziana che non riesce più a salire in casa perché l’ascensore è rotto». Due terzi del suo stipendio (si tiene in tutto 2.300 euro netti al mese) li versa in un fondo sociale Kpö. In vent’anni, dice, ci ha versato 1,3 milioni di euro. Un fondo per aiutare chi non ha soldi per saldare una bolletta, riparare una lavatrice, pagare un affitto.
Kahr ha congelato le imposte per l’immondizia, attuato sconti per l’accesso alle piscine comunali delle famiglie, risanato o costruite ex novo case popolari con affitti agevolati, creato una grande cucina comunale che distribuisce 15.000 pasti ad asili, scuole, case per anziani. Una parte dei fondi li ha reperiti tagliando sovvenzioni ai partiti politici. Certo, non basta, la città ha accumulato debiti per due miliardi di euro. «Ma 1,6 miliardi di euro li abbiamo ereditati» ha detto alla Zib, il telegiornale della tv pubblica Orf dopo il voto. Del resto, ha aggiunto, «spese erano necessarie, per l’edilizia popolare e per l’infrastruttura pubblica. Sono priorità che resteranno». «La nostra visione – aveva già detto a Der Standard – è che occorre far crescere il bene comune e i servizi pubblici d’interesse generale. E questo, certo, costa soldi, ma non possiamo cedere». E il comunismo? «Il nostro obiettivo – dice ancora nell’intervista – è una società che chiamiamo socialista da costruire dal basso con la democrazia». (“Avvenire” – Giovanni Maria Del Re)
Populismo? Forse sì, forse no. Se proprio vogliamo metterla su questo piano, dirò che al populismo di Roberto Vannacci preferisco di gran lunga quello di Elke Kahr. Perché? Nello stile della sindaca di Graz trovo una bella provocazione alla sinistra a livello politico ed amministrativo.
Come vorrei essere amministrato da una persona così! In essa ritrovo alcuni tratti del caro ed indimenticabile amico Mario Tommasini: se serve sfondare i bilanci, bisogna farlo senza paura…
Come vorrei avere un leader di sinistra con il coraggio di dire e fare cose di sinistra, semplici ma significative, non perfette ed esaurienti ma emblematiche, non ideologiche ma ideali, non teoriche ma concrete.
L’assessore comunale di Roma Alessandro Onorato (avete notato come è “figo” …), anziché rompere le balle alla sinistra con fantomatiche ricette centriste, prima di presentare il compito in classe sul riformismo, si eserciti nei compiti a casa o per meglio dire nelle case di chi ha i veri problemi.
La sindaca di Genova Silvia Salis (avete notato come è “figa” …), anziché sfogliare la margherita per decidere se scalare il centro o addirittura il centro-sinistra, dia prova di concreta attenzione ai problemi della gente sfigata più che agli equilibrismi di vertice.
La segretaria Elly Schlein, anziché salire sul relativo carro dei gay-pride, salga su quello assoluto dei poveri (dove ci sta il più ci sta anche il meno) in attesa di chi sappia unirli ed aiutarli.
Siamo arrivati ad un punto talmente critico per la politica da non riuscire a distinguere fra destra e sinistra, fra individualismo e solidarismo, fra demagogia e democrazia, fra populismo e popolarismo, fra conservatorismo e riformismo: i dibattiti al riguardo lasciano il tempo che trovano, le sottigliezze danno ai nervi. Andiamo al sodo. In fin dei conti Graz non è sulla Luna comunista né su Marte liberista, è vicino alla gente piena di problemi, che è stanca di chiacchiere e desidera patti chiari per costruire amicizie lunghe.
