I casi sono due: o Rutte, segretario generale della Nato, racconta delle balle o le balle le racconta il governo italiano.
Oggi sappiamo quello che abbiamo sospettato fin dal 28 febbraio scorso, quando Stati Uniti e Israele hanno scatenato una guerra illegale, fuori dal diritto e ogni convenzione internazionale contro l’Iran: il segretario generale della Nato Mark Rutte ha confermato l’utilizzo delle basi americane in Italia per la guerra contro l’Iran. Si tratta di circa 500 velivoli impegnati a vario titolo nell’operazione “Epic fury”. All’emittente filo trumpiana Fox news, Rutte ha inoltre sottolineato come gli Alleati, tra cui l’Italia, abbiano dato attuazione agli accordi bilaterali esistenti in materia di basi militari e sorvoli.
Del resto basterebbe una cartina geografica per capire come sarebbe stato impossibile da parte americana che ciò non avvenisse, essendo l’Italia da sempre un paese a sovranità limitata e controllata. Ma visto che la politica si basa sul consenso popolare, e al popolo non piace questa guerra, piuttosto di ammettere che le basi statunitensi in Italia sono state parte, seppur a livello logistico, di un conflitto, meglio smentire, anche si tratta di dichiarazioni del Capo dell’Alleanza atlantica di cui il nostro paese fa parte.
Così il nostro ministero della Difesa parla di messaggi fallaci da parte di Rutte, di voli tecnici non di aerei da combattimento, “L’Italia ha sempre operato nel pieno rispetto della Costituzione, dei trattati internazionali, degli indirizzi Parlamentari e degli accordi che regolano la presenza e l’utilizzo delle basi alleate sul territorio nazionale, senza autorizzare né consentire attività al di fuori delle previsioni vigenti”, dice il ministero della Difesa. Infuria la polemica politica. Dove sta la verità? Fin dove si spinge la bugia? Meglio vederci chiaro. (“giornale radio.fm – Daniele Bianchessi)
Forse però le balle le raccontano un po’ tutti: per farsi belli agli occhi intransigenti di Trump, per non deludere la gente, per dimostrare a Trump che sbaglia quando attacca gli alleati europei e l’Italia in particolare, per dimostrare che l’Italia è capace di partecipare alle guerre in modo corretto (d’ora in poi non si parlerà più di guerre giuste, come esclude papa Leone, ma di guerre corrette come dimostra il ministro Crosetto), per dare un colpo al cerchio trumpiano e uno alla botte meloniana, per dimostrare che la Nato esiste ancora nonostante tutto, per ammettere che l’Europa è infida ma solo un pochettino, per convincere Trump a non esagerare e a venire a più miti consigli, per ammettere che la Costituzione italiana è bella ma si riesce bellamente a dribblarla.
Su un calesse trainato da un asino viaggia un gruppo di suore con tanto di madre superiora. Ad un certo punto l’asino si blocca e non vuol più saperne di proseguire. Il “cocchiere” le prova tutte, ma sconsolato si rivolge alla badessa: «In questi casi l’esperienza mi dice che l’unico modo per sbloccare la situazione, costringendo l’asino a proseguire, è la bestemmia. Mi spiace, ma non c’è altra soluzione…». La suora dopo qualche ovvio tentennamento pronuncia la sua sentenza: «Se è davvero così, non resta altro da fare, ma mi raccomando la bestemmia gliela dica piano in un orecchio…».
La guerra si può fare anche sostenendo tecnicamente e logisticamente chi la fa: a me hanno insegnato che ruba anche chi tiene aperto il sacco. Il paradosso sta diventando quello di essere accusati di non averlo tenuto ben aperto, ma solo socchiuso: un inno internazionale all’ipocrisia senza diplomazia.
Se si farà un dibattito parlamentare per chiarire come stiano effettivamente le cose, si partirà arabi e si finirà turchi. Tutti avranno una loro parte di ragione, una versione più o meno plausibile da fornire. L’unica certezza è e sarà che la guerra è più forte della verità, anzi che la guerra si basa in tutto e per tutto sulle falsità. All’eruttazione di Rutte farà da contrappeso l’aerofagia dei nostri governanti.
Mi rimane un dubbio: perché Giorgia Meloni al G7 di Evian, invece di farsi compatire davanti al mondo intero non ha detto a Trump: “Presidente si faccia spiegare le cose da Rutte, lui la sa molto lunga, forse la sa più lunga di lei…”. Probabilmente si sarebbe sentita rispondere: “Di Rutte non me ne può fregar di meno…con lei poi ho un conto aperto e prima o poi lo regolerò… c’è in atto una gara al miglior leccaculista e lei in questa strana classifica ha perso molte posizioni…”.
Non le resta che votarsi a Vance, un cattolico perbene che avrà sicuramente un occhio di riguardo per una cattolica “Dio, patria e famiglia”, la versione Maga italica. Senonché…
J.D. Vance, vice-presidente stutunitense, ha commentato il raid americano contro depositi di munizioni e droni iraniani in risposta all’attacco di Teheran contro una nave nello stretto di Hormuz. “L’Iran ha firmato un accordo di cessate il fuoco. Noi lo abbiamo rispettato. Se hanno obiezioni sulle modalità di attuazione del memorandum d’intesa, possono prendere il telefono e chiamare. Ma alla violenza risponderemo con la violenza”, ha scritto su X. (ansa.it)
Come recente convertito al cattolicesimo non c’è male… Non è lui che tiene caldo per Trump (al presente) e per se stesso (al futuro) l’elettorato cattolico? Come volto perbenista (poliziotto buono) del movimento Maga è veramente un mago… Se devo essere sincero, preferisco Trump!
Giorgia Meloni si trova in mezzo alla tempesta ed è in cerca di qualche scialuppa di salvataggio: Rutte le sta dando una mano ad andare a fondo, Vance il mago non ammette una maga. Ci sta provando con Macron, ma non attacca. Le sta provando tutte: abiti sempre più fascinosi, una cosmesi sempre più marcata e ricercata. Prima o poi quella bolla mediatica in cui si è immersa scoppierà…
