Posso essere stanco della sbornia catastrofista che ci viene proposta da illustri ed affascinanti uomini di cultura con le loro dotte e profonde analisi geopolitiche e storiche sul tempo paradossale che stiamo vivendo?
I motivi che si intrecciano riguardano lo sfacelo mondiale da cui non ci sarebbe via di scampo e da cui nasce una totale mancanza di speranza per l’uomo: Dio non viene nemmeno preso in considerazione.
Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano e martire della resistenza nazista suggeriva sommessamente: “I cristiani devono vivere come se Dio non esistesse, gli atei, al contrario, come se Dio esistesse”. Intendeva togliere i cristiani dalla fiducia passiva, con il naso all’insù, in un Dio tuttofare che toglie le castagne dal fuoco e allontanare gli atei dalla presunzione che la storia dipenda solo ed esclusivamente dagli uomini.
Durante una puntata de “La torre di Babele”, trasmissione televisiva de La7, dedicata al tema “Finimondo – istruzioni per un confuso presente”, Umberto Galimberti, psicologo, saggista e psicoanalista italiano, nonché giornalista de la Repubblica, nel contesto di un ragionamento sullo sfarinamento di tutte le forme di convivenza, dovuto agli interessi individuali che vengono prima di quelli comunitari, ha fatto risalire questa deriva valoriale anche ad uno degli aspetti negativi del cristianesimo, che avrebbe privilegiato il primato dell’anima che è un fattore individuale rispetto alla comunità che viene dopo.
Mi ha sinceramente stupito un simile pressapochismo che rasenta la fregnaccia laicista e che fa il paio con le fregnacce integraliste sciorinate da Trump e dai suoi sostenitori appartenenti alle varie religioni: per l’attuale presidente statunitense ai miracoli che si auto-accredita bisogna aggiungere quello dell’unità dei cristiani basata sulle sue idiozie.
Non so da dove Galimberti abbia ricavato questa interpretazione del cristianesimo, certamente non l’ha potuta trarre dal Vangelo, che fa della carità fraterna la conditio sine qua non per una vita di autentica fede. Quanto alla storia della Chiesa-comunità basterebbe la vita di san Francesco d’Assisi per smentire e far arrossire certe frettolose analisi pseudo-illuministe.
A questo scivolone culturale se ne aggiunge un secondo riguardante la speranza che coccolerebbe il cuore e non risolverebbe niente. E senza speranza cosa si risolve? Forse sarebbe il caso che Umberto Galimberti seguisse il consiglio di Bonhoeffer e provasse a ragionare come se Dio esistesse.
Leggo e ascolto con molto interesse l’analisi sugli inquietanti scenari politici a livello internazionale, ma tento di ribellarmi al pessimismo ed allo scetticismo delle Cassandre dei giorni nostri. Cassandra visse le sue vicende durante la guerra di Troia ed è nota per essere stata una profetessa ma, e per quanto le sue profezie fossero veritiere, ebbe il destino di non essere mai creduta. Io voglio credere, anche se non a scatola chiusa, agli analisti che profetizzano un futuro drammatico, ma vorrei che mi lasciassero almeno intravedere qualche via d’uscita per l’impegno individuale e collettivo., che mi consentissero uno spiraglio di speranza in un futuro di pace, un po’ per celia e un po’ per non morir.
Da una parte abbiamo i governanti che agiscono per forza d’inerzia che li porta inevitabilmente a fare la guerra o a rassegnarsi ad essa: qualcuno arriva a considerarla persino giusta con il catechismo alla mano. Dall’altra parte le Cassandre che profetizzano, più che realisticamente, disastri a tutto spiano. In mezzo i poveri mortali come il sottoscritto, che non si vuole rassegnare al peggio e che cerca coraggiosamente esempi, insegnamenti, esperimenti e incitamenti alla pace ed ai valori ad essa propedeutici. In tal senso sono convinto che il Vangelo possa rappresentare la bussola imprescindibile e che valga la pena di usarla seppure con umiltà e senza presunzione alcuna.
