Una graziosa puzza di bruciato

La delicata questione della grazia concessa a Nicole Minetti sollecita alcune riflessioni alla luce dell’invito venuto da Mattarella a fare ognuno il suo mestiere in leale collaborazione istituzionale. Evidentemente il capo dello Stato, chiedendo un supplemento di indagine a chi ne ha i poteri, ha messo seriamente in dubbio che le indagini precedenti siano state fatte in modo puntuale ed esauriente.

Chi vorrebbe mettere la sordina alla stampa è servito, perché lo stesso presidente della Repubblica non ha ritenuto pregiudizialmente destituiti di fondamento e privi di carisma legale gli elementi introdotti dal “Fatto Quotidiano”.

In questa vicenda, comunque vada a finire, hanno fatto tutti il loro mestiere? Mi sembra che solo il giornale a cui fa riferimento Mattarella lo abbia fatto. Non lo ha fatto né il ministro della giustizia né i magistrati competenti, che purtroppo rischiano di dover ammettere, come minimo, di aver agito con molta fretta di lavarsene le mani, poca prudenza nel verificare la situazione, troppa superficialità nel trattare una questione delicata nella sua particolarità ed emblematica nella sua valenza giuridica.

Il ministro della Giustizia cosa ci sta a fare se sbriga le pratiche con atteggiamento burocratico come un qualsiasi passacarte? I magistrati non si rendono conto di avere a che fare con la vita delle persone e quindi di dover prestare il massimo della cura e delle attenzioni nelle procedure loro affidate?

La presidenza della Repubblica che emana il provvedimento di grazia, anche se non ha strumenti di indagine diretta, non dovrebbe avere la sensibilità e il “fiuto” di accorgersi se qualcosa non quadra senza aspettare l’imbeccata di un giornale quotidiano?

Non mi si venga a dire che mancano gli strumenti: abbiamo una burocrazia infinita con eserciti di funzionari dislocati a tutti i livelli…

Da questa vicenda escono male un po’ tutti: il ministro in primis e con lui la presidente del Consiglio che gli concede (e non è la prima volta…) acritica ed opportunistica copertura, i magistrati piuttosto sguscianti e poco solerti, persino il capo dello Stato che ha avuto un sussulto di interventismo (cosa che peraltro è costretto a fare continuamente per fare diga a chi vuol spadroneggiare istituzionalmente), che però sarebbe stato più apprezzabile se concretizzato tempestivamente e non a grazia già concessa.

Esce male anche Nicole Minetti: nella migliore delle conclusioni – qualora cioè venissero confermati i suoi requisiti per l’ottenimento della grazia –  sarebbe stata comunque messa impropriamente nel tritacarne mediatico e compromessa in un tira e molla giudiziario sul suo effettivo ravvedimento operoso; nella peggiore delle ipotesi vedrebbe smascherato un suo goffo e vergognoso tentativo di (r)aggirare la giustizia proprio nel momento in cui essa tende la mano ad un condannato che si ravvede e vive nel bisogno.