Il macigno umanitario sulla via bellica degli inumani

Da una parte il presidente Trump e il suo ministro della Guerra Hegseth, impegnati in una nuova crociata contro gli “infedeli”, sicuri che il loro dio benedica la loro parte; dall’altra Papa Leone XIV, che li attacca, dottrina cristiana alla mano: Dio non è mai dalla parte di chi scatena guerre e uccide, né di chi usa la forza militare per imporre il proprio volere agli altri. Trump, che subito dopo essere stato ferito all’orecchio si definì “unto dal Signore”, ha classificato le critiche come attacchi personali. Papa Leone andava rimesso in riga. Così, suoi zelanti funzionari hanno pensato di “avvisare” il Vaticano convocando il nunzio apostolico negli Stati Uniti — un diplomatico di fatto — al Pentagono, la sede centrale del potere militare.

Il messaggio doveva arrivare subito, preciso e chiaro: siamo la potenza militare più forte del mondo, possiamo fare quello che vogliamo; quando decidiamo di intervenire voi dovete benedire e basta. Non hanno messo in conto che a Papa Leone XIV nessuno potrà mai far benedire una guerra “armi alla mano”. Lo scandalo è scoppiato e, subito dopo, funzionari altrettanto zelanti dell’amministrazione hanno cercato di silenziare, ridimensionare, scaricare sui giornalisti. Il Pentagono ha ridimensionato l’accaduto: per loro il confronto è stato “rispettoso”. Il nodo centrale è che, nel momento in cui Trump fonda tutto il suo potere sulla forza militare, non può avere contro il Papa, il rappresentante di un’autorità morale globale. In alcune cronache giornalistiche si fa riferimento anche alla minaccia di provocare una sorta di “scisma”, ossia di portare le comunità di “credenti in Trump” verso altra Chiesa. Una minaccia, però, caduta nel vuoto. Papa Leone XIV continua a denunciare chi ricorre alla “diplomazia della forza”, condannando guerre e raid e invitando addirittura i cittadini americani a fare pressione per la pace.

L’elenco delle azioni contestate è ormai lungo: interventi militari in Iran e Venezuela, minacce alla Groenlandia con guerra evocata, la stretta sui migranti con le deportazioni e i raid dell’ICE con vittime civili. Insomma, negli Stati Uniti la Chiesa cattolica appare nettamente all’opposizione rispetto al governo Trump. Dietro c’è anche lo scontro tra due fazioni cattoliche: una che fa capo al vicepresidente Vance, più isolazionista e meno interventista, che vorrebbe mantenere un buon rapporto con il Vaticano; e quella del “falco” Hegseth, il ministro della Guerra, che ogni volta che parla invoca la potenza distruttiva di dio a sostegno dei suoi “guerrieri” contro i ‘cani infedeli’. Al momento Vance appare isolato. Molto dipenderà dal risultato che riuscirà a ottenere nelle prossime ore nel negoziato diretto con l’Iran. Hegseth, invece, non vede l’ora che fallisca. D’ora in avanti, man mano che ci avvicineremo alle elezioni di metà mandato, lo scontro “di religione” diventerà sempre più acceso.

Da una parte i seguaci del cristianesimo “trumpiano” (nazionalismo cristiano), che vedono Dio come garante della nazione e della guerra, con una religione subordinata alla politica nazionale e una forte componente identitaria; dall’altra il cattolicesimo universale di Papa Leone XIV, non nazionale, con al centro la continua ricerca e difesa della pace e della dignità umana: autorità morale sopra gli Stati. Quello a cui stiamo assistendo — e che avrà ripercussioni anche da noi, prima o poi — è uno scontro sistemico, non un mero incidente diplomatico: una collisione tra due modelli di ordine mondiale. È un triplo conflitto geopolitico: USA contro Vaticano; interno agli USA tra due cristianesimi; su chi definisce cosa sia bene e giusto nel mondo. (DIrE, Agenzia di Stampa Nazionale – Nicola Perrone)

Il pezzo riportato, corredato da una simpatica vignetta con tanto di Trump abbigliato da papa, al di là di qualche probabile forzatura, mi sembra fotografi bene la situazione dei rapporti tra le esigenze della cristianità e quelle della strapotenza laica, che fanno sempre più fatica a trovare compromessi a livello diplomatico.

Forse fra i tanti tragici torti Trump ha un merito, quello di mettere a nudo le contraddizioni sue e degli altri, costringendo tutti a prendere decisamente posizione. Anche la diplomazia vaticana si trova in difficoltà a fronteggiare la follia trumpiana, che si intromette pericolosamente perfino nella situazione religiosa a livello nazionale e nei rapporti con la Santa Sede.

Meglio così!? La diplomazia vaticana trova un pregiudiziale limite nella prepotenza statunitense e si trova costretta a ripiegare (un ripiegamento, si fa per dire, a mio giudizio estremamente benefico) sull’aperta denuncia. La guerra intentata da Trump un po’ contro tutti sta diventando anche una guerra di religione? Potrebbe essere quella che mio padre definiva “la pisciata contro vento”. Chi troppo vuole nulla stringe! Il primo papa americano che mette in crisi chi “vuò fà l’americano”. Forse Trump e c. non avevano previsto l’inconveniente religioso o forse pensavano di averlo esorcizzato con il conclave post-francescano. Sembra che si siano sbagliati di molto.

Fin dai tempi di papa Francesco il Vaticano era diventato l’unico punto di riferimento teorico-culturale per una politica di pace e di giustizia; ora lo sta diventando concretamente sul piano politico-diplomatico? Una sfida (quasi) apocalittica in cui la diplomazia cattolica diventa aperta contestazione e la contestazione cattolica diventa la base del dialogo politico del sì-sì, no-no?

A volte serve toccare il fondo per risalire, fare qualche passo indietro per prendere la rincorsa: speriamo che non siano soltanto scaramucce etico-religiose che servono a segnare i rispettivi territori. La Chiesa infatti è molto più del Vaticano così come l’umanità e molto più dell’armata trumpiana (e israeliana…).

«La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo. Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto internazionale» (dal discorso di papa Leone XIV in occasione della preghiera del Santo Rosario per invocare il dono della pace).

Ottiene comunque il mio alto gradimento l’impegno papale volto all’apposizione di un formidabile macigno umanitario sulla strada degli inumani.