Le paroline forti negli occhi dei prepotenti

Una visita per rilanciare il multilateralismo, per ridare forza al diritto internazionale e attraverso esso, ad iniziative di pace eque e durature. Si chiude con una forte insistenza sul ruolo dell’Europa e della Nato, la visita di Sergio Mattarella nella Repubblica ceca. Il presidente della Repubblica, nei suoi incontri a Praga con i presidenti cechi di Camera e Senato, ha invitato a recuperare lo spirito del 2000 (quando ci fu l’ingresso dei paesi dell’Est Europa nella Nato e nell’Ue) facendo uso di «coraggio creativo». Più Europa quindi, ma non solo. «Il rapporto transatlantico deve rimanere saldo. La Nato è essenziale per garantire l’equilibrio del Sistema mondiale. Ed è utile a entrambe le sponde».

Europa che è stata tra i temi al centro della visita: «C’è un’esigenza che i Paesi europei dell’Unione siano uniti nelle posizioni e nelle iniziative. Per poter contribuire alla pace, offrire un contributo a risolvere problemi e conflitti così drammatici», ha ammonito Mattarella, fiducioso che, sia pur a fatica, si stia finalmente andando in questa direzione, auspicando «una concordia e una posizione comune. Si sta per molti aspetti costruendo in queste settimane e in questi giorni. Occorre che venga completato questo processo per avere una voce concorde tra i Paesi europei e poter così avanzare proposte autorevoli e credibili nell’ambito dello svolgimento di queste crisi drammatiche, che non riguardano soltanto i territori interessati, con i danni drammatici che vi sono per popolazioni e per territori, ma riguarda anche l’equilibrio mondiale, con le conseguenze che vi sono di turbamenti, disorientamenti e sconvolgimenti sotto vari aspetti», ha detto il presidente della Repubblica nella conferenza stampa dell’altra sera tenutasi dopo l’incontro con l’omologo della Repubblica Ceca Petr Pavel.

Ma Mattarella ha lanciato un monito importante anche sul ruolo delle corti internazionali, finite anch’esse sotto attacco. «È stato un vero salto di civiltà, quando sono state istituite – ha ricordato – per sanzionare le violazioni del diritto internazionale. È di estrema gravità che vengano aggredite. Dobbiamo evitare di tornare indietro nella storia dell’umanità quando le controversie si regolavano con la forza e non con il diritto. C’è un detto latino – ha concluso – che recita Amicus Plato sed magis amica veritas». (“Avvenire” – Angelo Picariello)

Verrebbe da dire: così si fa il ministro degli Esteri! Nei contenuti e nei toni ho ritrovato l’Italia: una lezione di cultura, storia e politica. Meno male che c’è Mattarella!  Dopo la deludente per non dire penosa performance di Giorgia Meloni in Parlamento, ci voleva proprio questo controcanto.

Il controcanto è una melodia secondaria in musica che si sovrappone o sottopone alla linea melodica principale, arricchendola. È utilizzato per creare armonia o contrasto, spesso intonato da un secondo cantante o strumento, e per estensione indica una posizione critica o contraria a un pensiero dominante.

Quello di Mattarella è tutto un altro cantare, checché ne scriva il già sopra citato Angelo Picariello il quale, forse in un eccesso di carità governativa, afferma riguardo alla visita del presidente della Repubblica a Praga: “Un clima atmosferico del tutto diverso, rispetto a Roma, ma in sostanziale sintonia con la linea che Giorgia Meloni e Guido Crosetto hanno espresso in Parlamento in relazione ai conflitti in corso, specialmente quello in Iran. Linea peraltro concordata in seno al Consiglio supremo di Difesa – che, sotto l’egida del Quirinale, riunisce i ministri interessati e i vertici della Difesa – dopo che più di qualche freddezza era trapelata dal Colle per l’adesione, sia pur con il ruolo di “osservatore”, del nostro governo, (rappresentato dal ministro degli Esteri Antonio Tajani) al Board of peace, che in un colpo solo taglia fuori, dalle trattative di pace in Medio Oriente, la Nato, la Ue, e soprattutto l’Onu”.

Non si tratta di freddezza o di tepore, ma della differenza esistente fra il fare seriamente politica a livello internazionale e il barcamenarsi opportunisticamente nel mondo in tempesta. Nell’intervento del Capo dello Stato c’è quanto manca nell’azione dell’attuale governo: una fede incrollabile nella costruzione europea, un’adesione convinta, ma non a capo chino, all’alleanza atlantica, una difesa strenua e pregiudiziale verso il diritto internazionale e le istituzioni ad esso preposte.

Mi è stato necessario e sufficiente per recuperare un filo di speranza nella forza dei principi e valori democratici così barbaramente intaccati e così omertosamente indifesi. Per fortuna in questi giorni due personaggi hanno battuto i loro colpi. Mi riferisco a papa Leone (pur da me continuamente sollecitato) e a Sergio Mattarella (pur da me fin troppo agognato). Il primo ha reagito alle minacce di Trump, definendole moralmente inaccettabili e culturalmente spropositate. Il secondo, con evidente riferimento a Trump e a chi è con lui e per lui: “Platone è mio amico, ma la verità mi è più amica”. La ricerca della verità oggettiva al di sopra di legami personali, alleanze politiche, autorità di parte.

Aggiungiamoci pure che Donald Trump ha trovato finalmente chi (con l’autorevolezza della fede in Dio e della speranza negli uomini) ha il coraggio di dirgli e dargli paroline in un occhio (in pubblico e in privato) e che Giorgia Meloni ha trovato chi le suggerisce (con l’energia della saggezza e la maestria dell’esperienza) come si fa a rappresentare degnamente le istanze degli italiani.