Si terrà nella Basilica lateranense, giovedì alle 17.30, la Messa in Coena Domini, durante la quale Leone XIV laverà i piedi a 11 sacerdoti della diocesi di Roma ordinati dallo stesso Prevost nella basilica di San Pietro il 31 maggio dello scorso anno, nella festa della Visitazione della Beata Vergine Maria, e al direttore spirituale del Pontificio Seminario Romano Maggiore, don Renzo Chiesa.
La Messa che apre solennemente il Triduo pasquale torna dunque a essere celebrata nella Cattedrale del vescovo di Roma, ripristinando la consuetudine precedente alla scelta di papa Francesco di officiare il rito in luoghi simbolo della sofferenza e di particolare rilievo sociale, quali istituti penitenziari e centri di accoglienza per i migranti. Gli undici sacerdoti del clero romano, i primi sui quali l’anno scorso Prevost ha imposto le mani ventitré giorni dopo l’elezione al soglio di Pietro, oggi svolgono il loro ministero come vicari in altrettante parrocchie dal centro alla periferia della Capitale.
La scelta di questi sacerdoti non è casuale. Come spiega il vescovo Michele Di Tolve, ausiliare della diocesi di Roma e rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore, «è parso un bel segno proporre al Pontefice che i primi undici sacerdoti di Roma da lui ordinati tornino davanti al Vescovo di Roma dopo un anno, dopo aver percorso le strade, incontrato le famiglie e le comunità della Capitale come presbiteri, per essere confermati nella fede. Tornano da Papa Leone che lava loro i piedi per sottolineare che questa è la via da seguire, proprio come ci ha insegnato Gesù, il quale nell’Ultima Cena con questo gesto ha mostrato concretamente che il vero potere è il servizio, ponendosi come servo e lasciando un esempio da seguire».
Assieme agli undici, come detto, ci sarà don Renzo Chiesa, anch’egli presbitero del clero romano, direttore spirituale del Seminario maggiore. Da qualche anno sta affrontando importanti problemi di salute. «Un sacerdote che con fede sta portando una croce nel corpo, offerta per la Chiesa di Roma – osserva Di Tolve –. Con la sua testimonianza insegna cosa significa riporre la propria vita nelle mani di Cristo in ogni momento». Tornare a celebrare la Messa in Coena Domini nella Basilica di San Giovanni in Laterano vuol dire ricordare che «qui è la Cattedra di Pietro – conclude il vescovo –. Questo ci ricorda che la Chiesa di Roma presiede alla carità. Inoltre, è proprio qui che per la prima volta i cristiani celebrarono liberamente l’Eucaristia: un segno di vicinanza per tutti i cristiani ancora oggi perseguitati nel mondo». (“Avvenire” – Roberta Pumpo)
C’è poco da dire, papa Prevost non si lascia mai scappare l’occasione per fare, in modo elegante e rassicurante, retromarcia rispetto agli indirizzi pastorali di papa Bergoglio. Per dirla, facendo riferimento all’immagine cara a papa Francesco, si passa dall’ospedale da campo alla clinica della religione.
Esistono due modi diversi di fare Chiesa: chiuderla nel proprio recinto facendone un pur autentico esempio di stile caritativo oppure aprirla al mondo per condividerne le povertà e le sofferenze. Una lavanda dei piedi chic vs una lavanda dei piedi inelegante.
Mi sovviene una simpatica precisazione del grande Giberto Govi, che in una sua bellissima commedia dimostrò la grande differenza esistente fra essere vicini a qualcosa e l’esservi dentro: un conto è abitare vicino alle carceri, un conto è viverci dentro da recluso.
Mi si dirà che il Giovedì Santo non è l’occasione per imbastire polemiche sull’impostazione ecclesiale: infatti non sto facendo una polemica, sto solo prendendo atto di un indirizzo pastorale rivolto più ad intra che ad extra. Può darsi che sia giusto, per prendere la rincorsa, fare qualche passo indietro come fanno gli atleti. Mi permetto di avere qualche perplessità.
Durante una campagna elettorale in cui si contrapponevano Berlusconi e Prodi, Roberto Benigni, con la sua impareggiabile verve ironica, disse nel pieno di una trasmissione televisiva della Rai, fregandosene altamente della par-condicio: «Io non sono di parte, ma Berlusconi non mi piace…». Non ho l’autorevolezza del grande Benigni, ma provo ad imitarlo: «Seguo il corso prevostiano della Chiesa cattolica con attenzione e senza alcuna prevenzione, ma devo ammettere che non mi piace…».
In cauda irreverentem et ingratum venenum.
«La Chiesa dello IOR, delle banche, dei privilegi, degli scandali nei sacri palazzi, dei catering luculliani in onore dei neo-santi, delle ricchezze, delle mega-residenze di lusso, lasci il posto alla Chiesa “del grembiule”, alla Chiesa dei martiri come le suore missionarie in Yemen massacrate mentre servivano i poveri e si abiliti a lavare i piedi di coloro che sono esclusi da ogni sistema di sicurezza e che sono emarginati da tutti i banchetti della vita» (Comunità di Santa Cristina).
