I Caifa, i Pilato, gli Erode, i Khan, le Parietti etc. etc.

“Purtroppo Gesù Cristo non ha alcun vantaggio su Gengis Khan. Perché se sei abbastanza forte, abbastanza spietato, abbastanza potente, il male trionferà sul bene”: firmato, Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano ha pronunciato queste parole ieri durante una conferenza stampa sulla guerra in Iran, rivendicando la citazione dello storico Will Durant. Parole diventate virali su internet, considerate offensive per i cristiani da molti internauti.

Su X la clip ha superato 20 milioni di visualizzazioni. Su YouTube i video con il paragone tra Gesù e Gengis Khan hanno già incassato migliaia di click. Anche per questo oggi con un post su X Netanyahu ha precisato di “non aver denigrato Gesù Cristo” e che “non voleva offendere nessuno”. Ecco il passaggio incriminato: “C’è chi vuole essere ingenuo e non vedere il mondo in cui viviamo. In questo mondo non basta essere morali. Non basta essere giusti. Non basta avere ragione. Uno dei più grandi scrittori del XX secolo, lo storico Will Durant, scrisse che la storia dimostra che, purtroppo, Gesù Cristo non ha alcun vantaggio su Gengis Khan. Perché se sei abbastanza forte, abbastanza spietato, abbastanza potente, il male può sopraffare il bene. L’aggressione può prevalere sulla moderazione. Non abbiamo scelta. Se guardate il mondo di oggi, bisogna essere ciechi per non vedere che le democrazie guidate dagli Stati Uniti devono riaffermare la loro volontà di difendersi e contrastare i loro nemici in tempo”. (“Il Fatto Quotidiano” – Redazione Esteri)

Credo che l’esternazione, a dir poco stupida, di Benjamin Netanyahu possa essere considerata una sorta di lapsus freudiano: si sente e, tutto sommato incarna un Gengis Khan. La clip è stata oltre tutto divulgata in concomitanza con un fatto gravissimo.

Non accadeva da secoli che al Santo Sepolcro non potessero giungere i capi delle chiese cristiane. Questa mattina la polizia israeliana ha bloccato il patriarca di Gerusalemme e il Custode di Terra Santa quando stavano raggiungendo la Basilica nel cuore della CIttà Vecchia. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa e padre Francesco Ielpo stavano attraversando a piedi le vie che conducono al luogo sacro. Non era in corso nessuna processione né altre manifestazioni religiose esterne, quando un gruppo di agenti li ha fermati e ha respinto ogni tentativo di dialogo e mediazione. Una lunga nota congiunta del Patriarcato e della Custodia ricostruisce i fatti, esprimendo preoccupazione e rammarico davanti ai miliardi di cristiano che da tutto il mondo seguono i riti della Settimana Santa:  «Questa mattina, la polizia israeliana ha impedito al Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Capo della Chiesa cattolica in Terra Santa, insieme al Custode di Terra Santa, il Reverendissimo padre Francesco Ielpo, Ofm, Custode ufficiale della Chiesa del Santo Sepolcro, di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme, mentre si recavano a celebrare la Messa della Domenica delle Palme».

I due sono stati fermati lungo il percorso, mentre procedevano «in forma privata e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale». Sono stati costretti a tornare indietro, impedendo di avvicinarsi alla Basilica. «Di conseguenza, e per la prima volta da secoli, ai capi della Chiesa è stato impedito di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nella Chiesa del Santo Sepolcro», si legge. (“Avvenire” – Nello Scavo, inviato a Beirut)

Siamo arrivati a questo punto: la logica bellica prevale su qualsiasi altra intenzione anche su quelle di carattere religioso. A nulla valgono le lacrime di coccodrillo del presidente israeliano Herzog; e che dire delle ciniche parole burocratiche del primo ministro Benjamin Netanyahu: «Non c’era alcun intento malevolo, ma solo preoccupazione per la sua sicurezza (quella di Pizzaballa, ndr) e quella del suo gruppo», e della penosa versione della polizia: «Città Vecchia e luoghi sacri costituiscono un’area complessa che non consente l’accesso a grandi veicoli di emergenza e di soccorso, il che mette a dura le capacità di risposta e rappresenta un rischio reale per la vita umana in caso di incidenti con un numero elevato di vittime»; non parliamo del sussiegoso rimbrotto dell’ambasciatore di Washington: «La  decisione è difficile da comprendere o giustificare. Negare al Patriarca latino Cardinale Pierbattista Pizzaballa e ad altri tre sacerdoti l’accesso alla Chiesa per impartire la benedizione la Domenica delle Palme è un’ingerenza eccessiva. Le linee guida del Comando del Fronte Interno limitano gli assembramenti a 50 persone o meno, pertanto i quattro rappresentanti della Chiesa cattolica erano ben al di sotto di tale limite»; poco più di aria fritta sono i rimproveri e i richiami giunti a Tel Aviv da tutto il mondo, a cominciare dall’Italia che ha convocato l’ambasciatore israeliano alla Farnesina per volontà del ministro degli Esteri Antonio Tajani; persino la diplomatica reazione della Chiesa Cattolica, preoccupata solo di difendere la libertà di culto e di trovare un compromesso onorevole al riguardo, mi ha profondamente sorpreso e deluso: non è infatti mera questione di culto, ma ben più saliente e coinvolgente questione di guerra e di pace.

Questo triste emblematico evento mi indurrebbe a taglienti considerazioni evangeliche: mi astengo per carità interreligiosa. Preferisco richiamare un episodio che la dice lunga sulla umana presunzione rispetto alla divina umiltà.

Alla triste vigilia della guerra del Golfo, vale a dire agli inizi del 1991, durante una trasmissione sportiva in televisione, la conduttrice Alba Parietti, bellissima donna e a quel tempo incantatrice di calciodipendenti, a commento di una notizia flash sulle trattative per evitare in extremis la guerra, notizia che riportava la richiesta di aiuto a Dio da parte dell’allora segretario generale dell’Onu, ormai deluso e scoraggiato dalle umane diplomazie incrociate, con atteggiamento a metà tra lo scettico e lo sprezzante, ha sciorinato, in tono aggressivo, questa battuta: “Se Dio c’è, è il momento di dimostrarlo”.

Certamente il Padre Eterno non ha bisogno di vedere accreditato il proprio ruolo da affascinanti donne di successo, da deprecabili uomini di potere, da personaggi ambigui e vomitevoli, la cui presunzione peraltro può arrivare fino al punto di lanciare un ultimatum a Dio richiamandolo alle proprie responsabilità. Povera Alba, povero Netanyahu, povero Trump e poveri tutti noi, che forse (?) ci meritiamo le guerre nonostante il nostro falso sentimento religioso, che si sfarina come neve al sole e si ritorce contro di noi.

Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: ‘Cadete su di noi!’, e alle colline: ‘Copriteci!’. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». (Luca 23,27-31)