Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un duro attacco al presidente israeliano Isaac Herzog, definendolo «un bugiardo, debole e patetico» per non aver concesso la grazia al premier israeliano Benjamin Netanyahu, attualmente sotto processo per corruzione, frode e abuso d’ufficio. Intervistato dall’emittente israeliana Channel 14, Trump non ha usato giri di parole. Secondo il presidente americano, Herzog avrebbe inizialmente dato il proprio assenso a un provvedimento di clemenza per Netanyahu, per poi fare marcia indietro. «È una persona debole e un uomo patetico per non averlo fatto. Non è un leader», ha incalzato Trump. «Bibi dovrebbe potersi concentrare esclusivamente sulla guerra, non su queste sciocchezze giudiziarie», ha aggiunto. Per il leader della Casa Bianca, l’intera vicenda giudiziaria che coinvolge il premier israeliano non è altro che un processo «politico e ingiustificato».
L’attacco televisivo è solo l’apice di una pressione che dura da mesi. Già nel novembre 2025, Trump aveva inviato una lettera a Herzog chiedendo la grazia per Netanyahu. Nel documento, il tycoon descriveva il premier israeliano come un «primo ministro di guerra formidabile e decisivo», sottolineando l’importanza del suo ruolo per l’allargamento degli Accordi di Abramo e per la pace in Medio Oriente. Una richiesta che Trump aveva già anticipato di persona durante la sua visita in Israele nell’ottobre precedente, in coincidenza con l’accordo di cessate il fuoco con Hamas. (open.online)
Questa mattina ho letto la succitata notizia: ne sono rimasto colpito, perché ho avuto la sensazione di vivere in un mondo tremendamente distante dalla mia mentalità valoriale ed etica: mi sento sempre più un pesce fuor d’acqua, un corpo estraneo rispetto ad una geopolitica completamente assurda regolata da uomini assurdi.
E cosa volete che siano i reati di corruzione, frode e abuso d’ufficio rispetto a quanto è avvenuto e sta avvenendo a Gaza e nel Libano. La Corte Penale Internazionale ritiene che ci sia in atto un vero e proprio genocidio da parte del governo israeliano e io dovrei sentire il presidente Usa che tesse gli elogi di Netanyahu definendolo un «primo ministro di guerra formidabile e decisivo». E io dovrei accettare che il governo italiano non faccia una piega di fronte a quello che sta avvenendo, nascondendosi dietro la foglia di fico del regime iraniano. E io dovrei sopportare che i Paesi europei giochino a nascondino con Trump e Netanyahu, spaccando il capello in quattro per barcamenarsi e soprattutto per riaprire lo stretto di Hormuz (se su questo altare muoiono migliaia di vittime chissenefrega), accettando la logica della pace dei sepolcri.
All’ora di pranzo ho visto, su “Rai 3 – Quante storie”, le testimonianze di chi opera in prima linea sul piano umanitario per alleviare le sofferenze dei palestinesi: immagini agghiaccianti. Gli israeliani bombardano a ragion veduta persino questi soccorritori e le loro strutture, alcuni di essi vengono addirittura arrestati. Questa è una sorta di shoah a parti invertite: le vittime che si trasformano in carnefici e tutti tacciono.
Alla domanda su cosa si possa fare, questi veri e propri missionari hanno risposto con tanta umiltà di provare almeno a togliere dal dimenticatoio questa situazione, a mettere di fronte alle proprie responsabilità i governi italiano ed europei.
All’ora di cena leggo quanto segue.
È, appunto, un’ulteriore prova del fatto che non si tratta tanto di quanto Israele fa o non fa, ma di odio verso gli ebrei in quanto tali. Nel momento in cui si invoca la distruzione di Israele, si supera una linea rossa fondamentale. Vorrei aggiungere un punto: c’è chi sostiene che la guerra in corso contro l’Iran sia stata “scelta” da Israele. Ebbene, niente è più lontano dalla realtà: Israele non aveva scelta. Per anni ho pensato che le dichiarazioni del regime iraniano sulla distruzione dello Stato ebraico fossero soprattutto uno strumento di pressione e provocazione; col tempo è apparso chiaro che si trattava di un disegno operativo molto preciso. Oggi è evidente ciò che Teheran stava costruendo, attraverso i suoi proxy nella regione, dal 7 ottobre alla dimensione nucleare. In questo contesto, l’azione preventiva è stata ritenuta necessaria. E considero significativo il fatto che gli Stati Uniti abbiano agito insieme a Israele. Non posso evitare di chiedermi come sarebbe cambiata la storia se nel 1939 i leader mondiali avessero avuto il coraggio e la lungimiranza di fermare Hitler prima che fosse lui ad attaccare. Forse l’Olocausto non ci sarebbe stato e le città europee non sarebbero state devastate dalla guerra. E oggi non esisterebbe Yad Vashem. Invece deve esistere. C’è. E custodisce, e trasmette, la memoria di sei milioni di ebrei sterminati nella Shoah. (dalla intervista rilasciata ad “Avvenire” da Dani Dayan, il presidente di Yad Vashem, l’Istituzione israeliana per la memoria dell’Olocausto, fondata nel 1953 con legge della Knesset, che ha sede a Gerusalemme, che è stato ricevuto in Udienza privata da papa Leone).
Sono in netto dissenso rispetto alle dichiarazioni di questo illustre personaggio investito di un nobilissimo ruolo e sono assai contrariato dal fatto che sia stato ricevuto dal Papa senza che Leone XIV sottolineasse la profonda dissonanza tra la tesi della guerra necessaria e lungimirante verso l’Iran e il dettato evangelico che non ammette vendette né preventive né successive tanto più se assumono il carattere di vero e proprio crimine genocidario verso intere popolazioni civili.
È ora di finirla col celebrare la shoah ripetendola pari-pari a danno di altre popolazioni: non c’è argomentazione che possa motivare un simile inaccettabile e disgustoso comportamento da parte del governo e dello Stato israeliani, accompagnati nella migliore delle ipotesi da omertosi silenzi, ma anche e soprattutto da velleitarie architetture geopolitiche, da spregiudicate alleanze internazionali e finanche da paradossali giustificazioni di carattere religioso.
Con la scusa dell’antisemitismo si vuole mettere la sordina alle sacrosante condanne e proteste contro l’eccidio di Gaza, contro l’aggressione all’Iran, contro l’invasione del Libano anticipate e corroborate da continue violazioni delle decisioni dell’Onu riguardo all’occupazione illegittima dei territori palestinesi.
Il silenzio politico e religioso finisce col fare un regalo all’antisemitismo che cavalca la situazione: chi vuole veramente coltivare la memoria dell’Olocausto non può esimersi dal marcare un netto dissenso rispetto a quanto sta avvenendo in medio-oriente con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti e che perpetueranno odi e divisioni irrimediabili nello spazio e nel tempo.
Chiedo scusa ma mi sto sentendo una merda e come vorrei e potrei riuscire a lanciarmi contro chi mi sta sgovernando fino a questo punto? Non è possibile continuare a vivere così. Non lo posso accettare. Temo di dover finire col giustificare Hamas ed Hezbollah. Prima che sia troppo tardi i popoli statunitense, israeliano ed europeo facciano qualcosa, almeno protestino, esprimano il loro netto dissenso. Io nel mio piccolo lo sto facendo, ma, come si suole dire, una noce in un sacco fa poco rumore.
Davanti a Dio pagheremo caro, pagheremo tutto! (lo dico io visto che persino il papa fa fatica a dirlo a chi di dovere.
